Così ha prevalso il patto bipartisan

Fabrizio de Feo

da Roma

È un sabato parlamentare convulso, una giornata in cui lo spirito bipartisan che dovrebbe benedire la conversione in legge del provvedimento antiterrorismo si mostra ad intermittenza.
Lo spettro di una spaccatura si affaccia limpido in aula attorno all’ora di pranzo. Il titolare dell’Interno è già intervenuto chiedendo una approvazione immediata come «risposta forte» all’allarme terrorismo in atto. Il capogruppo Ds, Luciano Violante chiede una sospensione per valutare le modifiche. Così, nella sala del governo di Montecitorio viene convocato un inedito e imprevisto vertice extralarge. Silvio Berlusconi, Giuseppe Pisanu e Gianfranco Fini si trovano di fronte alcuni esponenti dell’opposizione, Violante e Anna Finocchiaro, e alcuni presidenti di commissione come Gaetano Pecorella e Donato Bruno. Alla riunione si aggiungono, di minuto in minuto, ministri e rappresentanti politici. Tra questi, Roberto Maroni, Marco Follini e Carlo Taormina, relatore del provvedimento, seguiti, poco dopo, da una piccola delegazione della Margherita guidata da Pier Luigi Castagnetti. E’ Violante a illustrare la sua richiesta: «Presidente Berlusconi, noi chiediamo la modifica di soli tre articoli. Se saranno accolti, l’opposizione ritirerà le altre richieste di modifica e sospenderà i suoi interventi in discussione generale per rendere più spediti i tempi». La risposta di Berlusconi e Pisanu è franca e cordiale. «Onorevole Violante, il problema non sono le modifiche ma i tempi» dice il premier. «Lei sa bene che se questa prospettiva si avverasse, diverrebbe scontato un altro passaggio in Senato, martedì prossimo. Sarebbe un segnale importante da parte nostra e vostra chiudere subito la partita, fermo restando la possibilità di rivedere in futuro alcuni punti del provvedimento». E Pisanu di rimando: «Si può approvare subito. Tra due o tre mesi, o quando voi lo riterrete opportuno, ci impegniamo a tornare per fare una scrupolosa valutazione».
Violante comunica che gli emendamenti non verranno ritirati. Ma anche - ed è questo il momento della svolta - che i Ds voteranno sì al decreto. Si arriva così al pomeriggio, quando si passa all’esame degli emendamenti. Con un gesto «distensivo» della Quercia che li ritira quasi tutti. E con l’Unione che cala il suo ultimo asso: un ordine del giorno che impegna l’esecutivo a una relazione sull’attuazione del decreto entro il 30 ottobre. Il punto di mediazione che trasforma la timida stretta di mano tra maggioranza e opposizione in un vero accordo politico.