«Così il governo tradisce gli italiani»

L’azzurro Mauro: «Prodi deve rimettere la firma alla dichiarazione etica europea. È inammissibile che finanzi una pratica contraria alla legge»

Francesca Angeli

da Roma

Oggi sarà Mario Mauro a presiedere a Strasburgo l’apertura del dibattito sui finanziamenti destinati alla ricerca. Scontato secondo l’europarlamentare di Forza Italia il via libera ai fondi per il VII programma Quadro mentre per quanto riguarda il sì alla sperimentazione sulle staminali embrionali la partita è ancora tutta da giocare. «Di solito su questioni tanto delicate la maggioranza oscilla - spiega Mauro -. Dunque la posizione dell’Italia può essere determinante».
Che cosa chiede al governo?
«Prodi ha tempo fino al 20 giugno per rimangiarsi quello che ha detto il ministro dell’Università, Fabio Mussi, e rimettere la firma sotto quella dichiarazione etica in modo da ristabilire la sintonia tra l’azione di governo, la nostra legislazione e soprattutto la volontà degli italiani. È inammissibile che l’Italia finanzi una pratica che nel nostro Paese noi consideriamo illegale visto che la legge 40 sulla fecondazione assistita vieta l’uso dell’embrione. In questo modo si viola il principio di sussidiarietà: concedendo quei finanziamenti si va contro la volontà democraticamente espressa dai cittadini. Prodi deve rimettere quella firma».
Altrimenti?
«Ho ricevuto migliaia di e-mail di privati cittadini indignati dal fatto che Mussi ha ignorato la loro volontà. È stato messo in discussione il principio di rappresentatività. A tutti coloro che si sentono traditi consiglio un simbolico sciopero fiscale. Un euro, soltanto uno, che io cittadino tratterrò sulle imposte da versare al fisco per dire no a quelle ricerche sulle quali il popolo ha espresso una chiara volontà non andando a votare al referendum abrogativo della legge».
Il ministro Mussi fa notare che anche l’ex ministro, Letizia Moratti, non aveva consultato il Parlamento prima di mettere quella firma.
«Ma che Mussi ci prende in giro? La Moratti aveva alle spalle un voto inequivocabile del Parlamento, che si era espresso a stragrande maggioranza a favore della legge 40 approvandola. E ricordo a Mussi che la legge fu votata dalla maggioranza di allora, la Casa delle Libertà, e anche da Francesco Rutelli e dalla Margherita. Poi c’era stato anche il fallimento del referendum. Direi proprio che non c’era bisogno di altre conferme per avere la certezza di quale fosse la volontà del Parlamento e degli italiani. La verità è che Mussi ha voluto fare uno sgarbo alla Margherita».
Una spallata al futuro partito democratico che molti diessini, tra i quali Mussi, non vogliono?
«Ma Mussi lo vuole fare il partito democratico. Vuole un partito democratico dove però comanderà soltanto una certa corrente della Quercia. In questa nuova coalizione la Margherita avrà soltanto una funzione decorativa. Una prospettiva chiarissima dopo l’assegnazione dei dicasteri: i ministri della Margherita sono privi di qualsiasi potere. Con la divisione dell’Istruzione i soldi vanno tutti a Mussi e a Fioroni resta forse il diritto di nominare i bidelli. Anche la Bindi non ha nessun potere. Mi sembra che soffrano di un complesso di inferiorità culturale».