«Così i presidenti possono mettere il naso in campo»

Zbigniew Boniek, come mai in Italia non si cercano più allenatori stranieri?
«Forse perché gli italiani sono diventati più tradizionalisti e provinciali degli inglesi. Ma c’è da dire che gli allenatori di casa vostra sono davvero bravi e preparati. Ritengo davvero brutta l’umiliazione subita da Capello, vincente e cacciato dal Real perché la squadra giocava male».
Dunque, il motivo non è che in Italia si guadagna meno, come avviene per i calciatori?
«Assolutamente no, gli stipendi dei vostri migliori tecnici sono comunque alti. Semmai, il punto è un altro...».
Cioè?
«La maggior parte dei presidenti vuole dire la sua sul piano tecnico. Ecco che è meglio avere in squadra tecnici italiani, con i quali non ci sono problemi di lingua. Insomma, l’allenatore straniero sembra non andare più di moda».
Anche lei è stato su panchine italiane. Ci racconti la sua esperienza pugliese in serie A.
«A Lecce nella stagione ’90-91, avevo un presidente vulcanico come Franco Jurlano che è scomparso di recente. Dicevano che la mia squadra non avrebbe fatto più di dieci punti. Alla fine arrivammo quart’ultimi e retrocedemmo, ma dopo aver lottato fino all’ultimo con il Cagliari di Ranieri. Pensate che quell’anno fu il peggiore della carriera di Marcello Lippi: a Cesena fu esonerato dopo diciassette partite e due sole vittorie, ma i romagnoli andarono comunque in B. Alla quinta giornata del torneo successivo, fui chiamato a Bari da Vincenzo Matarrese, un altro patron senza peli sulla lingua. Anche stavolta arrivammo quart’ultimi, ma l’annata fu decisamente peggiore».
Chi è secondo lei il più bravo tecnico italiano in circolazione?
«Ce ne sono tanti, io preferisco quelli che prediligono il bel gioco. Mi piacciono Spalletti e Delio Rossi, Ranieri che è un vero esempio: negli ultimi dieci anni ha fatto tante esperienze all’estero, poi è tornato in Italia e ha salvato il Parma. E ammiro molto Mancini, l’Inter è un ambiente difficile da gestire».
Se lei dovesse scegliere un tecnico straniero, quale mercato batterebbe?
«Probabilmente quello olandese o ceco, ma in generale guarderei all’Est Europa. Ci sono tanti tecnici emergenti che offrono un calcio spettacolare».