Così il grande demagogo è riuscito a bloccare la glaciale signora dell’Est

La strategia di Schröder in un Paese che ha visto i due grandi partiti perdere voti e crescere i piccoli

Salvo Mazzolini

da Berlino

Un risultato amaro per Angela Merkel. Il suo partito, la Cdu, l'Unione cristianodemocratica, data largamente per vincente da tutti i sondaggi, ha conquistato per un soffio la maggioranza relativa. A conteggio ultimato (298 circoscrizioni scrutinate su 299: manca solo Dresda, dove si voterà il 2 ottobre), la Cdu ha il 35,2%, i socialdemocratici, il partito del cancelliere Schröder, il 34,3%. Ciò significa che nel nuovo Parlamento la Cdu avrà una maggioranza di appena tre seggi (225 contro 222). Ma questo piccolo vantaggio potrebbe essere modificato, aumentando o diminuendo o addirittura scomparendo, quando tra due settimane si voterà in una circoscrizione di Dresda dove il voto è stato rinviato per l'improvviso decesso di un deputato.
Ciò che è certo per il momento è che il responso delle urne esclude, per mancanza di numeri, sia una coalizione di centrodestra tra la Cdu e i liberali, principale obbiettivo della Merkel, sia una riconferma della coalizione rossoverde del cancelliere Schröder. Principali sconfitti i socialdemocratici. Con il 34,3% non sono più il partito più forte e hanno subito un calo di oltre il 4% non compensato dal risultato degli alleati di governo, i Verdi, i quali non sono riusciti ad andare al di là dell'8% ottenuto alle precedenti elezioni.
Un voto che ha clamorosamente smentito i sondaggi della vigilia, salvo che per il ridimensionamento del partito di Schröder, e ha provocato non poche sorprese e novità. Del tutto inaspettata l'avanzata dei liberali che tornano ad essere il terzo partito tedesco. Da poco più del 7% sono passati a sfiorare il 10% dopo una campagna elettorale tutta centrata sulla necessità di destinare maggiori risorse alle politiche per il rilancio dell'economia.
Sul fronte opposto era prevista l'affermazione del Partito di sinistra (Linkspartei), la nuova formazione fondata da Oskar Lafontaine con i postcomunisti e gli esuli usciti dal partito socialdemocratico in polemica con le riforme avviate da Schröder. Il successo del partito di Lafontaine, che al suo esordio elettorale ha ottenuto l'8,7% (e il 25% nei Länder dell'Est) sulla base di un programma che prevede lotta ad oltranza contro qualsiasi taglio allo Stato sociale, costituisce una novità densa di conseguenze per la scena politica tedesca.
Ma la sorpresa principale è il risultato ottenuto da Angela Merkel. All'inizio della campagna elettorale i sondaggi attribuivano al suo partito il 47%, un vantaggio che è andato calando mano a mano che si avvicinava il giorno delle elezioni. Ma mai, secondo i sondaggi, la Cdu era andata sotto il 41%. E invece con il 35,3% registra un calo persino rispetto alle precedenti elezioni e uno dei peggiori risultati della sua storia.
Ieri sera alla Konrad Adenauer Haus, quartier generale del partito, la delusione era palpabile. E la grande festa preparata per celebrare la vittoria si è conclusa prima del previsto. La Merkel, non ha nascosto la sua amarezza. Tuttavia ha detto chiaro e tondo che non si considera sconfitta. «Siamo scesi in campo per sconfiggere la coalizione rossoverde e questo risultato è stato raggiunto. Non ci sono i numeri per una coalizione con i liberali come avremmo voluto. Tuttavia siamo il primo partito. E questo significa che saremo noi a guidare il nuovo governo». Quindi la Merkel non intende rinunciare al suo progetto di essere lei la prima donna cancelliere della Germania. E le sue parole lasciano pensare che, dopo il tramonto dell'ipotesi di una governo di centrodestra, «Angie» sia pronta ad esplorare altre strade, mentre il leader della Csu Stoiber si è spinto a ipotizzare una coalizione con i liberali e i verdi.
Durante la campagna elettorale la leader del centrodestra aveva categoricamente escluso una grande coalizione con i socialdemocratici definendola una «Horrorvision», una visione dell'orrore, date le molte differenze tra i due partiti su come uscire dalla pesante crisi dell'economia tedesca. Ma ieri sera, nei talk show televisivi, è stata più cauta. «Salvo che con l'estrema sinistra di Lafontaine, parleremo con tutti e poi decideremo. La campagna elettorale è finita, ora è il momento di dare alla Germania un governo stabile e capace di avviare le riforme necessarie».
Paradossalmente ieri sera una delle centrali dove il clima era più euforico era la Willy Brandt Haus, quartier generale dei socialdemocratici. Schröder si è a lungo concesso alle telecamere comportandosi come se fosse lui il vincitore. «Abbiamo raggiunto uno dei nostri obbiettivi principali: quello di impedire un governo di centrodestra e questo mi rende felice». A differenza della Merkel, Schröder non è stato evasivo su un'eventuale Grosse Koalition. «È un'ipotesi che non ha nessuna possibilità». E si può credergli. Schröder ha detto chiaramente che vede il suo futuro come cancelliere quindi è impensabile che incoraggi una soluzione in cui il posto di cancelliere sarebbe occupato dalla sua sfidante.
«Allora che tipo di coalizione ha in mente?», gli è stato chiesto. «È presto per dirlo. L'importante è dare al Paese un governo capace di fare le riforme e dotato di sensibilità ecologica». Riassumendo la situazione, un commentatore ha detto che all'indomani del voto la Merkel è decisa a sedersi sulla poltrone del cancelliere, ma che il cancelliere rifiuta di andarsene. Come sono lontani i tempi in cui la Germania veniva citata ad esempio per la sua invidiabile stabilità e governabilità.