Così i designatori truccavano i «bussolotti»

E ora l’inchiesta può allargarsi sul campionato in corso

Gian Marco Chiocci Massimo Malpica

nostri inviati a Napoli

Il loro ruolo era essenziale nell’economia della «Cupola» del calcio: Gigi Pairetto e Paolo Bergamo, spesso su input dell’onnipresente Luciano Moggi e con la collaborazione logistica della segretaria della Figc, Maria Grazia Fazi, comandavano la «cabina di pilotaggio» degli arbitri così da assicurare che le partite della Juventus e delle squadre «amiche» fossero sempre dirette da fischietti ritenuti «affidabili». Tutto sarebbe stato taroccato, a cominciare dai tanto sbandierati sorteggi. Ecco cos’hanno scoperto i carabinieri.
SORTEGGIO COL TRUCCO
Il complesso sistema per addomesticare gli abbinamenti tra le terne e gli incontri, secondo gli ultimi risultati d’indagine, era pensato per dare all’esterno un’impressione di trasparenza, e proprio l’arrivo del duo Bergamo-Pairetto come designatori (stagione 1999/2000) portò all’introduzione del sorteggio parziale, «per griglie». In pratica le partite di serie A e di serie B venivano divise tra più fasce, con i tre, quattro o cinque incontri più importanti della massima serie inseriti nella prima e gli altri a seguire fino alle gare di B. In questo modo, Pairetto e Bergamo potevano scegliere tra gli arbitri amici, da inserire nei «bussolotti» relativi al gruppo di partite che più interessava alla «Cupola», ottenendo con ragionevole certezza una designazione gradita. Per fugare i dubbi, si poteva anche forzare un po’ la mano. L’ex arbitro Riccardo Pirrone, ascoltato ieri dai carabinieri del nucleo operativo di Roma, ha rievocato il ruolo della signora Fazi nella scelta delle giacchette nere e nelle «stranezze» di certe designazioni. «C’era un’altra Triade - ha spiegato Pirrone - formata da Pairetto, Bergamo e dalla Fazi, che si chiudevano in uno stanzino per preparare i bussolotti per il sorteggio». L’ex arbitro ha anche ricordato che capitava non di rado che durante la «riffa» per scegliere i nomi «i bussolotti si aprissero all’improvviso». Un riscontro in tal senso, spiegano gli investigatori, sarebbe già agli atti. Non sarebbe fugato il sospetto che, almeno nei primi anni dell’era Bergamo-Pairetto, sia capitato che i foglietti infilati nei bussolotti fossero bianchi, o che contenessero tutti lo stesso nome. Poi il sistema, col tempo, si sarebbe affinato e perfezionato da sé. In tutto sono una trentina gli episodi citati nell’informativa dell’Arma.
BUSSOLOTTO E PIZZINI
Con l’aumentare delle pressioni imposte dal «Sistema Moggi» sui direttori di gara, il meccanismo si sarebbe via via oliato, perché tenendo sotto controllo un numero superiore di arbitri era possibile giostrare i nomi variando gli abbinamenti senza nemmeno dar troppo nell’occhio. Illuminante, non solo delle richieste di arbitri à la carte, ma appunto della disponibilità di molti direttori e assistenti «accomodanti» per salvare le apparenze, l’intercettazione di una conversazione tra Bergamo e la Fazi, relativa a un precedente colloquio tra lo stesso designatore e Moggi, alla vigilia di Juventus-Udinese 2-1, nel febbraio del 2005. «Gli ho detto: chi vuoi assistenti domenica? Dice: voglio Ambrosini e Foschetti. Ho detto: no, ti mando Ricci e Gemignani. Insomma, sai, se non è zuppa è pan bagnato, però tanto per non dirgli quello che vuole lui». Il meccanismo delle griglie permetteva inoltre di «punire» gli arbitri che non favorivano la Juventus e i club «alleati», spedendo per esempio in seconda o in terza fascia, a dirigere incontri di serie B, i fischietti «scomodi». Tipo Collina. Esisteva, inoltre, il meccanismo dei «preclusi»: arbitri che non potevano dirigere club della propria città ma che venivano inseriti ugualmente, per fare numero, nella stessa, ampia, «griglia».
GIOCATORI MINACCIATI
Ma dal materiale acquisito i carabinieri hanno anche rilevato gravi irregolarità nella redazione dei referti arbitrali, che molto spesso conterrebbero gravi omissioni. Per i pm «non si può escludere» che nei prossimi giorni, con nuovi interrogatori, l’inchiesta che al momento si basa su acquisizioni relative al solo campionato 2004-2005, «si allarghi a comprendere la stagione in corso». Intanto gli stessi magistrati partenopei avrebbero indagato altre 5 persone, tra direttori generali e direttori sportivi, nell’ambito dell’inchiesta bis sul calcio sporco: si tratta del filone partenopeo sulla Gea World. Roba di gestione di cartellini, accordi fra società, minacce e violenze a giocatori di medio livello per entrare nelle società che contano previo passaggio per la scuderia di famiglia.