Così Genova supera Sanremo

Oggi, ci siamo divisi i ruoli. In attesa di stabilire chi è (e, soprattutto, se c’è) il bello, Ferruccio Repetti fa il cattivo, proprio qui a fianco, e io il buono. Il racconto di quanto è successo ieri in Provincia e della pagina nera per il dibattito democratico firmata da Alessandro Repetto, è la chiusura ingloriosa di un ciclo amministrativo. Che, pure, anche con molti limiti, non era stato pessimo.
Ma, per l'appunto, queste sono cose da cattivi. Io che oggi faccio il buono elogio invece Repetto per aver accolto il nostro appello di qualche mese fa. Il punto era questo: Ivano Fossati - genovese, genovesissimo - non è assolutamente riconosciuto dalla sua città. Anzi. E, nei mesi scorsi, da queste colonne, abbiamo rivolto un appello alle istituzioni perchè, in qualche modo, se ne accorgessero. Appello caduto nel vuoto. Genova, la città di Genova, non ci sente. In compenso, ci ha sentito Repetto che stasera donerà una lanterna in filigrana a Fossati come simbolo della Superba, ma anche del suo amore per l'Entroterra. Non a caso, Ivano ha scelto di vivere a Leivi. Insomma, una storia a lieto fine, ma solo a metà. Il resto, la colonna sonora, ce la metterà lo stesso Fossati con il suo concerto al Carlo Felice: una cavalcata fra rock e incursioni acustiche, con le emozioni e i suoni che sono l'ossatura de l'Arcangelo, l'ultimo disco di Ivano.
É un Fossati più leggero, disteso, ironico, quello di questi anni. Senza nulla togliere al suo grande lavoro sulle parole, Ivano riesce a sorridere, a scherzare, a divertirsi di più. Come se avessse raggiunto una nuova spensieratezza nella sua maturità. Soprattutto, riesce ad essere sempre generoso: l'altra sera, ad esempio, è andato ad ascoltare Tiziano Ferro, come un pischelletto. E il suo omaggio a un collega più giovane - in un concerto sospeso fra una vocalità straordinaria, brani da brividi come Ti voglio bene, Ed ero contentissimo e Ti scatterò una foto, incursioni nel kitsch alla Baz Luhrmann e incursioni nel kitsch tout court - è stato ricambiato da Tiziano con la dedica di Non me lo so spiegare.
Insomma, siamo qui a raccontare una Genova che - stranamente, verrebbe da dire - vive un momento di effervescenza musicale, di scambi, di omaggi reciproci, di generosità. Siamo qui a raccontare una Genova che è più Sanremo di Sanremo: giovedì Tiziano, oggi Ivano, mercoledì Carmen Consoli, sempre al Carlo Felice. E, davvero come in un Sanremo di Baudo,  ce n'è pure per gli appassionati della comicità e della satira sociale, con due serate di Antonio Albanese al Politeama. E poi, ancora, toccherà a Roberto Benigni nella versione dantesca il 15 marzo, a Fiorella Mannoia il 28, a Luca Carboni il 30, a Niccolò Fabi il 2 aprile, alla Pfm il 3, a Beppe Grillo il 14. E poi, ancora, a Renzo Arbore e a Francesco Guccini.
Intendiamoci, non tutti fanno parte dei miei beni culturali. Ma, certo, si tratta del cartellone più ricco mai visto a Genova negli ultimi anni. E gran parte del merito di tutto questo, se non tutto, va a un privato, spesso (non sempre) lasciato solo dalle istituzioni (non da tutte): Vincenzo Spera. In un certo senso, è anche il cartellone definitivo. Perchè, se non dovessero andare bene, certo si rischierebbe un grosso ridimensionamento dell'impegno. E si rischierebbe un'uscita di Genova dai circuiti che contano.
Ma non lasciamoci andare a cattivi pensieri e pensiamo positivo. Pensiamo, con tutto il rispetto per Sanremo, che stavolta il Festival, quello vero, è a Genova.