Così i Matia Bazar festeggiano trent’anni

Ma se i Rolling Stones avessero cambiato il cantante quattro volte, avrebbero resistito come loro?
Fa sorridere, soprattutto se a chiederselo è uno come Piero Cassano, anima e fondatore dei Matia Bazar, transfugo pure lui dal gruppo alla carriera solista e poi di nuovo al gruppo, esattamente come le tre donne storiche che gli hanno dato voce: Antonella Ruggiero, Laura Valente e Silvia Mezzanotte. Fino all’ultima perla, Roberta Faccani, timbro più rock, ugola graffiante, un taglio netto alla tradizione vocale angelica e pulita delle precedenti.
«La nostra band sembra due cose - dice Cassano, che l’ha lasciata negli anni ’80 per diventare autore di Ramazzotti, e infine è tornato nel 2000 -: una squadra di calcio, ma anche un porto di mare. Non abbiamo fatto dell’immagine la nostra forza principale, bensì abbiamo puntato sulla melodia, sulla sonorità. E quindi, chiunque entra a giocare contribuisce al progetto originario, trova un rifugio, porta la sua esperienza».
Così, anche se va via, lascia delle fondamenta solide che nel tempo sono diventate di roccia («soprattutto grazie a Giancarlo Golzi - dice Cassano - che, di tutti, è quello che è rimasto sempre, dal primo all’ultimo giorno»).
Tra picchi e ricadute, in un percorso artistico travagliato per i tanti abbandoni e fortunato per le tante conquiste, alla fine i Matia Bazar hanno fatto trent’anni, sono diventati una band internazionale grazie a successi come Ti sento, Vacanze romane, Solo tu, ed Elettroshock che, per esempio, piace molto in Russia.
«Il nostro ultimo lavoro invece si chiama One, Two, Three, Four - continua Cassano - ed è un omaggio ai complessi più famosi dei mitici anni Sessanta e a qualche gruppo italiano dei nostri giorni che secondo noi lascerà tracce importanti». Nel disco si trovano brani come Una ragazza in due dei Giganti, Io ho in mente te degli Equipe 84, Jesahel dei Delirium accostate a Come mai degli 883 e Mentre tutto scorre dei Negramaro. Un modo per dire due cose: grazie a quei gruppi che hanno fatto la storia della musica italiana, che diedero uno scossone al perbenismo degli anni Sessanta sull’onda dei Beatles e dei Rolling Stones. E infine auguri agli emergenti, perché facciano trent’anni di carriera come i Matia Bazar, continuando a crederci anche quando sembra che tutto è perduto.
Matia Bazar
Lunedì 10 dicembre
Auditorium Radio Italia
Cologno Monzese, viale Europa 49
Ingresso gratuito