Così la legge Bossi-Fini ha messo in regola l’immigrazione in Italia

I n Italia ci sono 2 milioni 800mila stranieri regolari, che corrispondono al 4,8% della popolazione italiana. Se si pensa che nel 1970 gli immigrati nel nostro Paese erano 144.000, si comprende la portata del mutamento nella composizione della popolazione italiana. Di fatto, se trent’anni fa eravamo il primo Paese «esportatore» di manodopera in Europa, oggi siamo al terzo posto nell’Ue - dopo Germania e Francia - per numero di immigrati regolari.
L’Italia è un Paese di nuova immigrazione, punto d’arrivo per stranieri desiderosi di un inserimento stabile: 9 immigrati su 10 sono in Italia per lavoro o per ricongiungimento familiare. La maggior parte del fenomeno si concentra al Nord (59% della presenza straniera), dove maggiori sono le opportunità di lavoro, mentre tale percentuale si riduce sensibilmente al Centro (27%) e soprattutto al Sud (14%).
I flussi migratori che giungono in Italia provengono ancora in larga parte dall’Europa: tra il 2001 e il 2005 è cresciuta soprattutto la presenza degli stranieri provenienti dall’Europa centro-orientale (Ucraina, Romania e Albania). In aumento risultano anche le comunità dell’Asia orientale, in particolare quella cinese, mentre più contenuto è risultato l’aumento degli stranieri originari dell’Africa, tra cui spicca la crescita dei marocchini. La comunità più numerosa in Italia è quella albanese, che rappresenta il 13,2% degli immigrati, seguita da quella marocchina (12,3%) che, rispetto al 2001, non è più la prima comunità straniera nel nostro Paese.
La composizione della popolazione immigrata sfata un luogo comune: quello dell'invasione dell’Italia da parte degli immigrati di religione musulmana. Infatti, il cristianesimo è la prima religione tra gli immigrati regolari (49,5%) seguita dall’islam (33%). Solo in Valle d’Aosta e in Puglia i musulmani sfiorano la maggioranza assoluta.
P La sinistra accusa: «Con la Bossi-Fini si torna alla vecchia politica basata sull’aumento della clandestinità seguita dalle successive sanatorie» (Livia Turco, 11 luglio 2002).
Il 30 luglio 2002 è stata approvata la legge n.189 sull’immigrazione clandestina. La legge, nota come Bossi-Fini, è nata per gestire in modo razionale i flussi migratori. La norma integra e non riscrive la precedente legge n. 40 (la Turco-Napolitano), approvata nel 1998 dal governo Prodi.
Tra i principali punti della Bossi-Fini figura il permesso di soggiorno concesso allo straniero che già possiede un contratto di lavoro, garantendo la corrispondenza tra immigrazione e lavoro regolare. La promozione di condizioni di vita e di lavoro dignitose per gli immigrati deve però procedere di pari passo con la lotta alla clandestinità: a tal fine, lo straniero senza permesso di soggiorno viene espulso per via amministrativa, e se ne segue tutta la procedura di accompagnamento alla frontiera. La nuova normativa ha introdotto altresì le impronte digitali: agli immigrati che chiedono il permesso di soggiorno, ma anche a chi ne chiede il rinnovo, verranno rilevate le impronte digitali.
Nella «Guida ai falsi luoghi comuni», elaborata dall’ufficio immigrazione dei Ds (18 aprile 2001) si legge: «A misure di sanatoria o regolarizzazione si è fatto ricorso soprattutto in occasione della entrata in vigore di nuove normative (in genere più restrittive) sul governo dei flussi migratori. Così ha fatto l’Italia in occasione della entrata in vigore della legge Turco-Napolitano. Così ha fatto la Francia quando è stata approvata la legge Chevénément sull’immigrazione».
Così ha fatto il governo Berlusconi: dopo l’approvazione della Bossi-Fini, che prevedeva anche la regolarizzazione di colf e badanti, è partita la sanatoria che ha raccolto 705.404 richieste di regolarizzazione. La sanatoria, conclusasi il 31 dicembre 2003, è stata la più massiccia operazione di emersione e regolarizzazione di lavoratori stranieri in Italia. Al termine dell’operazione sono stati 634.728 i lavoratori extra-comunitari regolarizzati.
Quindi: la sanatoria del 2003 non ha determinato la regolarizzazione dei clandestini o di extracomunitari irregolari, ma di stranieri che, grazie al lavoro, hanno potuto usufruire del permesso di soggiorno e di un alloggio garantito dal datore di lavoro, come indicava la legge.
I lavoratori stranieri sono una realtà del mercato occupazionale italiano, rappresentando circa il 9% della forza lavoro. Il settore che assorbe la maggiore manodopera rimane quello dei servizi (49,1%), seguito dall’industria (44,8%) e dall’agricoltura (5,9%). Gli stranieri cominciano altresì a integrarsi nel tessuto imprenditoriale italiano: stando all’indagine sul movimento demografico delle imprese condotta da InfoCamere, sulle 80.227 nuove imprese nate nel 2005, ben 26.933 sono state avviate da imprenditori immigrati, pari a un terzo dell’intero saldo (Sole 24 Ore, 2 febbraio 2006). In totale, in Italia, sono più di 200mila le imprese con titolare di nazionalità extra-comunitaria.
