«Così ho dato 150mila dollari a Olmert»

da Gerusalemme

Un anziano ebreo americano, Morris Talansky, ha tenuto ieri Israele col fiato sospeso: in un tribunale di Gerusalemme ha elencato per filo e per segno tutte le donazioni fatte all’attuale premier Ehud Olmert a partire dagli anni Novanta. La cifra complessiva sfiora i 150 mila dollari. Olmert, ha detto, amava ricevere quei fondi in contanti, in buste, durante sbrigativi incontri negli Stati Uniti, o a Gerusalemme. Quelle donazioni, è stato chiesto a Talansky, dovevano finanziare le attività politiche di colui il quale allora era visto come un astro nascente del Likud? Su questo punto il finanziere statunitense ha smentito la tesi di Olmert. Furono pagati biglietti aerei, alberghi di lusso, ha spiegato. E anche una vacanza in Italia della famiglia Olmert. Talansky gli concesse allora un prestito di 25 mila dollari. Olmert, per una ragione o per l’altra, non restituì mai i fondi.
Una giornata certo pesante, per il primo ministro israeliano, che ha preferito recarsi in visita in una base della marina militare, dove l’accesso ai cronisti era vietato. Per lui ha parlato l’avvocato difensore, Navot Tel-Zur, secondo cui la lunga deposizione di Talansky ha chiarito una questione centrale: «Non c’è stata corruzione». Fra i due c’era una semplice amicizia. Olmert, ha aggiunto Tel-Zur, si prestava volentieri alle richieste del suo amico statunitense di partecipare a serate di gala in cui venivano raccolti fondi per istituzioni benefiche. La presenza di Olmert sul palco serviva ad aprire i portafogli degli ebrei americani. Normale dunque che per il disturbo il padrone di casa, ossia Talansky, pagasse almeno l’albergo e un volo comodo all’illustre ospite giunto da oltre oceano. Per Talansky, 75 anni, è stata una giornata stressante. A un certo punto, sottoposto a domande stringenti, è scoppiato in singhiozzi.
Ma la prossima udienza sarà solo il 17 luglio. In quella occasione, ha previsto Tel-Zur, il comportamento di Olmert sarà esposto nella sua «giusta luce» anche grazie al previsto controinterrogatorio di Talansky.
Nel frattempo resta in Israele vivida l’impressione per la descrizione colorita di Talansky dei suoi frequenti incontri con Olmert, e dell’insistenza di quest’ultimo per ricevere solo contanti. «Anche il capo di Stato Ezer Weizman - ha ricordato il commentatore televisivo Amnon Abramovic - ammise di aver accettato per lungo tempo i finanziamenti di un uomo d’affari straniero. Le somme allora furono addirittura più ingenti. Ma in questo caso è la forma del pagamento che avvilisce». Abramovic ne è certo: Olmert sarà incriminato e dovrà lasciare l’incarico, proprio come Weizman.