"Così ho curato 553 pazienti"

<p>Marina, la donna che abbiamo intervistato, non è l’unica guarita da tumore al seno senza aver fatto l’intervento chirurgico. Abbiamo chiesto al Professor Giuseppe Di Bella come cura i suoi pazienti </p>

Marina, la donna che abbiamo intervistato, non è l’unica guarita da tumore al seno senza aver fatto l’ intervento chirurgico e seguendo la cura Di Bella. In tutta Italia ci sono altre 8 donne come lei (che stanno diventando 11). Pazienti dai 40 ai 60 anni che hanno scartato da subito il protocollo tradizionale. Il caso di Marina è stato pubblicato sulla rivista medica internazionale “Neuroendocrinology Letters” con il titolo Complete objective response to biological therapy of plurifocale breast carcinoma ed è stato recensito dalla banca data mondiale www.pubmed.gov.

Ci sono altre 36 pazienti che, una volta ricevuta la diagnosi di cancro alla mammella, si sono sottoposte a intervento chirurgico ma non a radioterapia e chemioterapia. Non solo: queste donne hanno rifiutato anche le cosiddette terapie di mantenimento, a base di anticorpi monoclonali (quando il tumore esprime la proteina Her2) o di tamoxifene (quando le cellule maligne si nutrono di ormoni femminili). Stanno tutte bene; il cancro originario si è ridotto fino a scomparire nelle pazienti che non hanno fatto l’intervento e nelle altre, dopo almeno cinque anni dalla diagnosi, non c’è traccia del tumore originario o di metastasi in altre parti del corpo. Questi casi clinici, più altri affrontati al terzo e quarto stadio per un totale di 122 neoplasie della mammella, sono stati discussi sia al Bit’s 4th World Cancer Congress 2011, a Dailan, in Cina e pubblicati nella relazione congressuale, The Di Bella Method (DBM) Improves Survival, Objective Response and Performance Status in Breast Cancer (si trovano anche sul sito della Fondazione di Bella) sia al Congresso internazionale di oncologia ginecologica del 14 settembre 2011 a Milano. Da qui è stato prodotto un abstract apparso sull’International Journal of Gynecological Cancer vol 21, supp 3 October 2011

Dottor Giuseppe Di Bella come sono state curate queste donne?
“Con il cocktail di farmaci utilizzato anche da mio padre, l’efficacia di ogni singolo principio attivo è riconosciuta da anni: somatostatina, bromocriptina, soluzione ai retinoidi, vitamine E, C, D melatonina. Sempre inserisco l’inibitore dell’aromatasi (blocca l’azione di estrogeni e progestinici) e bassissime dosi di chemioterapici tradizionali (ciclofosfamide e idrossiurea). Per ognuno di questi principi attivi esistono migliaia di pubblicazioni scientifiche: sono a disposizione di chiunque voglia consultare la banca dati mondiale ufficiale www.pubmed.gov. La somatostatina ne ha addirittura 28mila400. Alcuni lavori sulla somatostatina sono stati inseriti dal premio Nobel per la medicina Andrea Schally, il quale, 30 anni dopo gli studi di mio padre, ne ha confermato il deciso e atossico effetto antitumorale”.

Se questi farmaci hanno una letteratura scientifica così estesa la cura Di Bella non dovrebbe essere una terapia “alternativa”…
“Infatti non lo è. Il tumore è una deviazione dalla vita normale che il metodo Di Bella corregge esaltando le reazioni vitali. Non è una cura alternativa ma “integrativa” .

Ci spiega come funziona?
“Il tumore (tutti i tumori) hanno due caratteristiche. La prima: cresce, le sue cellule prolificano più velocemente di quelle sane, questa crescita può interessare un organo solo o diffondersi a distanza (metastasi). La seconda: nel moltiplicarsi le cellule tumorali selezionano tutti i vantaggi possibili, cercano l’immortalità, si trasformano e diventano man mano più resistenti e aggressive. Le cellule si sviluppano grazie all’apporto di un ormone, il GH e dei fattori di crescita ad esso collegati IFG1-2, NGF, FGF che sono potenzialmente oncogeni e sono un’infinità (c’è il fattore di crescita epidermico, quello vascolare, quello di derivazione piastrinica…) Senza GH non esiste nessuna proliferazione tumorale ”.

