«Così ho freddato il terrorista palestinese»

da Gerusalemme

Negli occhi ha ancora l’orrore dei lunghi minuti di tragedia appena vissuti. Yitzhak Dadon, 40 anni, è colui il quale ha aperto il fuoco sul terrorista (probabilmente un palestinese che ha compiuto da solo l’azione kamikaze) che in precedenza aveva massacrato i suoi compagni di studio.
«L’eco degli spari - dice all’Ansa - giungeva dalla biblioteca, un edificio separato da quello dove invece si studia e si prega. Sono salito sul tetto di questo secondo edificio e mi sono messo in attesa con il fucile spianato».
Nel collegio rabbinico di Merkaz Harav c’erano stasera circa 300 studenti, in parte abitanti a Gerusalemme e in parte provenienti dalle colonie della Cisgiordania. Fra questi, per motivi di sicurezza, non pochi erano armati. Ma nella biblioteca, la maggior parte degli allievi (in prevalenza ragazzi di circa 16 anni) erano disarmati.
«Per lunghi minuti, forse cinque, forse anche dieci, ho sentito spari continui. Era un fucile automatico, che crepitava senza tregua. Ha falciato tutti quelli che si trovavano all’interno. Poi il terrorista è apparso allo scoperto e ha sparato una raffica in aria».
Dadon è stato costretto a gettarsi a terra, per non essere colpito a sua volta. «Ho appena fatto a tempo a notare che impugnava un kalashnikov» aggiunge.
Passano pochi istanti e il palestinese torna a comparire.
Questa volta Dadon non si lascia sfuggire la preda e gli spara due volte: «Due colpi precisi, alla testa», precisa.
Quindi Dadon passa a considerazioni politiche. «Quello ha sparato - afferma polemicamente - con un kalashnikov ricevuto in regalo da Olmert e da Peres». Si riferisce alla politica israeliana di consentire la distribuzione di armi alle forze di sicurezza dell’Anp, armi che talvolta sono state rivolte contro israeliani. «Eccolo - conclude, indicando le scene del massacro - questo è il Nuovo Medio Oriente teorizzato da Peres e dal suo seguace Ehud Olmert».