Lotta all’immigrazione illegale.
È impossibile per definizione stabilire con certezza il numero degli immigrati illegali. Per la sua posizione geografica, l’Italia non è solo Paese d’arrivo dei flussi migratori, ma anche di transito verso gli altri Paesi dell’Europa. Ciò che invece si può stabilire con precisione sono le cifre della lotta all’immigrazione illegale.
P La sinistra accusa: «La legge Bossi-Fini produce la repressione che spinge verso la clandestinità» (Fausto Bertinotti, 9 febbraio 2006).
Il numero degli stranieri allontanati è diminuito, non solo perché negli ultimi anni è stata potenziata l’azione di contrasto grazie al miglioramento delle tecniche investigative e alla cooperazione e alla collaborazione con le autorità degli Stati di origine, ma anche e soprattutto per effetto della Bossi-Fini, che stabilisce con chiarezza le regole di ingresso e di permanenza nel nostro Paese.
È quindi paradossale l’accusa di Fausto Bertinotti, perché non di repressione si tratta bensì di certezza delle regole. Con la legge Turco-Napolitano, invece, l’espulsione si limitava alla consegna di un foglio di via, e ciò non faceva che favorire di fatto la permanenza sul territorio italiano dei clandestini espulsi.
La Bossi-Fini non ha introdotto il principio di espulsione, ne ha resa effettiva l’applicazione. Peraltro, l’impegno assunto contro la clandestinità è stato seguito a livello giuridico dalla novità dell’introduzione nel codice penale del reato di immigrazione clandestina; inoltre, lo Stato ha investito 144 milioni di euro per le politiche migratorie nel 2004, di cui ben 115 milioni sono stati destinati alla lotta all’immigrazione clandestina.
P La sinistra accusa: «Le carrette del mare continuano a naufragare con il loro carico di dolore e vittime» (Piero Fassino, giugno 2003).
Le nuove disposizioni di espulsione e controllo dei flussi migratori hanno comportato una drastica riduzione degli sbarchi clandestini. Questi ultimi costituiscono l’aspetto più tragico e più visibile dell’immigrazione, sebbene di fatto rappresentino appena il 10% del totale dei flussi irregolari. Dal 2001 al 2004, gli sbarchi si sono più che dimezzati (-51%): se nel 2000 ammontavano a 26.817, nel 2002 sono stati 23.719, fino ad arrivare ai 13.635 del 2004. Nei primi sei mesi del 2005 sono sbarcate 7.543 persone, e si è raggiunto l’azzeramento degli sbarchi clandestini in Puglia e Calabria dall’Albania e dalla Turchia.
P La sinistra accusa: alla pagina 250 di Per il bene dell’Italia, il monumentale programma dell’Unione (281 pagine), si accusa il governo di centrodestra di aver «interrotto positive esperienze di collaborazione bilaterale con alcuni Paesi d’origine e prodotto tensioni tanto superflue quanto deleterie con altri».
Il governo Berlusconi non ha mandato in soffitta gli accordi bilaterali con i Paesi a più alta concentrazione di emigrazione verso l’Italia. Al contrario, attualmente sono 28 gli accordi bilaterali di riammissione. Dal 2003, poi, sono state siglate intese con 5 Paesi strategici per il controllo dell’immigrazione clandestina che proviene dal Mediterraneo, dall’Est europeo e dall’Asia (Sri Lanka, Malta, Cipro, Moldavia ed ex Jugoslavia). E sono in corso negoziati con altri 17 Paesi. Con la Libia, dopo la firma il 3 luglio 2003 di un accordo concluso tra il ministro dell’Interno, Giuseppe Pisanu, e il leader Muhammar Gheddafi, consistente nella fornitura di assistenza tecnica alle autorità di Tripoli nelle attività di contrasto all’immigrazione clandestina, i risultati non sono tardati: gli sbarchi in Sicilia sono diminuiti del 23% nel 2003 (dai 18.225 arrivi nel 2002 si è passati a 14.017) e sono scesi ancora nel 2004 (13.594).
La firma di questi accordi ha anche reso possibili alcune importanti azioni di polizia contro le cellule criminali che gestiscono i «viaggi della speranza». L’operazione Adib (schiavo), condotta dagli uomini della Direzione centrale Anticrimine all'inizio dello scorso febbraio, ha sgominato un'organizzazione che, da Crotone, deportava dalle coste libiche a Lampedusa migliaia di clandestini provenienti per lo più da Egitto, Sudan e Marocco.
