«Così a Guantanamo si interrogavano i prigionieri»

Mariuccia Chiantaretto

da Washington

Un concorrente ha vendicato Newsweek. Meno di un mese dopo che il settimanale criticato dalla Casa Bianca ha ritrattato la storia su un corano gettato nel gabinetto a Guantanamo, il suo più accanito avversario, Time Magazine, parte alla riscossa con una documentazione impressionante.
Time ha ottenuto un verbale segreto di 82 pagine in cui sono registrati gli interrogatori di Mohammed al Qahtani dal novembre 2002 al gennaio 2003. Dai documenti risulta che gli agenti americani lo facevano bere a forza e poi gli impedivano di andare al gabinetto, fino a costringerlo ad urinarsi addosso, lo sottoponevano a tentazioni sessuali con donne seminude, gli impedivano di dormire suonando a tutto volume dischi della cantante sexy Christina Aguilera, gli ordinavano di comportarsi come un animale ringhiando e abbaiando. La reazione a questo trattamento è significativa. Dal verbale risulta questa risposta: «Non parlerò fino a quando non sarò interrogato con rispetto».
Mohammed Al Qahtani non è un detenuto qualunque. Secondo gli investigatori americani, Qahtani era stato scelto per partecipare all'attacco dell'11 settembre. Doveva incontrarsi a Orlando in Florida con il capo dei dirottatori Mohammed Atta nell'agosto 2001, ma per un disguido non riuscì a prendere contatto. Nel dicembre successivo fu catturato a Tora Bora.
In quel periodo, il ministro della difesa Donald Rumsfeld aveva approvato 16 nuove tecniche di interrogatorio per vincere l'ostinazione dei terroristi. Agli agenti americani era lecito tenere in piedi i detenuti per molte ore, rinchiuderli da soli al buio fino a 30 giorni, raparli a zero, costringerli a rimanere nudi al freddo, sfruttare le loro personali paure, per esempio dei cani, o ripugnanze, per esempio di fronte alla pornografia.
Al Qahtani venne rinchiuso in una stanza dove erano incollate ai muri foto delle vittime dell'11 settembre, costretto ad ascoltare sull'attenti l'inno americano, a ringhiare e abbaiare di fronte alle immagini dei suoi compagni di Al Qaida. Gli vennero appese al collo fotografie di donne nude e una «tentatrice» venne mandata nella sua cella. Una agente donna si beffò della sua virilità al punto da spingerlo a implorare che gli dessero una matita per fare testamento e suicidarsi. Dopo uno sciopero della sete che aveva indotto i medici del campo a dare l'allarme, il prigioniero venne ricoverato in ospedale, ma anche durante le cure gli era impedito di dormire torturandolo con le canzoni di Christina Aguilera al massimo volume.
Il verbale precisa che gli vennero iniettati 312 contenitori di fluido con l'avvertimento che gli sarebbe stato permesso di andare in bagno soltanto se avesse confessato. Al Qahtani ammise allora di appartenere ad Al Qaida e di prendere ordini da Osama Bin Laden ma non volle aggiungere altro. Per punizione i carcerieri si godettero lo spettacolo della sua umiliazione mentre si orinava addosso.
A un agente arabo spacciato per terrorista e messo in cella con lui per guadagnare la sua fiducia Al Qahtani rivelò che conosceva segreti importanti ma che non avrebbe mai rischiato la vita confidandoli a gente come quella che lo interrogava.