«Così gli italiani voteranno per il partito unico»

La proposta è nata all’interno del gruppo di Todi, poi è stata presentata ai leader e analizzata dai tecnici della Cdl. Dall’Unione finora nessun no

Antonio Signorini

da Roma

Viceministro Adolfo Urso, già si parla di un «lodo» che porta il suo nome. Fino ad ora però tutte le proposte di riforma elettorale sono morte prima di diventare patrimonio comune dei due schieramenti.
«Questa proposta però accontenta tutti, non risponde alle esigenze di una sola parte, semmai facilita un percorso già avviato sia nel centrodestra sia nel centrosinistra e cioè la riunificazione delle forze in un partito comune. Si rafforza il bipolarismo, l’alternanza e al contempo si tutelano le identità politiche. Anche i partiti più piccoli ottengono dei benefici perché possono coalizzarsi».
Il centro della sua proposta è la possibilità di presentare una lista comune associandola ai simboli dei partiti che l’appoggiano. A prima vista sembrerebbe un’ulteriore frammentazione.
«No, funziona. In sintesi, noi siamo partiti da un’esigenza di semplificazione. Alle consultazioni politiche l’elettore si trova di fronte a tre schede diverse e spesso con simboli difformi tra maggioritario di Camera e Senato e proporzionale della Camera. La proposta consiste nell’uniformare i sistemi introducendo i simboli delle liste a sostegno del candidato anche al Senato, dove ora è permesso solo il logo della coalizione. E di fare lo stesso anche nella scheda per l’elezione del 25 per cento dei deputati con il sistema proporzionale. Si potrebbero ad esempio presentare cinque simboli, come avviene oggi per il maggioritario alla Camera. Ora per il proporzionale è previsto un solo simbolo e l’effetto è che spesso i partiti di una stessa coalizione sono costretti a competere tra loro. Con la nostra proposta invece di evidenziare ciò che divide, riusciremmo a valorizzare ciò che unisce».
A scapito di qualcuno?
«No, quei partiti che per loro scelta vorranno andare da soli al proporzionale, penso ad esempio alla Lega, potrebbero associarsi ad altri simboli, come hanno fatto in altre consultazioni locali, mentre nel maggioritario potranno appoggiare e presentare loro candidature, senza bisogno di patti di desistenza. Il numero di liste per la scheda del maggioritario dovrebbe per questo essere aumentato rispetto ad ora».
Sembrerebbe una proposta di transizione, ritagliata su misura per il partito unico nella Cdl e dell’Unione a sinistra. Se i progetti unitari dovessero andare in porto pensa ci sarà ancora bisogno di tutti questi simboli?
«Questo lo decideranno i parlamentari della prossima legislatura. Ma l’esempio delle elezioni di Catania dimostra che per ora sono favoriti coloro che presentano più simboli. Il vantaggio di questa proposta è che apre alle coalizioni la strada della lista comune e lascia ai partiti la decisione se proseguire, dopo le elezioni, verso un partito unico».
Ne ha parlato con esponenti del centrosinistra?
«La proposta è nata all’interno del gruppo di Todi, poi è stata presentata ai leader di coalizione e analizzata dai tecnici della Casa delle libertà. Poi alla Camera è stata trasformata in un emendamento da Vincenzo Nespoli che ne ha parlato anche con esponenti della sinistra. Fino ad ora non ci sono state controindicazioni sul merito e io spero veramente che si trovi un’intesa unanime».
A sinistra però molti temono l’inciucio. Perché pensa di convincere anche loro?
«Perché coloro che credono all’Ulivo avrebbero la possibilità di realizzare una lista comune che rispecchia questo progetto e al contempo somma le singole identità. Anche le forze minori della sinistra non ne sarebbero danneggiate. Anzi. Basti pensare a Pdci, Verdi e Lista di Pietro che nel 2001 non hanno superato la soglia del 4 per cento e che con questa proposta potrebbero invece coalizzarsi e presentare una lista al proporzionale. Dico di più, anche partiti storici e non schierati come i socialisti di De Michelis e i radicali potrebbero coalizzarsi e cercare di superare lo sbarramento».
Isomma, non c’è nessun rischio?
«Ci guadagna chi vuole crescere concludendo un percorso unitario, chi vuole mantenere una propria identità nella coalizione. Chiaramente bisognerebbe mantenere le modifiche previste dalla bozza di Donato Bruno e cioè l’abrogazione dello scorporo e quindi di quello strumento truffaldino che sono le liste civetta e anche le modifiche alle norme sulla raccolta delle firme presentare le liste in modo da scoraggiare i simboli di disturbo e le falsificazioni».

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