Così Lalla può tenersi l’inchiesta

Diego Pistacchi

La Figc tenta la mossa disperata, quella della competenza. Spera di portare a Roma l’inchiesta sulla sentenza della Caf scritta in anticipo. Spera di togliere al procuratore Francesco LAlla un caso che potrebbe provocare duri colpi alla Federazione che di problemi ne ha già fin troppi. Ma anche in questo caso gli avvocati romani rischiano di farsi cogliere in contropiede. La procura di Genova ha già pronto il piano per non farsi scippare le carte che scottano, anche perché in realtà basta ricostruire la dinamica degli eventi per capire che la competenza territoriale è tutta della magistratura ligure.
La legge infatti assegna il fascicolo alla procura sul cui territorio è stato commesso il reato da perseguire. E qui la Figc spera di avere gioco facile: se falso in atto pubblico è stato commesso, questo è avvenuto a Roma, e precisamente a casa del presidente della Caf Cesare Martellino, che ha addirittura stampato il file sul computer del figlio. Già, però l’inghippo è stato scoperto a Genova, nell’ufficio dell’avvocato Maurizio Mascia, e soprattutto ben dopo che il file era stato preparato (in anticipo rispetto al processo), più precisamente nei giorni in cui Enrico Preziosi finiva agli arresti domiciliari a Como. Questo particolare ha molta importanza perché il reato che si andrebbe a perseguire è l’uso di atto falso. E l’atto falso è stato usato a Genova. La prima volta che la sentenza contro il Genoa è apparsa ed è stata resa pubblica risale al 16 agosto, giorno di inizio del processo civile di fronte al giudice Alvaro Vigotti.
Quel documento lo aveva in mano l’avvocato Galavotti, legale della Federcalcio, che entrando in aula disponeva persino delle motivazione della sentenza Caf. Erano le 10 del mattino e i legali del Genoa fino a un istante prima, avevano atteso invano ai fax del loro studio l’invio di una copia del documento. La Figc aveva volutamente tenuto nascosto ai suoi avversari, cioè al Genoa, le carte che potevano consentirgli la difesa. Esagerando con la pretattica, era stata però costretta a inviare alle 10.30, in tutta fretta, una mail contenente il dispositivo della sentenza alla sede del Genoa e al domicilio di Preziosi (e non ai suoi legali). Grazie a quella mail è venuto poi a galla lo scandalo della sentenza precotta. Ma a usare l’atto falso fu l’avvocato della Figc. E lo fece a Genova.