«Così ho inventato la casa che respira»

È sul mercato da poco più di un anno ma Biocalce, la nuova linea eco-compatibile dedicata alla bioedilizia, cioè ai materiali naturali da costruzione che permettono la corretta traspirabilità delle murature e quindi consentono «alla casa di respirare», rappresenta già il 4% dei ricavi totali della Kerakoll in Italia. Anzi, sostiene il giovane amministratore delegato dell'azienda emiliana, Gianluca Sghedoni, «proprio il suo successo sta trascinando la crescita del gruppo» che in questi ultimi tempi sta inanellando una serie di primati: è al primo posto per competitività nella graduatoria delle aziende italiane del settore chimico elaborata con cadenza annuale dall'Osservatorio di Busacca&Associati, è al secondo per tasso di crescita stando a una ricerca di Mediobanca ed è al terzo nella classifica per stabilità, ovvero nella continuità della competitività nell'ultimo triennio, alle spalle di Geox e Diesel.
Due materie prime. Biocalce, 35mila tonnellate prodotte in un anno, è formata sostanzialmente da due materie prime: la calce naturale a cui viene aggiunta la pozzolana, cioè il tufo vulcanico dei Campi Flegrei. Una volta mescolate insieme hanno una reazione chimica che dà al prodotto una resistenza eccezionale, inattaccabile dall'umidità. Spiega Sghedoni: «Abbiamo riprodotto la calce romana di un tempo, siamo ritornati alla tradizione italiana riscoprendo materiali scomparsi dal mercato a seguito dell'avvento della produzione industriale su larga scala. E oggi con Biocalce e la sua linea di materiali naturali è possibile costruire case eco-sostenibili ad un prezzo sostenibile». E snocciola i vantaggi che rendono Biocalce alla portata di tutti: non ha bisogno di manodopera specializzata, si applica nei normali tempi di cantiere e con le normali attrezzature, si trova in tutt'Italia, ha un costo quasi in linea con quello dei comuni materiali a base di cemento. Sostanzialmente in linea? «Circa il 3% in più rispetto ai prodotti equivalenti».
Gli under quaranta. Classe 1967, quindi non ancora quarantenne, e originario di Sassuolo, Gianluca Sghedoni, per tutti più semplicemente Luca, è in azienda da quando ha 22 anni cominciando dalla gavetta e cioè affiancando gli agenti nella vendita, ha il diploma in ragioneria, è responsabile del settore commerciale per l'Italia e l'estero ed è il secondo di tre fratelli, tutti alla Kerakoll. Il maggiore è Fabio, 1964, anche lui consigliere delegato ma con deleghe per amministrazione, finanza e gestione delle controllate estere; la più giovane è Emilia, 1972, responsabile del marketing operativo. Fabio e Gianluca sono sposati, Emilia è fidanzata. Papà Romano, il fondatore dell’azienda, ricopre il ruolo di presidente. È del 1938, nasce a Sassuolo e quindi nella terra che poi diventerà il distretto della ceramica, studia sino alla terza media e negli anni Sessanta, discutendo con un amico al bar, si fa cogliere anche lui dalla frenesia di fare qualcosa nel mondo delle piastrelle. Decide così nel 1968 di produrre la colla per la posa delle piastrelle. E nel garage di casa, s'improvvisa chimico. I risultati arrivano quando gli dà una robusta mano il nonno materno, Bruno Cesati, milanese di origine, appassionato di astri ma soprattutto un piccolo genio, capace di costruirsi una televisione prima di tutti gli altri. Ed è lui a trovare le formulazioni chimiche giuste per la colla. Così Romano Sghedoni realizza la Kerakoll che in realtà all'inizio ha un altro nome: Sassuolcol. Solo che, esponendo per la prima volta il prodotto in un proprio stand della Fiera di Milano, si ritrova curiosamente a fianco di un'azienda con quel nome. Ed allora deve cambiarlo dalla sera alla mattina. Anzi, deve cambiarlo nell'arco di un’ora. E sceglie Kerakoll dove kera, dal greco, significa ceramica. Nel 1970 apre la prima fabbrichetta proprio nel cuore del comprensorio ceramico, mette in piedi un piccolo ufficio ricerche con tre persone, in quegli anni riesce a produrre anche un adesivo molto innovativo di nome H40 Flex: è il primo adesivo monocomponente in grado di risolvere il problema dell'incollaggio delle piastrelle in monocottura e grès porcellanato. Poi nel 1989, proprio l'anno in cui anche Luca entra in azienda affiancando il fratello Fabio, inaugura il secondo stabilimento sempre a Sassuolo.
