«Così ho messo ordine tra stelle e pianeti»

Il legale del Milan, Leandro Cantamessa, ha realizzato la più completa bibliografia esistente d’astrologia: cinquemila libri censiti da metà ’400 al Novecento

«Noooooooooo! Ma sta scherzando? No e poi no!».
L’avvocato Leandro Cantamessa, che come secondo lavoro è uno dei massimi studiosi di astrologia in Italia, alza la voce raramente, nonostante il suo primo lavoro sia fare l’avvocato del Milan. Eppure gli avevamo chiesto soltanto, visto l’argomento, se lui gli oroscopi sui giornali li legge.
«Noooooooooo! Forse è meglio che glielo spiego subito: quello che mi ha sempre affascinato dell’astrologia non è il lato magico, irrazionale. Anzi... Io maghi, chiaroveggenti e fattucchiere non li sopporto. Quello che mi affascina è esattamente il contrario: la straordinaria logica interna che pure esiste all’interno di un universo, come l’astrologia, puramente il-logico. Illogico perché il cielo di riferimento è rimasto il cielo dei Sumeri, quindi di qualche migliaio di anni fa e non quello di oggi; illogico perché il cielo su cui si basano i calcoli astrologici non è un cielo reale, ma una proiezione che “appiattisce” tutto; e illogico perché la suddivisione dello zodiaco è puramente arbitraria. Detto questo, cercare dei significati e dei rapporti tra i segni e i pianeti, e tra questi e i racconti della mitologia, trovo che sia uno straordinario esercizio intellettuale. Non c’è nulla di più affascinante che mettere ordine nella follia, appunto».
L’avvocato Leandro Cantamessa, che peraltro considera la sua «insana» passione per l’astrologia (e il dispendioso collezionismo di libri a tema che ne consegue) una forma di nevrosi ossessivo-compulsiva, ha deciso qualche anno fa di mettere ordine nella sua di follia compilando, con lo stesso rigore che dedica alle cause della Associazione Calcio Milan Spa, la più spettacolare e completa bibliografia - «non a caso “ragionata”» - delle opere a stampa di astrologia pubblicate in tutte le lingue e in tutti i paesi dal Quattrocento al 1900. Consultando direttamente molti degli oltre 5mila volumi censiti, e per il resto spulciando tra i cataloghi delle biblioteche, di carta o online, dell’intero pianeta. Il risultato è un libro in due tomi e di mille pagine pubblicato da uno editore di prestigio come Olschki e che raccoglie il pensiero degli astrologi e dei loro avversari attraverso cinque secoli. «Un lavoraccio, mi creda. Quanto ho impiegato? Tutti i ritagli di tempo degli ultimi otto anni della mia vita. Anche se l’astrologia la studio da 45 di anni. Con spirito sperimentale e da osservatore non ostile del fenomeno».
Nato a Milano il 16 giugno 1948 alle ore 14.28 nel segno dei Gemelli, e da allora alla disperata ricerca del proprio gemello astrale con il quale confrontare le (s)fortune dell’esistenza per capire fino a che punto il destino dell’uomo dipende dalla posizione fittizia delle stelle al momento della nascita, l’avvocato Cantamessa ha ereditato i nomi del nonno (Leandro Arpinati, gerarca che poi ruppe con Mussolini e tra gli anni ’20 e ’30 fu presidente del Coni e della Figc), dello zio da parte di padre Torquato (fondatore della prima società teosofica in Italia) e di Antonio Spazzoli, detto Tonino, eroe della resistenza finito fucilato nel ’44. «Mia madre, quando ebbe l’età della ragione, mi spiegò che dovevo essere degno di questi tre nomi e delle virtù che rappresentano: l’onestà, la spiritualità e il coraggio. Lei capisce che, caricandomi di una responsabilità del genere, in quel momento faceva di me o un futuro hippy o un nevrotico». O un avvocato di successo...
«Comunque, nevrosi o no, ho dedicato all’astrologia una buona fetta della mia vita. E sa come iniziai? Tra i 13 e i 15 anni, quando per via di una malattia particolarmente rara, l’osteocondrosi giovanile dell’anca, dovetti rimanere ingessato per due anni dalle ginocchia al collo, potendo rimanere solo sdraiato o in piedi. E in piedi curiosavo alle spalle di mia madre che passava molte ore seduta a leggere testi di astrologia, in francese per altro. Lei mi traduceva e mi spiegava». E lo introduceva nei sacri misteri delle stelle, aprendogli le porte della più antica forma di conoscenza dell’uomo. «L’astrologia non è né una scienza né un’arte». E cos’è allora? «Una costruzione armoniosa di significati». Carl Gustav Jung diceva l’astronomia non può essere provata, ma funziona. Per l’avvocato Cantamessa, però, «solo qualche volta».
Bonariamente snobbato sia in famiglia che sul lavoro per la sua innocua passione («I miei figli in questo senso sono affettuosamente indifferenti, e tra i colleghi sinceramente pensavo di attirarmi più sarcasmo... qualcuno mi ha anche detto di capire il legame tra l’avvocatura e l’astrologia, mentre io lo sto ancora cercando»), collezionista al limite della malattia («Possiedo la raccolta completa degli almanacchi Panini dal 1939 al 2007, e in condizioni perfette»), appassionato di fantascienza («Ho tutta la serie di Urania, letta dal primo all’ultimo numero») e amante del cubismo russo («Acquisto però solo i quadri che mi piacciono, è un piacere non un investimento»), l’avvocato del Diavolo è uno dei pochi in Italia se non l’unico a possedere tutte le edizioni dei regolamenti della Federazione italiana gioco calcio, a partire da un librettino del 1902: «Trovato qualche anno fa su una bancarella, per caso».
Anche se il caso, come ben sa chi studia le stelle, è solo un altro modo per dire che era inevitabile.