«Così insegniamo a difendersi dai pericoli»

Carlo Fornaro è il direttore delle relazioni esterne di Telecom Italia: è lui a presentarci il progetto «Navigare Sicuri». «Una delle iniziative - racconta - che abbiamo voluto creare a supporto non tanto del business in senso pieno, ma per completare quelli che secondo noi sono gli aspetti di consapevolezza e conoscenza della cultura digitale che in questo momento impattano su alcune categorie in particolare. Quindi, così come mostriamo come sarà la casa digitale del futuro portando il Telecom Italia Future Lab alla Città della Scienza di Napoli, o spieghiamo agli over 50 cosa vuol dire avere Internet e quanto sia semplice usare un pc per scambiare una mail con foto con il proprio nipote grazie ad un progetto che si chiama Internet Saloon, allo stesso modo ci siamo attivati sull'aspetto della sicurezza per i più giovani».
Una mission di sensibilizzazione, insomma?
«Sensibilizzazione, prevenzione e alfabetizzazione. Perché ai cosiddetti "nativi digitali" dobbiamo per forza di cose spiegare quali sono i rischi in cui si possono imbattere mentre navigano».
Esempi?
«Penso al furto d'identità, al cyberbullismo, agli adescamenti di minore. Telecom Italia collabora quotidianamente con gli organismi della magistratura, della polizia postale e di tutte le altre organizzazioni che reprimono i crimini sulla rete: ogni anno facciamo diversi milioni di comunicazioni alla polizia postale e alla magistratura, perché naturalmente siamo un osservatorio privilegiato di quello che accade on line. Questo progetto è quindi un pezzettino della nostra politica di ampliamento della comunicazione verso tutti i pubblici che nella nuova era digitale hanno o possono avere un impatto con il mondo di internet che va, appunto, governato».
E da qui nasce il progetto Navigare Sicuri, esatto?
«Proprio così: l'iniziativa è stata lanciata lo scorso anno grazie alla collaborazione tra Telecom Italia, che l'ha ideata, e due organizzazioni di particolare pregio: la Fondazione Movimento Bambino e Save the Children, la prima per parlare ai genitori, la seconda per parlare ai ragazzi. Quest'anno, poi, grazie a un accordo siglato con il ministero della Pubblica Istruzione, abbiamo avviato un tour italiano, partito dalla provincia di Torino. Nel corso dell'anno scolastico un pullman Navigare Sicuri girerà venti città in dieci regioni: all'interno del pullman tramite una grande lavagna multimediale e una serie di pc proveremo a diffondere alcune nozioni di base».
Qual è il vostro target?
«Il progetto si rivolge ai bambini dai 5-10 anni e ai ragazzi dai 10 ai 15, che hanno già una buona conoscenza del web. Vuole che le faccia un esempio?».
Prego.
«L'altro giorno sono stato nella scuola media di Grugliasco da cui è partito il tour, platea di 250 ragazzi, e ho chiesto loro chi aveva un account su Facebook: il 100% ha alzato la mano. Insomma, noi crediamo che di internet non si possa fare a meno, bisogna però sapere come usarlo. Il nostro obiettivo è quello di sensibilizzare, non certo quello di spaventare i ragazzi».
Anche per questo per i più piccoli è stato scelto il personaggio di Geronimo Stilton?
«Cercavamo un personaggio positivo e che fosse conosciuto dai più piccoli. Sappiamo che Geronimo è uno dei personaggi più amati: non a caso, tutte le pubblicazioni che abbiamo distribuito sono andate a ruba».
Cosa va insegnato a un bambino di 5-10 anni che naviga in rete?
«A proteggere i propri dati personali, a non dare indicazioni confidenziali col proprio nickname o con il proprio avatar: piccole cose che però purtroppo sappiamo essere un possibile pericolo durante la loro attività in rete».
Ma non c'è solo Geronimo Stilton…
«Affatto: ci sono racconti originali che vengono distribuiti in piccoli pamphlet, c'è il manuale Il senso della rete, c'è un sito internet dove i ragazzi possono accedere, ci sono dei video a finale aperto e molti altri materiali divulgativi».
Com'è stata l'accoglienza dei ragazzi?
«Il primo lancio di Navigare Sicuri risale ormai a quasi un anno fa, e abbiamo verificato che il tono e i linguaggi utilizzati erano quelli corretti perché c'è sempre stata una grande apertura dei ragazzi su queste tematiche: per questo motivo abbiamo chiesto il patrocinio del Ministero, proprio per sancire come questa sia un'attività di ampio carattere istituzionale».
Il progetto si apre a Facebook, Youtube e twitter. Perché questa scelta?
«Perché sappiamo che lì ci sono i ragazzi e sappiamo che lì passano molte ore. Così possiamo entrare nel loro mondo e dialogare usando il loro linguaggio».