«Così l'aeroporto di Torino si è aperto al mondo»

Roberto Barbieri ha assunto l'incarico di amministratore delegato della Sagat (la società che gestisce l'aeroporto Caselle di Torino) solo pochi mesi fa e ha trovato ad attenderlo la profonda necessità di un rilancio. «Lo scalo negli ultimi anni non ha sviluppato una vera politica commerciale; si era seduto, se così si può dire, sui collegamenti Torino-Roma».
Qual è la ragione?
«C'era una convergenza di proprietà (il gruppo Benetton, ndr) tra gli aeroporti di Torino e di Roma. Così, in pratica, interessava soprattutto alimentare Fiumicino».
E Caselle ha perso passeggeri.
«Mi chiedo come fa Torino a essere la quarta città in Italia e il suo aeroporto a essere il quattordicesimo. C'è qualcosa che non va».
Quanti passeggeri utilizzano il vostro scalo?
«Nel 2013 sono stati 3,160 milioni. Ma nel 2011, l'anno-record, erano stati 3,710. Nel 2014 stiamo lavorando per riportarci a 3,5 milioni».
Che cosa state facendo?
«Stiamo lavorando su due fronti. Quello dell'efficientamento dell'azienda e quello dello sviluppo. Per esempio, abbiamo raggiunto un accordo sindacale per il nuovo contratto di handling, a costi più bassi, senza un'ora di sciopero».
E per quanto riguarda lo sviluppo?
«Spieghiamo alle compagnie quant'è importante e popolata l'area che gravita sul nostro aeroporto, che si può stimare tra i 6 e gli 8 milioni di abitanti. Numeri di rilievo. La domanda che ci poniamo è: quante persone viaggiano verso città europee non servite da Torino, facendo scalo in altri aeroporti? Questo è il numero chiave, che indica le potenzialità sulle quali le compagnie possono fare i loro conti. È chiaro che queste aprono un volo se lo riempiono e se guadagnano. Noi cerchiamo di dimostrare che le destinazioni da Torino sono redditizie».
Novità recenti?
«Abbiamo aperto il collegamento verso Amsterdam, due voli al giorno di Klm, sette giorni alla settimana; la capitale olandese offre 104 destinazioni nel mondo entro 60-90 minuti. Serviamo anche altri hub come Monaco, Francoforte, Madrid, Parigi. Adesso stiamo trattando per Lisbona, importante per il Brasile. Ancora: Vueling, che è un bell'esempio di mix tra business e low cost, da settembre aprirà quattro voli al giorno per Roma, che si aggiungono ai 7 di Alitalia. Nei 12 mesi successivi aprirà quattro tratte internazionali».
E Alitalia?
«Ha preservato il suo traffico; ora apre i voli per Tirana e Alghero».
C'è dell'altro?
«Sì. Tra un mese inauguriamo il volo verso Zurigo, operato da Etihad regional. Abbiamo già ottimi collegamenti con Londra Stansted, operato da Ryanair, con Gatwinck, operato da British. Stiamo lavorando per creare un volo su London City, con un aereo piccolo, che permetta alla nostra comunità business di andare e tornare in giornata».
Quindi a Torino è presente anche Ryanair.
«Sì, serve 600mila passeggeri. L'anno prossimo avrà nuovi aerei e speriamo di aumentare la sua presenza».
La finanziate in qualche modo?
«No, le riserviamo trattamenti di mercato, come a tutti i nostri clienti. Noi non siamo come altri aeroporti drogati - mi riferisco a Cuneo - che regalano soldi alle compagnie per sopravvivere. Gli aeroporti piccoli vicino a quelli grandi andrebbero chiusi».