Così i liberi professionisti sono torchiati dal Professore

A proposito della tracciabilità delle prestazioni professionali, con cui il governo vuole obbligare i professionisti a rendere «trasparenti» i propri proventi attraverso operazioni bancarie registrate (emissione di assegni o di bonifici), mi meraviglia che buona parte della stampa non abbia parlato dell'indiscutibile e incontestabile effetto positivo che questa manovra produrrà a favore delle banche, grazie all'incasso di commissioni che si andranno ad aggiungere alle tante cui siamo già costretti, in barba alle richieste che arrivano da Bruxelles in tema di spese di gestione dei conti correnti. Appena dall'Europa arrivano norme tese a ristabilire equilibrio ed equità in favore dei consumatori, difendendoli dai cartelli precostituiti, ci pensano subito i politici a riportare le cose allo stato precedente. Sarebbe interessante capire quanto gli istituti bancari guadagneranno con questa «furbata» della tracciabilità. Sarà interessante osservare se il fenomeno dell'elusione fiscale diminuirà con questo provvedimento, perché di questo si tratta, di lotta all'elusione e non all'evasione. Che differenza potrà fare la tracciabilità se il professionista incasserà un assegno o un bonifico di 1000 euro per una prestazione di 2000? Tanto la restante parte sarà sempre in nero, lo era prima e lo sarà ancora. La differenza consta nel fatto che adesso il resto si deve dare in contanti. Vorrei spendere infine una parola in favore dei liberi professionisti, premettendo che è giusto pagare le tasse, per tutti. Se facciamo il conto di quanto un professionista dovrebbe versare allo Stato su quello che guadagna, a seconda delle situazioni, tra Irpef, Iva, Casse professionali, tasse sulla salute ecc., la percentuale varia tra il 50 e il 60%! In pratica, su 10.000 euro fatturati, il professionista dovrebbe darne almeno la metà allo Stato. Certo, poi ti vengono a dire che l'Iva non deve essere contata. Ma chi glielo spiega al cliente che l'Iva è a carico suo?