Così internet metterà in soffitta gli intellettuali tradizionali

Non se ne sentirà molto la mancanza. La morte dell’intellettuale novecentesco potrebbe anche rappresentare un passo in avanti per liberare la cultura dalle incrostazioni del ’68. È una visione ardita, forse esagerata ma l’idea che internet metta in soffitta gli intellettuali e la loro pretesa di essere mediatori del sapere un po’ ci affascina.
La rivoluzione tecnologica sta modificando gli stili di vita, le abitudini, le relazioni sociali e le dinamiche di mercato, ma soprattutto i codici espressivi e il modo stesso in cui abbiamo trasmesso per secoli sapere e conoscenza. I media digitali cambieranno nel tempo il valore e la funzione dei testi alfabetici a tal punto che «la scrittura stessa dovrà rinegoziare il suo status culturale (Bolter)». La crisi della parola scritta toccherà tutte le sfere della tradizionale trasmissione del sapere. Ne farà i conti la letteratura, ne sta già facendo i conti l’informazione e il giornalismo che si stanno radicalmente trasformando con l’emergere di spazi (la blogosfera, i siti alternativi, social networking) e figure (il citizen journalist) che mettono in discussione l’autorevolezza dei media tradizionali.
All’interno di queste dinamiche cambierà anche il rapporto tra cultura e società e il modo attraverso cui la politica attingerà da entrambe. Le culture politiche del ’900 dovranno reinventarsi poiché internet non annulla la realtà, non la rende virtuale ma l’amplifica, aumentando il bisogno di interazione, confronto e circolazione di informazione e nuovi saperi. Siamo immersi in un universo informazionale come mai in passato era successo e in questo universo si generano nuovi linguaggi e nuove consapevolezze. Internet, la blogosfera, i nuovi spazi di comunicazione individuale e sociale sono una forma della nostra realtà relazionale da cui emergono nuove identità e anche nuovi conflitti. Sono quindi un luogo politico.
Ma internet è anche lo spazio la cui forma è definita dalla Rete, come spazio di una «virtualità reale (Castells)». Mettere «in Rete» significa abbattere la dimensione piramidale e verticistica con cui la cultura di sinistra e gli intellettuali si sono rapportati alla realtà per tutto il ’900. Nell’architettura di Rete il rapporto tra cultura e società è orizzontale, parte dal basso e la trasmissione del sapere può liberarsi dall’abbraccio utopico e ideologico del mediatore professionale. Costruire la Rete significa, per la dimensione politica, leggere la complessa realtà che nasce dalle nuove forme di comunicazione e generare consenso su di essa.
Una nuova politica deve quindi provare anche a riconoscere e a valorizzare gli spazi vitali della Rete dove il pensiero segna una presenza: un esempio di avanguardia in questo senso lo esprime proprio il mondo culturale liberale e conservatore. È il caso di «Tocque-Ville la città dei liberi» (www.tocqueville.it), l’aggregatore di blogger di area liberale e conservatrice che con i suoi oltre 1.200 cittadini e le decine di migliaia di contatti giornalieri, è un esempio unico in Europa. Una città virtuale ma reale, capace di elaborare idee, inventare linguaggi, sganciato dai media tradizionali e capace di intercettare le sensibilità della Rete.
Il vecchio intellettuale novecentesco sembra essere ormai una figura decrepita da lasciare su una sedia a dondolo davanti a un caminetto acceso con una coperta sulle gambe. La liberazione della cultura dal monopolio intellettualistico è anche la possibilità per la politica di ritrovare linguaggi e contenuti adeguati ala sfida dei nuovi mezzi di comunicazione. Una sfida che le nuove leadership devono saper cogliere.
*Direttore di Rainet