«Così ho trasformato i Pomeriggi musicali in una Notte Luminosa»

Sono musiche incantatorie, le sue. Di quelle che placano le ire del tran tran quotidiano. Compone brani che non solo godono di repliche successive al battesimo, vengono addirittura proposte quotidianamente tanto che finisci per canticchiarle. Il caso dell'onda sonora, così piacevolmente fluttuante, che accompagna lo sfarfallio di una nota marca di pasta, o l'arabesco di un pianoforte in duo con il violoncello che segna l'incontro di due gusti di gelato. E via dicendo. Insomma musiche con un alone magico che la pubblicità ha pensato bene di sfruttare, prendendo per l'orecchio lo spettatore. Perché Roberto Cacciapaglia, compositore milanese, è l'autore di colonne sonore di arcinoti spot pubblicitari, così come ha firmato musiche di film e documentari. Una galleria di lavori, dove giganteggiano opere e concerti, che s'è da poco arricchita d'una partitura per piccola orchestra. E' «Notte luminosa» (15' di musica), composizione commissionata dall'Orchestra dei Pomeriggi Musicali che oggi (ore 20.30) e sabato (ore 17) la fa conoscere al pubblico del Dal Verme in occasione del concerto d'apertura della stagione. Si tratta di un lavoro che ha per tema il sogno e la dimensione dell'inconscio; a tradurlo ci pensa un'orchestra d'archi (quella de I Piccoli Pomeriggi), il pianoforte tutt'uno con il suono lagunare dell'oboe, aereo del flauto e arcano dei timpani. Sul podio dei Pomeriggi, il direttore Antonello Manacorda impegnato, inoltre, nel «Sogno di una notte di mezza estate» di Mendelssohn. Cacciapaglia non è di quelli che sconfessa i suoi lavori che strizzano l'occhio al mercato. «Che male c'è se la mia musica viene divulgata tramite uno spot? La cosa fondamentale è che venga percepita e goduta, che tocchi i centri emozionali», dice. Le creature di Cacciapaglia piacciono proprio perché comunicano. Cosa che forse potrà irritare certa critica che reputa d'autore solo quanto fiorisce in nascoste nicchie. Così come potrebbe produrre sgomento sapere che un compositore - diciamo - di classica, stravede per i Beatles e Jimi Hendrix. «Mi piace tutta la musica, non pongo barriere fra i generi, solo fra musica buona e cattiva». Musica di comprovata bontà è quella uscita dalle penne geniali di Mendelssohn e Haydn, i due grandi festeggiati nel 2009 a due secoli dalla nascita (il primo) e della scomparsa (il secondo). Due nomi che improntano la stagione dei Pomeriggi da qui al 14 maggio, giorno di congedo. I Pomeriggi puntano sui classici dei classici, dunque Beethoven, Mozart, aprono una finestra sulla grande Madre Russia, quella che ha nome Cajkovskij, Borodin, Rimsky-Korsakov, lancia uno sguardo veloce, quasi di cortesia, alla Francia di Debussy. E sosta nell'Austria delle divine lunghezze di Schubert. Tutto ciò è affidato anzitutto alla bacchetta di Manacorda, direttore musicale dei Pomeriggi, e a un bella rosa di solisti, da Alessandro Allegrini a Massimo Quarta e Pietro Di Maria.