Così l’esule diventa artista in nome della memoria

Immagini in movimento per un allestimento che fin dal primo sguardo tradisce la temperie culturale degli artisti in mostra nelle sale della galleria Il Gabbiano di via della Frezza, dove si affacciano, da tele ocra intrecciate di pittura e collage, qualche capo velato, molti bambini, cavalli, musicisti, uomini e donne in pose da ritratto.
I protagonisti della mostra sono due iraniani: Shoja Azari, regista e videoartista, e Shahram Karimi, pittore, poeta e art director. I due hanno unito le forze per creare immagini in movimento, video e pittura insieme, forme che prendono vita dentro la propria figura dipinta, presentate con successo a Basilea nel giugno scorso.
Gli artisti, nati e cresciuti nel medesimo quartiere a Shiraz, si sono persi di vista in seguito alla rivoluzione del 1979 e ritrovati nel ’93 a New York, in esilio, entrambi impegnati in esperienze creative legate alla propria storia. Le opere di Shahram Karimi sono gallerie di ritratti che sembrano emergere da dietro le scritte, in un moto spontaneo come di oggetti che riaffiorino sulla superficie di un lago, memorie mai sepolte, a volte serene, a volte impastate di turbamento: «Sono un bambino, senza occhi, che si è svegliato terrorizzato tra una massa di Elmetti d’acciaio. / Un po’ lontano da me un cavallo ha disarcionato un uomo. / Non mi ricordo se era giorno o notte» (Sh. K.).
Altrove l’insieme si compone di tranches de vie incorniciate da telai fittizi o dalle cuciture tra i sacchi di riso con cui è realizzata la tela. Opere raffinate e uso interessante della commistione delle tecniche per una mostra che propone per la prima volta in Italia i due artisti attivi tra Bonn e New York.
Shahram Karimi e Shoja Azari. Fino al 25 gennaio. Galleria Il Gabbiano, via della Frezza 51, mart-sab 10-13, 16.30-19.30. Tel. 06-3227049.