Così l’Inter si trasforma in zucca

«Nel primo tempo così compatti, pratici e perfetti. Nel secondo dovevamo continuare con quell’atteggiamento, e invece non ce l’abbiamo fatta». Adesso lo sa anche Claudio Ranieri, l’Inter ha un’ora scarsissima di autonomia, magari va forte per i primi trenta minuti e vince il Trofeo Tim di Bari, 45 per tempo, ma poi sparisce. Il primo segnale a Pechino, finale di Supercoppa, un tempo da non credere poi allo scoccare dell’ora di gioco Ibra e il crollo. Era già successo alla Dublin Cup, 31 luglio, gol di Balotelli al 46’ del primo tempo, poi diluvio, 3-0. Con il Chievo, ultima amichevole estiva, tre gol nel secondo tempo, il primo è di Thereau al 5’. Il campionato ha confermato, a Palermo gol al 3’ st di Miccoli dopo aver chiuso in vantaggio il primo tempo, al Novara sono bastati 38’, gol di Meggiorini, Napoli in vantaggio al 43’ a San Siro con Campagnaro, col Cska poi Zarate ha aggiustato tutto, ma dal 2-0 iniziale è arrivata la punizione di Dzagoev nel minuto di recupero prima dell’intervallo. Domenica a Catania il primo tempo descritto da Ranieri, poi subito al rientro il crollo con l’1-2 di Almiron e Lodi. Perfino il Lugano ad Appiano ha segnato le due reti fra il 20’ e il 25’ della ripresa e in campo non c’erano solo i Primavera. Fra Campionato e Champions, cinque partite su otto si sono ribaltate dopo la mezz’ora di gioco, compresa la sconfitta interna con il Trabzonspor, gol al 31’st di Celustka. «Sapevamo che il Catania ci avrebbe aggredito all’inizio della ripresa - continua la sua disamina Ranieri -. Ce l’eravamo detto nello spogliatoio». Niente.
Al Massimino c’erano in campo tre under trenta, il resto era Julio Cesar (32), Maicon (30), Lucio (33), Samuel (33) in seguito sostituito da Cordoba (35), poi Zanetti (38), Stankovic (33), Cambiasso (31) e Milito (32). L’Inter ha una rosa di 29 giocatori e 14 trentenni, riconoscenza e rispetto per gli eroi del Triplete, ma potrebbe essere una spiegazione forte, età e prestazioni sono due cose che stanno insieme bene. Benitez qualcosa aveva intuito, ma quando ha cercato di svecchiare con Natalino, Biraghi, Santon, Biabiany, Mariga e Nwankwo, è andato a Brema e ne ha prese tre in Champions. Spostare i miti è complicato, Leonardo l’ha capito al volo e ha schierato sempre il gruppo storico, Cambiasso, Julio Cesar, Zanetti, Samuel e Stankovic sono all’Inter dal 2005-06, inizio dell’epopea. E sinceramente chi sta dietro come Alvarez, Castaignos, Jonathan e Zarate non sta mettendo in difficoltà l’allenatore.
Ranieri quando ha preso in mano la squadra ha promesso che l’avrebbe riportata al modulo più congeniale ma ha chiesto in cambio mano libera nei tagli importanti: «Non è ancora la mia Inter - ha spiegato -, ma lo sarà sempre di più. Le cose si fanno piano piano, anche se adesso ci dobbiamo sbrigare». Ha parlato di intervento prioritario dal punto di vista atletico, sinceramente non ha molte varianti, ha una squadra che deve uscire con questa gente dalla buca in cui si è infilata, il progetto poi ora è a breve termine, non c’è tempo per infilare dentro gente che non conosce la serie A, occorre pensare al subito. Difficilmente arriverà un top player a gennaio, non ce ne sono sul mercato e Carlos Tevez è solo un nome buono da mettere sulla locandina. Arriverà probabilmente lo slovacco Juraj Kucka dal Genoa, un ’87, anche per il clima teso con la curva dopo le sue ammissioni di un probabile trasferimento all’Inter.
Il presidente è deciso a continuare su questa strada. Gasperini, in una delle sue deludenti confessioni, ha fatto sapere che all’Inter ogni novità è mal vista. Ha dimenticato il suo esonero ma forse c’è qualcosa di vero nella sua critica, l’arrivo di Gian Paolo Montali con compiti di supervisore è timbrato come privo di fondamento e quello di un ritorno di Eto’o pure. Ma sul secondo i dubbi sono legittimi.
Poi ci sono anche delle controindicazioni che fanno da paracadute, Sneijder e Julio Cesar in campo contano e non c’erano a Catania, come Obi che con la sua corsa un po’ mascherava l’andamento lento. E poi anche i quattro rigori nelle ultime quattro di campionato, se ci sono bisogna darli ma gli ultimi due non c’erano proprio. Domani alle 20,45 c’è il Lilla, fra in convocati Julio Cesar, Chivu e Sneijder. Samuel ha un’elongazione ai flessori, per chi non mastica significa che non è così grave. Ranieri ha detto: «A Lilla ci aspetta un’altra partita difficile».