Così la gente si riappropria della politica

Veltroni gira le città secondo il rito da lui inaugurato nel ’96 quando accompagnava in giro Romano Prodi, candidato alla presidenza del Consiglio. Il binomio Romano-Walter era allora il segno del grande cambiamento, dell’incontro dei cattolici e dei post-comunisti in una sola maggioranza. Ora invece Veltroni gira l’Italia per spiegare al suo partito che Prodi va dimenticato, che gli anni del governo della sinistra sono stati anni che l’Italia ha vissuto come se fosse un Paese marziano. Insomma, Uolter, che era la continuità, diviene la pura discontinuità. E ci si domanda cosa penseranno i suoi ascoltatori quando lo sentiranno usare il linguaggio neoliberale mutuato dal grande avversario, Silvio Berlusconi. Perché Veltroni non nasconde solo Prodi, ma cela al Paese la memoria di quella che è stata la sinistra dal ’93 in poi e delle sue più antiche radici.

Berlusconi, invece, non ha bisogno di creare un linguaggio, lo trova già fatto, gli basta infatti usare quello che parlano gli italiani comuni, anche di sinistra, di fronte alla realtà del Paese, che ora si vede afflitto dalla sconfitta della civiltà nel mare di Napoli. Berlusconi convoca il suo popolo dei gazebo e gli presenta le proposte di governo. È la conseguenza del modo in cui è nato il Popolo della libertà, appunto: per ascoltare e incidere sulle scelte del nuovo governo. Evidentemente è un gesto simbolico, ma Berlusconi ha inventato il superamento del partito ideologico e sa bene che le primarie organizzate dai partiti storici sono strutture in cui la scelta è già stabilita e che si tratta di convocare soltanto la vasta platea della sinistra che controlla la maggior parte dei poteri del Paese.

Il popolo di Berlusconi, il popolo dei gazebo, non è strutturato in partiti, rappresenta il cittadino comune in quanto tale e il suo diritto di cittadinanza. Che in primo luogo avanza la domanda di legalità, in un momento in cui lo Stato perde ciò che è alla base della idea stessa di Stato, cioè il controllo del territorio. Il governo è caduto proprio sulla politica interna, per la sua incapacità nel garantire al cittadino sicurezza di fronte ai problemi posti dalle conseguenze di un’immigrazione senza controlli e dal senso di frustrazione che ne deriva ai cittadini.

La seconda domanda del popolo dei gazebo è il tema della fiscalità oppressiva, del fisco che, con le nuove tecnologie, può sapere tutto di tutti e crea così la possibilità di un controllo anche politico sul cittadino. Si pone poi anche il problema del lavoro, che è legato alla possibilità di creare impresa; le piccole e medie imprese sono la vita del nostro Paese, anche se vi è certamente il problema della loro difficoltà a situarsi sul mercato mondiale. La mancata possibilità della modifica dell’articolo 18 dello statuto sui lavoratori ha soffocato la possibilità di creare lavoro non precario e non nero, imposta dal sindacato con una marcia su Roma guidata da Cofferati. Infine il problema della spesa pubblica. Le componenti diessine e popolari hanno creato posti per il loro ceto politico, specialmente nelle regioni del Mezzogiorno, dove l’affidamento alle Regioni della gestione della sanità ha creato drammi così vasti da condurre il governo a commissariare la sanità stessa in Calabria.

Il popolo dei gazebo dirà questa lista dei mali d’Italia e farà sentire la presenza del Popolo della libertà in questa campagna elettorale che cade su un Paese già afflitto dal timore della recessione economica e dal peso dell’inflazione, mentre grava sul Paese ancora la crisi dei mutui americani. Il Popolo della libertà guidato da Berlusconi si presenta per governare il Paese in una situazione che il nostro popolo ben conosce.