«Così l’Unione ha penalizzato la Sicilia»

Marianna Bartoccelli

nostro inviato a Palermo

I giornali locali parlano di «polveriera azzurra» e di «scontro frontale tra Miccichè e Schifani». I protagonisti minimizzano e sostengono che una sana competizione elettorale porterà solo più voti al partito. E Forza Italia con il suo 30% rimarrà il primo in Sicilia. È un «tesoro» che Gianfranco Miccichè non intende lasciare gestire a nessuno e per questo ha preso una decisione che sembra non abbia concordato con gli altri big siciliani. L’ex ministro per il Mezzogiorno si candida alle regionali di domenica prossima, intende arrivare primo dei suoi e puntare alla presidenza del Parlamento siciliano. La seconda carica istituzionale nella regione con uno statuto autonomista a cui la devolution non regalerà nulla in più. Se riuscisse nel suo intento, dice, lascerà «senza rimpianti» il seggio di deputato.
C’è irritazione dentro il suo partito ma anche tra gli alleati. Soprattutto in An, che vede messa in discussione la carica occupata sino ad oggi...
«Dentro il mio partito mi sembra che quasi tutti condividano la mia scelta: La Loggia sta con me, il sindaco di Palermo Cammarata anche, e soprattutto tutti coloro che hanno conosciuto e apprezzato il mio lavoro di ministro per il Sud. Peggio per chi non lo fa. Il mio slogan è semplice: Cuffaro è il mio presidente, io il suo. Per quanto riguarda An, noi non possiamo rinunciare ancora una volta e stare fuori dai posti che contano. Sino a quando avevamo quattro ministri al governo poteva andare, ma ora Fi ha il dovere di rispondere al voto dei cittadini».
Ma perché puntare ad un ruolo che sembra istituzionale?
«Dentro il Parlamento siciliano non si parla più di politica da almeno 20 anni. Io riuscirò a riportare la politica dentro l’Aula».
È un modo per restare sempre dentro una maggioranza?
«Vede, io da ministro mi sono occupato seriamente di portare risultati anche nella mia isola, voglio continuare su questa strada intrapresa. A Roma sarebbe difficile, dall’Ars invece sono certo che, insieme a Cuffaro, faremo dimenticare che il governo nazionale è in opposizione con noi e che non c’è neanche un ministro siciliano, per la prima volta nella storia...».
A Roma dicono che non importa perché tutta la politica del centrosinistra è meridionalista...
«Non era mai successo che la Sicilia non avesse un ministro. È una scelta fatta per penalizzare una regione che continua a rimanere saldamente di centrodestra ma è stato anche una forma chiara e un po’ squallida di abbandono della loro candidata».
Il suo ministero è stato dato a Sergio D'Antoni, siciliano...
«Gli hanno tolto il Cipe. Come si fa a gestire senza la cassa? Il mio compito è stato quello di fare per la Sicilia, non di convincere qualcuno a fare. D’Antoni potrà fare qualche convegno, se glielo finanziano».
A proposito del fare, quali sono i programmi che presenta ai siciliani per essere eletto?
«Mercoledì ho presentato con Giovanni Minoli di Rai Educational uno dei principali progetti portati a buon fine. In Sicilia verrà aperto un centro di produzione per una soap opera stile quella napoletana che si chiamerà Dolceamara. È già stata firmata la convenzione per tre anni e 240 puntate l’anno. Significa lavoro anche intellettuale, e riuscire a raccontare la Sicilia senza stereotipi, ma attraverso storie possibili ambientate nei posti più belli. Ho contribuito a fare aprire il centro di ricerca biomedico a Carini con l’università di Pittsburg. Ospiterà 500 scienziati e la laurea avrà valore sia in Italia che negli Usa. E ancora un nuovo centro di ricerche a Cefalù con il San Raffaele. Per la prima volta la Biennale di Venezia avrà una presenza a Palermo. Ho sollecitato l’apertura di 10 campi da golf, finanziato le strutture per fare arrivare l'acqua dappertutto... Insomma ricerca e cultura, ma anche soldi trovati nel bilancio italiano e nei fondi europei e sono fiero dei risultati ottenuti».
Il futuro politico di Forza Italia?
«Andare verso il partito unico ed essere capace intanto di fare una buona opposizione. È importante in democrazia. Spero infatti che la candidatura della signora Borsellino serva almeno a costruire una vera e salda opposizione anche qui in Sicilia, anche se a parti rovesciate».