E le mutazioni cellulari?
“Avvengono nel Dna della cellula neoplastica per varie cause, infettive, fisiche o chimiche e le consentono di superare le condizioni avverse”.

Dunque?
“Usiamo tutti farmaci che arrestano la crescita. Su più fronti: stop alla proliferazione, all’angiogenesi (è la formazione dei vasi sanguigni che nutrono il tumore), alla prolattina (che fa riprodurre le cellule, le maligne si nutrono tutte di prolattina, su questo ci sono almeno 9mila pubblicazioni). In più, i minimi dosaggi di chemioterapici non intossicano l’organismo ma soffocano le cellule cancerose. I retinoidi hanno la capacità di trasformare le cellule maligne in benigne. E la vitamina E e la melatonina rafforzano l’azione di questi principi attivi. Visto che le cellule neoplastiche superano facilmente gli ostacoli, mettiamo in atto una serie di blocchi per impedire che queste riescano a difendersi mutando.”

Il principio dell’arrestare la crescita delle cellule maligne è applicato con altrettanta enfasi nell’ oncologia tradizionale? “In modo diverso: l’oncologo esamina i recettori del tumore. Se questi sono positivi a estrogeni e progestinici somministra l’anti-estrogeno (è un modo per togliere il nutrimento al tumore e lo facciamo anche noi). Se il cancro alla mammella è positivo alla proteina Her2 si dà un anticorpo che la contrasta ma quando un tumore al seno non ha queste due caratteristiche e si chiama “triplo negativo”, gli oncologi vanno nel panico”…

Lei no?
“No. Test in vitro hanno dimostrato che anche se il tumore non ha i recettori degli estrogeni, l’antiestrogeno agisce comunque sul fattore di crescita perché è sempre l’estrogeno che nutre il fattore di crescita prodotto dal fegato…Ci sono numerosi studi che sostengono questo: l’estrogeno è interattivo sia con i fattori di crescita GH che con la prolattina nel promuovere la crescita tumorale. Applicando questi principi si può trovare la strada per affrontare il cancro al seno più aggressivo, il triplo negativo.”

Questa è una scoperta di suo padre?
“Assolutamente sì. La conferma della logicità e della razionalità della sua terapia l’abbiamo avuta anche di recente, Andrea Schally, l’endocrinologo polacco insignito del Nobel per la medicina nel 1977, ha avvalorato quello che lo ho appena spiegato nella pubblicazione Triple negative breast cancer express receptors for growth hormone-releasing hormone (GHRH) and respond to GHRH antagonists with growth inibition apparsa su Breast cancer Res Treat.2009 Jul; 116 (2): 273-9.

Quando il cancro al seno è al terzo e quarto stadio?
“Fra le mie pubblicazioni riporto anche le storie cliniche di 72 donne che hanno iniziato la Di Bella quando il loro tumore era già a uno stadio avanzato. Ossia con metastasi diffuse. La stima ufficiale di sopravvivenza a 5 anni del tumore alla mammella metastatico è del 14,8%, con la cura Di Bella è del 50%”.

Quali tumori si curano con la Di Bella oltre a quello al seno? “Il metodo Di Bella agisce sui denominatori comuni a tutti i tumori (applichiamo un modulo fisso per ogni neoplasia e uno variabile specifico per le diverse varietà) Sono 553 i casi di tumori (22 tipi diversi) guariti con il metodo Di Bella dal 2003 a oggi. Li ho presentati al World Cancer Congress di Singapore nel 2010 (pubblicazioni su Neuro Endocrinol Lett.2010; 31 Suppl 1:1-42)”.

C’è una storia particolare che ricorda?
"Moltissime… C’è una ragazza di 29 anni, aveva un linfoma di Hodgkin. Dopo ripetuti cicli di chemioterapia – inefficaci - era debilitata, avrebbe dovuto sottoporsi al trapianto di midollo, non l’ha fatto e si è curata con me, aveva fatto ricorso, come centinaia di miei pazienti, per ottenere il rimborso delle cure dal sistema sanitario nazionale. E l’ha vinto: i periti del tribunale hanno condannato l’Asl a pagarle le cure con il Metodo Di Bella. Tale testimonianza la si può trovare insieme a molte altre sul gruppo di Facebook degli amici dei Di Bella fondato da Elena Pasini per sostenere il Metodo e chi lo intraprende alla quale appartengono 7580 iscritti".

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