Così le imprese possono battere la burocrazia

Ecco tutte le armi a disposizione delle piccole aziende per scavalcare
gli ostacoli, facilitare i rapporti con il Fisco e ottenere i
finanziamenti necessari per crescere. E grazie al decreto Sviluppo c’è
anche la contabilità semplificata

Oltre due milioni e mezzo di imprese che danno lavoro a 14 milioni di addetti, il 60% della forza lavoro nazionale. Sono le pmi, lo zoccolo duro del made in Italy, che ha retto alla crisi salvando posti di lavoro: ma burocrazia e fisco restano le «bestie nere», che succhiano alle piccole aziende 16 miliardi l’anno in adempimenti e scartoffie. In questa pagina ne vediamo alcuni esempi, tra i molti che ci hanno segnalato. Come possono difendersi le pmi, e anzi rafforzarsi per crescere? Molte novità a loro favore sono contenute nel decreto Sviluppo appena varato dal Consiglio dei ministri. Non solo: restano valide le misure già approvate negli anni scorsi, opportunamente aggiornate.

Meno burocrazia e controlli
La filosofia è chiara: l’eccesso di controlli diventa illecito disciplinare. Di conseguenza, ogni tipo di controlli - Agenzia delle Entrate, Fiamme Gialle o Inps che sia - potrà essere operato al massimo ogni sei mesi e potrà durare al più quindici giorni. Una misura che riguarda soprattutto professionisti e piccole imprese, troppo spesso oppressi da un eccesso sproporzionato di verifiche a raffica. Un severo richiamo agli uomini del fisco al rispetto delle regole nell’attività di controllo è arrivato anche dal direttore dell’Agenzia delle Entrate, Attilio Befera. Spesso infatti, sull’onda di «redditometri» e «studi di settore», i comportamenti dei contribuenti vengono valutati in rapporto a una presunta «normalità» di spese e guadagni, e l’arbitrio è sempre in agguato.

Stop al Fisco da rebus
Grazie al decreto Sviluppo, sono molti di più gli imprenditori che possono aderire al regime contabile semplificato. É sufficiente che i ricavi riferiti all’anno precedente o quelli previsti per le nuove imprese (individuali o società di persone) non superino 400mila euro per le attività di servizi, 700mila per le altre attività. I vantaggi di questo meccanismo si concentrano sui costi di tenuta della contabilità, circa il 30% di quelli ordinari. Inoltre i contribuenti in contabilità semplificata possono dedurre nell’esercizio i beni di costo unitario non superiore a mille euro. Questo consente loro di evitare il processo di ammortamento con la relativa tenuta del libro cespiti o delle schede sostitutive a richiesta dell’Agenzia delle Entrate. Alleggerito inoltre lo «spesometro»: i commercianti non dovranno più acquisire e inviare i dati, alle amministrazioni fiscali per le spese superiori ai 3mila euro se il pagamento avviene con Bancomat, carte di credito, di debito o prepagate emesse da operatori finanziari.

Finanziamenti, fondi e Confidi
Il «Nuovo accordo per il credito alle pmi», dà la possibilità alle imprese di ottenere l’allungamento del piano di ammortamento dei finanziamenti già beneficiari della sospensione dei pagamenti grazie all’Avviso comune del 4 agosto 2009. Oltre il 75% degli sportelli bancari sul territorio ha già detto sì. Chi può beneficiare del nuovo accordo? Le pmi «in bonis» (ovvero che non hanno posizioni debitorie classificate dalla banca come «sofferenze», partite «incagliate», esposizioni ristrutturate o scadute/sconfinanti da oltre 180 giorni, né procedure esecutive in corso). A questo si agggiunge la possibilità del «Fondo di Garanzia»: destinato alle pmi di ogni settore, l’intervento del Fondo assistito dalla garanzia dello Stato consente alle imprese di ottenere finanziamenti senza costi di fideiussione o polizze assicurative. Un’ulteriore soluzione sono i Confidi, i consorzi che forniscono garanzie al sistema bancario per facilitare l’accesso al credito delle piccole imprese: sono su base territoriale o per tipologia d’impresa (esempio artigiani).

Fiducia ai «micro-imprenditori»
É stato siglato un protocollo d’intesa tra i Comuni italiani, promosso dal Comitato nazionale italiano permanente per il Microcredito, volto a costituire un «Fondo unico di garanzia e sviluppo» per offrire finanziamenti a fondo perduto a piccole aziende. Somme modeste, entro 10mila euro, ma che risultano spesso vitali per tanti piccoli imprenditori che ancora subiscono gli effetti della crisi economica. Il denaro verrà erogato senza garanzie né obbligo di restituzione, ma è richiesto il rispetto di precisi accordi con gli enti eroganti, come la costituzione di imprese entro un certo periodo di tempo o la presentazione di idee e progetti fattibili e remunerativi.