Così il governo di Pdl e Lega ha svuotato la lista dei latitanti

Totò Riina cadde nella rete quando la Prima Repubblica stava per finie in archivio. Bernardo Provenzano «u Tratturi» finì invece la sua latitanza solo nell’aprile 2006, con Silvio Berlusconi a Palazzo Chigi. Ma la grande stagione degli arresti ha coinciso soprattutto con l’ultimo esecutivo del Cav, col leghista Roberto Maroni al Viminale: la lista dei «30 latitanti di massima pericolosità», elaborata dal Giirl, il Gruppo integrato interforze per la ricerca dei latitanti più pericolosi, l’organismo che guida gli sforzi per la caccia ai personaggi più pericolosi, si è praticamente svuotata. In cella ne sono finiti 28 su 30 (in realtà ci sarebbe anche il rapinatore Raffaele Arzu, che però non fa parte di alcun clan). L’elenco, rimpolpato con i nuovi nomi, ora è composto di soli 16 ricercati, di cui due sono i grandi obiettivi: Matteo Messina Denaro, l’uomo più forte di Cosa Nostra, e Michele Zagaria, ultimo dei generali storici del clan dei Casalesi.Non male per un ministero guidato da un leghista, che per Roberto Saviano è sinonimo di boss.