Così l’idea futurista ha lasciato il segno

«Uno. Noi vogliamo cantare l’amor del pericolo, l’abitudine all’energia e alla temerità. 2. Il coraggio, l’audacia, la ribellione, saranno elementi essenziali della nostra poesia». Con queste prime parole Filippo Tommaso Marinetti aveva lanciato la sua sfida al mondo nel manifesto programmatico del Futurismo, pubblicato a Parigi nel 1909. Il centenario della fondazione di quello che è stato il più importante movimento d’avanguardia del Novecento, viene ricordato nello studio San Giacomo (via di San Giacomo, 14) con la mostra «La ricerca nel segno … attraverso il futurismo», curata da Maria Cristina Funghini. Fino al 31 gennaio sono esposte 31 opere, realizzate lungo un arco di tempo che va dagli albori del Futurismo agli anni Quaranta. Tra i nomi spiccano Giacomo Balla, Fortunato Depero, Tullio Crali, Enrico Prampolini, Gino Severini, Mario Sironi, Julius Evola, Iras Baldessari, Mario Chiattone. Ma è presente anche un artista anonimo, che si firma con la sigla S.M., con due Aerovedute degli anni Quaranta di straordinaria qualità. Il movimento, in effetti, pur fondato da un poeta, irruppe prepotentemente nell’arte, nella musica, nel teatro, nella danza, nel cinema, e perfino nella politica, reclutando un numero impressionante di seguaci, perché era una forza capace di attirare con la sua energia le menti più creative dell’epoca. Anche artisti affermati furono indotti per qualche anno a indossare la divisa futurista. In quell’Italia agricola e poverissima, che in arte era legata a vetusti punti di vista, l’idea che l’arte dovesse essere portata fuori dalle gallerie e dai musei, verso la gente, ebbe un successo immediato, ma i primi artisti che si raccolsero intorno a Marinetti non avevano ancora un loro segno distintivo. Ed è per questo che, stilisticamente parlando, le opere sono caratterizzate da una eterogeneità stilistica, messa in evidenza dalla mostra romana. Maurizio Scudiero, nella prefazione al catalogo, definisce questi artisti «distanti tra loro anni luce in termini stilistici». Abbiamo per esempio un Balla «che oscilla tra le compenetrazioni geometriche o curvilinee di campiture a tinte piatte e un’attitudine invece più decorativa» o un Evola «già più sbilanciato sul versante astratto-immaginista». Abbiamo un’architettura di Mario Chiattone e un’altra di Virgilio Marchi che mostrano due differenti approcci e una scenografia di Tullio Crali con valenze più simboliche. Questa varietà stilistica trova, però, un armonico punto di accordo nella comune adesione all’idea futurista, ed è per questo che la mostra parla di «segno» futurista. Quanto al disegno vero e proprio, sono in mostra vari esempi che vanno da un elegante gioco prospettico di Baldessari, a un figurino di Alberto Magnelli, da un volto meccanico di Sironi a una figura sintetica di Prampolini, fino agli inimitabili bozzetti pubblicitari di Depero, primo fra tutti quello realizzato nel 1928 per l’Acqua San Pellegrino. Orario 11-13.30 / 17-19.30 (chiuso il lunedì mattina, il sabato pomeriggio e i giorni festivi)