Così gli imam predicano l'odio in Italia

Fausto Biloslavo
Un video esclusivo mandato in onda ieri sera su «Italia 1» mostra l’allucinante linguaggio estremista utilizzato in Italia dai burattinai del terrorismo islamico, come Mohammed al Fizazi, oggi in galera in Marocco. Allo stesso incontro aveva preso parte l’imam di Copenaghen, Ahmed Rahman Abu Laban, che ha aizzato la protesta del mondo musulmano contro le caricature di Maometto. Gli onori di casa spettavano ad Abu Imad, attuale leader del centro islamico di Viale Jenner a Milano, che in una recente intervista a Repubblica sulle vignette blasfeme ha parlato di «grandissima rabbia» per la satira su Maometto e ha chiesto le scuse di tutti i giornali che hanno pubblicato le caricature. La crisi delle vignette ha indotto ieri la Danimarca a rimpatriare il suo personale diplomatico, dopo la Siria, anche dall’Iran e dall’Indonesia, a causa di «credibili e concrete minacce per la sicurezza». All’assassinio di don Andrea Santoro in Turchia e al pericolo dell’Islam radicale in Europa e in Italia è stato dedicato l’approfondimento televisivo Studio aperto Live, andato in onda ieri sera a mezzanotte. In un video esclusivo, citato per la prima volta dal quotidiano La Padania nei giorni scorsi e girato a un congresso islamico svoltosi a Modena un anno prima dell’11 settembre, un predicatore dal lungo barbone islamico dice: «I miscredenti sono nemici. Tra noi e i miscredenti vi è l’odio. L’inimicizia e l’odio regneranno tra noi e loro per sempre, fino a quando non crederanno nel solo Allah». E ancora: «L’Islam frusta, lapida e sgozza. Lapidare, uccidere con i sassi, pubblicamente, è uno scandalo senza uguali. Eppure si tratta di un atto compassionevole». Queste frasi sono state pronunciate davanti a una platea di giovani islamici da Mohammed al Fizazi, soprannominato «l’imam itinerante», che nella moschea di Al Quds, ad Amburgo, aveva affascinato con i suoi infuocati sermoni Mohammed Atta, il capo del commando suicida dell’11 settembre. Fizazi è stato arrestato in Marocco e condannato a 30 anni di carcere come ideologo delle stragi di Casablanca di due anni fa. Nel 2000 però era in Italia a indottrinare la «gioventù» integralista del centro islamico di viale Jenner. Il video mandato in onda a Milano si riferisce al IX Congresso del Centro culturale islamico, tenutosi a Modena, ed è stato sequestrato dall’antiterrorismo nel 2002 nell’abitazione di Mourad Trabelsi, un tunisino oggi in carcere accusato di collusione con il Gruppo islamico marocchino combattente e con Ansar al Islam, la prima formazione kamikaze irachena. Al congresso uno dei relatori previsti era Abu Laban, l’imam di Copenaghen, che si spaccia per moderato. Quest’ultimo è stato uno dei principali istigatori delle proteste islamiche contro la satira su Maometto, grazie a un viaggio in Medio Oriente realizzato per «propagandare» le vignette blasfeme. Nel video Al Fizazi spiega ai convenuti, in una specie di campeggio estivo del fondamentalismo, i doveri dei bravi musulmani costretti a vivere nella terra degli infedeli. Secondo l’imam di Amburgo, oggi in galera, «tutto il pensiero democratico è in contrapposizione con il pensiero islamico. Tutti gli obiettivi democratici cozzano con gli obiettivi islamici» . Lo sceicco ribadisce che «noi abbiamo una sola grandissima libertà, quella di essere liberi dentro i limiti, i vincoli della sharìa (la legge del Corano). Non vi è libertà di prostituzione nel nostro Paese, nel Paese dell’Islam. Non vi è libertà di fornicare, di consumare alcolici, di truccarsi. Non vi è libertà per i rinnegati nell’Islam». Scendendo nei dettagli, Al Fizazi spiega che «se si taglia la mano del ladro si compie un atto compassionevole. Perché così facendo si tutela i beni della gente. Così pure quando si lapida un ubriacone. Che è un atto duro, ma lo si fa per tutelare la mente, la dignità della gente». Ancora più inquietante il ricorso alla guerra santa: «Il Jihad: sangue, brandelli di carne, sgozzamenti, assedi. Tutto questo è compassionevole». Il «moderatore», che introduce Al Fizazi e annuncia l’arrivo degli altri fratelli, come Abu Laban, è un signore occhialuto, con la barba meno lunga. Si tratta dell’egiziano Abu Imad, anche se il suo vero nome sarebbe Al Husseini Alì Erman, incarcerato dalle autorità del Cairo all’indomani dell’assassinio del presidente Anwar Sadat nel 1981. Abu Imad è l’attuale imam di viale Jenner, che da qualche tempo sta assumendo posizioni più caute, ma appoggiava Jamaa Islamiyah, un’organizzazione terroristica. Tra le domande del pubblico, che nella cassetta del IX Congresso del centro culturale islamico Abu Imad rivolge ad Al Fizazil, una sembra fin troppo esplicita: «È lecito uccidere una persona che prega e digiuna, ma condivide le idee dei partici laici, democratici e comunisti?».