Così Kapuscinski vede la sua Africa

Francesco Canepa

È un’Africa lontana dagli stereotipi, dai panorami suggestivi delle riviste di viaggi, quella descritta da Ryszard Kapuscinski, a Genova con una mostra fotografica inaugurata ieri alla Fondazione Carige. La mostra, che terminerà il 9 aprile, raccoglie trentadue dei migliori scatti del reporter polacco dal suo primo viaggio africano ad oggi, accompagnandoli con riflessioni tratte dai suoi racconti di viaggio.
«Kapuscinski racconta l’Africa senza mediazioni, sforzandosi di evitare che i suoi occhi di straniero ne distorcano l’immagine - spiega Andrea Semplici, fotografo e giornalista che ha organizzato la mostra -. La sua non è solo testimonianza ma partecipazione alla realtà che gli sta attorno». Durante i suoi viaggi, il reporter polacco si è sempre rifiutato di starsene chiuso negli alberghi di lusso destinati ai giornalisti occidentali: «Evitavo i percorsi ufficiali, i palazzi, i personaggi importanti e la grande politica - scrive nel suo “Ebano“ -. Preferivo chiedere occasionali passaggi sui camion, percorrere il deserto con i nomadi, farmi ospitare dai contadini della savana tropicale». Allo stesso modo, ponendo al primo posto il «rispetto per le persone di cui si scrive», Kapuscinski ha sempre rifuggito l’articolo o la foto «ad effetto»: «Il cinico non è adatto a questo mestiere», ama ripetere; ora questa frase è il titolo della raccolta dei suoi scritti sul giornalismo.
In quarantasette anni di viaggi Ryszard Kapuscinski ha raccontato le realtà di oltre cento Paesi del mondo attraverso libri-reportage divenuti modelli del giornalismo letterario contemporaneo; nel 2005 è uscita in Italia un’antologia delle sue poesie dal titolo «Taccuino d’appunti». Il maestro ha recentemente ricevuto il premio alla carriera dell’associazione «Ilaria Alpi».