Così l’automobile ha cambiato storia e paesaggio in Franciacorta

In primo piano il rapporto tra la geografia fisica e quella antropologico-culturale, con particolare attenzione per il tema della viabilità e del cosiddetto «spazio collettivo», il sistema di aree ed edifici di uso comune che incidono sulla vita di relazione degli individui. Questo il fulcro del convegno: «La viabilità nella storia della Franciacorta e del Sebino», organizzato, ieri, dalla storica Associazione «Castelli e Ville aperti in Lombardia». Quest’ultima opera da oltre trent’anni attraverso una serie di iniziative sociali, artistiche e culturali(tra cui la promozione dei vini famosi in tutto il mondo), finalizzate, in primo luogo, a valorizzare una delle terre più ricche e pittoresche della provincia bresciana: la Franciacorta. Ed è proprio il raro equilibrio tra natura ed insediamento umano, estremamente vario per tipologie architettoniche, a caratterizzare la specialità di questi luoghi. L’edizione 2005-2006 (la nona) della Biennale di Franciacorta e del Sebino, si propone, appunto, di rinnovare, attraverso il tema dei percorsi e più in generale dei quadri di mobilità, il punto d’incontro tra conoscenza storica e geografica, evidenziando le ripercussioni sul fattore antropologico. Ne sono un tipico esempio le modificazioni esercitate sul territorio e sulla viabilità dall’avvento dell’automobile. Dopo il 1800, il traffico veicolare motorizzato è andato aumentando fino ad occupare pressoché tutti gli spazi viari, che rappresentano la maggior parte di quelli urbani. L’auto ha modificato profondamente sia il disegno del territorio che il modo di utilizzarlo, consentendo, negli anni Cinquanta, lo sviluppo di un’urbanizzazione disomogenea e con poche infrastrutture. Tali processi sono ben visibili in un territorio delicato come la Franciacorta e consentono di leggerne l’evoluzione e la storia.