«Così ho inventato la pubblicità che spia i clienti»

Scoppia a ridere Paolo Prandoni quando lo accusano di spiare a tradimento i passanti inconsapevoli, incantati dagli spot: «Macché Grande Fratello: questa è pura tecnofobia!».
Padre milanese e madre veneta, Paolo è nato a Bresso ma ora che lavora tra Parigi e Losanna, non gli capita spesso di ritornare in città. Così se gli scrivi una mail, l’appuntamento non te lo dà davanti al Duomo, ma su skype, un piazza di gran lunga più affollata. Nel suo curriculum la laurea in ingegneria elettronica, un corso di perfezionamento negli Stati Uniti, il dottorato in Svizzera e un’invenzione, che gli ha cambiato la vita.
Di cosa si tratta?
«È un meccanismo per misurare l’efficacia della pubblicità. Di fatto, consente alle aziende che lo utilizzano di trovare la clientela più adatta».
Come è nata l’idea?
«Esiste l'auditel, per misurare gli spettatori di un programma, ma nessuno aveva mai quantificato quelli della pubblicità. (...)