«Così hanno rapito Torsello in Afghanistan»

«Volevano l’italiano, hanno aperto la porta del bus e lo hanno preso»

e Bahram Rahman

«Tu, vieni fuori, dobbiamo farti delle domande», ha intimato un gruppo di uomini armati e mascherati a Gabriele Torsello, il fotografo rapito giovedì nel sud dell’Afghanistan. Il Giornale ha ricostruito, grazie a testimonianze dirette, il sequestro del free lance italiano, mentre suo figlio, Gabriele, di solo 4 anni, ospite dei nonni materni in Austria, dice: «Per favore lasciate libero mio papà», come riporta un giornale austriaco.
«Stavamo viaggiando da Lashkargah (capoluogo della provincia di Helmand, ndr) verso Kandahar (l’ex capitale spirituale dei talebani, ndr). Da poco era passata la preghiera dell’ora di pranzo, quando un gruppo di uomini armati ha fermato il bus sul quale c’era anche Gabriele», racconta Gul Mohammed, uno dei passeggeri, che conosceva il fotografo italiano. Il veicolo si trovava a 49 chilometri da Kandahar, nel distretto di Dorahi, quando in mezzo alla strada sono apparsi cinque uomini che attendevano il suo passaggio. «Avevano il volto mascherato, indossavano abiti locali ed erano tutti armati di kalashnikov», racconta Mohammed, che è parente di un membro del consiglio provinciale di Helmand.
«Hanno aperto la portiera e puntato un dito contro Gabriele dicendo: “Tu vieni giù”. Lui è rimasto in silenzio, ma l’autista ha cercato di reagire chiedendo: “Chi siete?”. Gli uomini armati hanno risposto che non erano ladri, che non ce l’avevano con noi, che dovevano fare qualche domanda allo straniero», spiega il testimone oculare del rapimento. A questo punto Gabriele è sceso senza opporre resistenza. «Penso che avessero informazioni precise sul nostro passaggio e che conoscessero Gabriele, perché hanno puntato subito su di lui», sottolinea il passeggero afghano.
Gli uomini che hanno portato via l’italiano parlavano la lingua pasthun, con lo stesso accento che si usa nell’Afghanistan meridionale e nelle zone tribali sul lato pachistano della frontiera, dove si annidano le retrovie talebane.
Il giornalista che per primo ha lanciato la notizia del sequestro di Gabriele è Abdul Samad Rohani, nipote del testimone oculare del rapimento. Rohani, dell’agenzia di stampa afghana Pajhwok, aveva lavorato con il fotografo italiano. «Al telefono di Gabriele ha risposto una persona che si è presentata come un mujahed (combattente della Jihad, nda). Gli ho detto che Gabriele era un buon musulmano, che rispettava il Ramadan, pregava cinque volte al giorno e lui mi ha risposto che stavano indagando sul conto dello straniero, perché sospettavano che fosse una spia», racconta Rohani.
Il presunto talebano ha aggiunto prima di interrompere la comunicazione: «Stiamo controllando le sue macchine fotografiche e altre apparecchiature. Se è innocente lo libereremo, altrimenti sarà punito secondo la legge islamica».
Più tardi il portavoce dei talebani della zona, Qari Yousuf, ha smentito che i suoi uomini fossero coinvolti e ieri ha rincarato la dose sostenendo. «Se sequestriamo qualcuno, informiamo la stampa. L’italiano è stato preso dal governo per dare la colpa a noi». Prima del rapimento la polizia afghana aveva fermato Torsello, che girava con una lunga barba islamica e vestito da afghano, sospettandolo addirittura di essere un terrorista straniero pronto a farsi saltare in aria. Poi la faccenda è stata chiarita, ma a Helmand sono state segnalate nuove unità talebane, provenienti dall’Est, comandate da fanatici mullah. Nel frattempo ieri sera alle 21.30 ora afghana è arrivata una nuova breve telefonata di Torsello all’ospedale di Emergency. «Sto bene, ci stiamo spostando di zona». I rapitori hanno promesso una nuova comunicazione e hanno detto di far parte di un gruppo talebano indipendente e di non avere relazioni con i talebani che in questi giorni hanno smentito il rapimento.
Dall’Austria infine arriva un commovente appello. Il giornale Tiroler Tageszeitung scrive che il figlio di 4 anni di Torsello, Gabriele, ha chiesto ai rapitori: «Per favore lasciate libero il mio papà». In questi giorni il piccolo si trova con la mamma, austriaca, dai nonni in Austria. «Mio marito non è una spia. È un’ipotesi assurda. Si è lasciato convincere a recarsi in Afghanistan solo per procurarsi i soldi per fare operare nostro figlio, che ha un grosso tumore sul volto», ha detto in un’intervista Silvia Heinrich. La sorella del fotografo pugliese, Germana, ha invece rivelato durante la trasmissione “La vita in diretta” che «Gabriele fu già vittima qualche tempo fa, ai confini dell'Afghanistan, di un sequestro. Venne salvato da una donna che udì le sue urla».