«Così ho formato la nuova leva dei cantautori»

Un avvocato. La passione per la musica. La voglia di suonare e di inventarsi «Il Posto» dove farlo. The Place, appunto. L’avvocato si chiama Antonio Pascuzzo e circa sette anni fa ha ristrutturato un piccolo locale, nel rione Prati. Un live club che attraverso varie difficoltà è riuscito ad affermarsi, a conquistare un pubblico affezionato, a regalare esibizioni dal vivo intime e coinvolgenti. The Place (via Alberico II) parte con la nuova stagione e il suo ideatore ci racconta cosa è successo e cosa succederà. «Domani arriva Ivan Segreto, che si è impegnato personalmente per organizzare un concerto qui. Nel frattempo abbiamo già avuto una splendida serata a sorpresa con Rocco Papaleo e Chiara Civello. Nei prossimi mesi torneranno Patrizia Laquidara e Sergio Caputo, ma anche tanti artisti scoperti da The Place: Emiliano Pari e Riccardo Rinaudo, che a Roma sono già noti, ma anche i talentuosi Naif e Young Senato».
Ci racconta gli inizi del locale?
«Il primo anno puntammo sul jazz e la stagione andò male, nonostante l’impegno di Gegè Telesforo. Poi decidemmo di creare un nucleo di musicisti emergenti, da affiancare ad artisti di qualità. Sergio Caputo accettò di suonare da noi, dopo 11 anni di assenza dai palchi italiani. The Place era strapieno, cantavano tutti; da allora, Sergio torna regolarmente qui. Poi arrivarono Concato, gli Avion Travel e iniziò a crescere il rapporto con il Club Tenco, sbocciato in “Roma di Amilcare”».
È bello crescere insieme ai giovani talenti su cui si è scelto di investire?
«Qui si è formata la nuova generazione della scuola romana, orfana del Locale. Pier Cortese, Marco Fabi, Leo ed Emiliano Pari, Cristicchi. Suonavano qui più volte alla settimana, mentre altri club li ignoravano. Credo che il live continuativo consenta all’artista di crescere e migliorarsi: Cristicchi ha saputo sfruttare egregiamente questa opportunità, arrivando a vincere Sanremo. Abbiamo creato una specie di clan, come fece Celentano».
E c’è anche un gruppo d’ascolto che sceglie la programmazione, vero?
«Al The Place arrivano tanti cd di artisti che cercano spazio per esibirsi. Non posso ascoltarli tutti, ma col tempo si è formato spontaneamente un gruppo di frequentatori del locale, che periodicamente si riunisce per valutare i dischi. I migliori vengono selezionati per la rassegna “Inauditi” e catapultati sul palco».
Idee per il futuro?
«Studiare le potenzialità delle nuove tecnologie, filmare i concerti e farli arrivare a chiunque, magari attraverso i cellulari. E poi organizzare grandi eventi esclusivi, come già successo l'anno scorso per l'anteprima mondiale del cd di Bublè. Stasera suona a Roma, chissà se passa a trovarci».