Le filiali all’estero. Negli anni Novanta la famiglia Sghedoni cambia la strategia dell'azienda e la Kerakoll entra nel mondo delle costruzioni trasferendo all'edilizia il know how sui prodotti a tecnologia monocomponente che semplificano il lavoro in cantiere, riducono i rischi di errori e migliorano le prestazioni finali. Sono aperte le prime filiali in Spagna e Polonia, sono costruiti altri due stabilimenti (uno a Sassuolo e un altro in Spagna), nel 2000 la Kerakoll acquisisce la Slc, un'azienda padovana leader in Italia nei sistemi di posa e finitura del parquet e di proprietà della famiglia Rinaldi. Con un grosso neo: i figlioli non hanno interesse a seguire l'attività paterna. E Romano Sghedoni, che già dal 1996 ha cominciato ad avviare il processo di ricambio generazionale, lascia l'operatività dell'azienda ai figli. Dice: «Io il lavoro l'ho fatto, il futuro lo pensate voi».
Quartiere generale a Sassuolo, la Kerakoll ha 850 dipendenti, un fatturato di 240 milioni di euro di cui il 30% grazie all'export, otto stabilimenti (cinque in Italia tra Sassuolo e le province di Padova e Reggio Emilia, e tre all'estero: Spagna, Polonia, Grecia), tredici filiali, un ufficio ricerche che impiega una quarantina di persone e incide per il 5,5% del fatturato, tre marchi che commercializzano circa cinquecento prodotti del gruppo. Il marchio principale è il Kerakoll (rappresenta il 79% del giro d'affari, con prodotti per la posa della ceramica e prodotti per l'edilizia), il secondo è il Slc (17%), l'ultimo è il Biocalce. Ed è proprio il Biocalce destinato a crescere rapidamente. Commenta Luca Sghedoni: «Da qui al 2010 rappresenterà il 10% del nostro fatturato totale». Insomma, la seconda generazione degli Sghedoni imprenditori sta imprimendo al gruppo una forte spinta alla crescita. Aggiunge Luca: «Non siamo più un’azienda di colle, siamo diventati un'azienda di prodotti per l'edilizia. E oltre all'edilizia tradizionale siamo entrati anche in quella eco-sostenibile». Prodotti rigorosamente ecologici sono stati utilizzati per la pavimentazione di un intero anello con oltre cento salette Vip nel nuovo stadio dell'Allianz Arena di Monaco. Ed anche grandi architetti come Frank O. Gehry e Renzo Piano hanno fatto ricorso al brand emiliano per la realizzazione del Guggenheim Museum di Bilbao e la Città della Musica di Roma.
Appassionato di arte e collezionista di quadri dell'Ottocento e di oggetti di design, sposato con Paola Tomei, figlia di una famiglia proprietaria di una catena di ristoranti, e padre di due bambini, Luca Sghedoni ha progetti molto ambiziosi: «Vogliamo raddoppiare il fatturato nei prossimi cinque anni». In Italia e all’estero. Con una settantina di milioni di euro da investire, quasi tre quarti solo in Italia. La Kerakoll ha nel mercato interno una quota di quasi il 41% negli adesivi per la ceramica e del 45% nei prodotti per la posa del grès porcellanato, del 43% negli stucchi per le fughe, del 48% negli adesivi per il parquet, del 25% nelle vernici all’acqua per il parquet. Si tratta quindi di investire per migliorare gli stabilimenti, la costruzione di una nuova palazzina per gli uffici, la formazione. E all'estero, dove le vendite dovranno passare dall'attuale 30% al 50%, si vuole triplicare la produzione in Spagna con la costruzione di un nuovo stabilimento, aprire un deposito in Portogallo, costruire fra tre anni un impianto in Russia, migliorare lo standard qualitativo dei prodotti destinati in Germania. Come? Dedicando la produzione del nuovo stabilimento, il più moderno in Europa e in fase di realizzazione a Rubiera (Reggio Emilia) quasi interamente al mercato tedesco. E poi la chicca dell'India. C'è già chi sta studiando l'apertura di una rete commerciale con l'idea di una fabbrica. Quando? Prima o poi...
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