Così l’Italia dell’ottimismo può battere la crisi

File davanti ai negozi e tutto esaurito per i veglioni di san Silvestro. Anche per il pranzo di Natale trovare un posto libero al ristorante è un’impresa. E una famiglia su due mette una vacanza sotto l’albero<br />

L’importante è essere ottimisti. Ma non come Fantozzi che, per risparmiare sul veglione di Capodanno, sceglie il party dove la mezzanotte si festeggia alle 23 in punto. Guai a piangersi addosso. Altrimenti si rischia di fare la fine del ragionier Ugo che, nella notte di san Silvestro, incita gli inquilini ad «essere felici» e a «sbarazzarsi di tutto ciò che è vecchio»: loro lo prendono alla lettera, così una lavatrice vola dalla finestra, centrando in pieno proprio la sua Fiat Bianchina.
Noi italiani siamo disposti a tirare la cinghia, ma giù le mani dai riti che fanno tanto status symbol: in testa, cenone e viaggetto. L’ultimo rapporto Censis disegna chiaramente il profilo di un italiano che continua a sorridere, se pur a desti stretti. E andrebbe ancora meglio se - come ha dichiarato al Sole 24 Ore il famoso ristoratore Raffaele Alajmo - «i telegionali la piantassero di diffondere un clima di terrore che non crea certo l’atmosfera giusta per andare a divertirsi». Non rinuncia a dire la sua anche il «maestro» (come ama farsi chiamare in tv) Gianfranco Vissani: «Oggi la vita è piena di problemi, i Tg sembrano bollettini di guerra. Io parlo con chi pranza tutti i giorni, li vedo felici, credo che la gente abbia bisogno di felicità». Ed effettivamente saremmo tutti più felici se i grandi chef dessero il buon esempio abbassando i prezzi dei menu festaioli.
Intanto, alla faccia dei catastrofisti del bilancio domestico, il calo dei tassi di interesse dovrebbe portare con sé un regalo insperato per le famiglie italiane; un bonus che può arrivare fino a 3.400 euro l’anno: a tanto ammonta infatti il risparmio a vantaggio di chi ha contratto un mutuo a tasso variabile, calcolato fra il momento di massimo rialzo dell’Euribor e il valore attuale.
Forse brinderanno anche a questo i 5 milioni di connazionali la notte dei 31 dicembre mangeranno zampone e lenticchie a ristorante, spendendo mediamente 44 euro a testa; inoltre 12 milioni di italiani mettono in preventivo di spendere a tavola addirittura più dello scorso anno: gente che pensa positivo e, soprattutto, è di buon appetito; gli stessi che non rinuncerebbero allo shopping nemmeno sotto tortura.
Cifre in linea con quel 33% che ha dichiarato di considerare «irrinunciabile un pranzo o una cena fuori casa almeno una volta al mese». Secondo un sondaggio della Federazione pubblici esercizi (Fipe): «Quatto italiani su dieci considerano quelli per il ristorante soldi ben spesi». Significativi anche le stime Ismea-Nielsen: «Il 63% degli italiani ha cenato fuori casa una volta in sei mesi. Il 79% di essi ha scelto la pizzeria, mentre il 51% un ristorante italiano. A preferire il ristorante sono uomini e donne residenti nel Nord-Ovest o nel Centro, laureati». E passiamo alle vacanze natalizie; un classico, come il cine-panettone di De Sica. Già nel weekend dell’Immacolata, la montagna aveva registrato il tutto esaurito e le indicazioni per il Natale e il Capodanno sono in linea con l’ottimismo: le prenotazioni hanno soddisfatto gli albergatori. Ma non tira solo la settimana bianca: una ricerca curata da TripAdvisor (la community di viaggiatori più grande del mondo) ha verificato che «un italiano su due ha già messo un viaggio sotto l’albero e darà fondo ai suoi risparmi pur di partire». Sempre attuale, tra i rimedi salva-crisi, anche l’idea di trascorrere le feste nella seconda casa (chi ce l’ha, ovviamente) o di condividere un appartamento in affitto con amici e parenti (6%); stenta invece a farsi largo l’idea dello scambio di casa (2%), ancora poco apprezzato in Italia. L’eventualità che un estraneo possa indossare le nostre pantofole resta un insormontabile deterrente.