Il governo si è poi impegnato in un progetto di pattugliamento congiunto per la gestione dei flussi migratori nel Mediterraneo centro-orientale che prevede la costituzione a Malta e a Cipro (nuove frontiere dell’Ue) di centri ad hoc per il coordinamento di unità navali e di centri di trattenimento per i clandestini intercettati, nonché il rimpatrio dei clandestini verso i Paesi di origine. Tra le principali operazioni, Ulisse, Guanarteme e Magallanes (sotto la responsabilità spagnola) e i piani di pattugliamento Nettuno promossi proprio dall’Italia nel settembre 2003.
P La sinistra accusa: a pag. 250 del Programma dell’Unione si legge che il governo Berlusconi avrebbe «inasprito le tensioni con i partner europei, trascurando al tempo stesso di far valere gli interessi del Paese».
La sinistra dimentica, a parte le operazioni bilaterali, che proprio sotto la presidenza dell’Italia ha preso vita l’Agenzia europea per la gestione della Cooperazione operativa alle Frontiere esterne con sede a Varsavia. L’Agenzia - istituita formalmente con regolamento dell’ottobre 2004 - ha il compito di accrescere i sistemi di sicurezza nei documenti di viaggio (anche attraverso l’uso delle biometrie e l’istituzione del Vis, banca dati europea sui visti) e rafforzare la collaborazione dei Paesi membri in materia di vigilanza alla frontiera. Dopo una prima riunione nel maggio del 2005, l’Agenzia sarà operativa già per la fine del 2006.
«L’Agenzia trae origine da un’idea sostenuta dall’Italia» ha detto ufficialmente, in una relazione dell’estate scorsa, il prefetto Alessandro Pansa, ex direttore centrale dell’immigrazione e oggi direttore centrale della polizia criminale e numero due della Polizia di Stato.
A porre «le basi per una futura polizia di frontiera europea», spiega ancora Pansa, è stato «lo studio di fattibilità realizzato dal Dipartimento di Pubblica Sicurezza del ministero dell’Interno”». Il progetto, basato sull’idea di una nuova forza di polizia a carattere sopranazionale, ha ricevuto il plauso del Consiglio dell’Unione europea, che ha deciso di dare vita a sette centri di coordinamento delle attività alle frontiere esterne: all’Italia è stato assegnato il coordinamento delle frontiere aeree degli Stati membri, alla Spagna e alla Grecia quello delle frontiere marittime e alla Germania, quello delle frontiere terrestri.
Sarebbe questo il modo in cui il governo Berlusconi avrebbe «inasprito le tensioni con i partner europei, trascurando al tempo stesso di far valere gli interessi del Paese»?
P La sinistra accusa: a parte l’abolizionismo generalizzato («Aboliamo la Bossi-Fini») ripetuto da molti, la sinistra ha bollato come lesive della dignità della persona le norme che introducono rilievi fotografici e rilevazione delle impronte digitali.
La sinistra dimentica che, nel novembre 2000, l’allora sottosegretario all’Interno, il diessino Massimo Brutti, aveva avanzato la proposta di creare un «sistema di riconoscimento dattiloscopico per associare le impronte digitali al nome e cognome dell’extracomunitario».
Peraltro, il provvedimento introdotto dalla legge sull’immigrazione è in piena consonanza con le direttive europee: il 7 gennaio 2005 la Commissione europea ha approvato l’istituzione di nuovi visti, che saranno disponibili già dalla fine 2006, e che conterranno le impronte digitali e la scansione computerizzata del volto del titolare.
P La sinistra divisa sui Cpt: «I Cpt vanno chiusi» (Oliviero Diliberto); «È privo di senso proporne la chiusura» (Piero Fassino).
I Cpt (Centri di permanenza temporanea) sono stati istituiti dal governo di centrosinistra con legge Turco-Napolitano del 1998, ma non hanno mai messo d’accordo la sinistra. Nel giugno 2005, il ministro Pisanu ha detto: «I Cpt non li ho inventati io. Io li ho soltanto ristrutturati e migliorati nel funzionamento, e solo di recente sono diventati per la sinistra estremista ed altri gruppi dei lager e dei luoghi di detenzione. Da ultimo sono arrivate le bombe degli anarco-insurrezionalisti e gli attacchi ai volontari della Croce Rossa e delle Misericordie. La cosa non mi sorprende: è inevitabile che, dopo aver seminato vento, si raccolga tempesta».
In realtà, i Cpt - previsti nell’ambito del Trattato di Schengen e consentiti dall’articolo 5 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo - svolgono una funzione indispensabile per il controllo dell’immigrazione clandestina. Vi sono ospitati i destinatari di un provvedimento di espulsione.
La Legge Bossi-Fini ha dato a queste strutture nuovi strumenti d’azione: i clandestini possono essere trattenuti per un periodo massimo di 60 giorni (con la Turco-Napolitano il termine era 30 giorni), affinché si possa procedere all’identificazione, alla convalida del trattenimento ed al successivo provvedimento di espulsione. In questi centri vengono assicurati, oltre ai servizi occorrenti per il mantenimento e l’assistenza degli stranieri, i servizi sanitari essenziali, gli interventi di socializzazione, le libertà di culto e di corrispondenza.
P La sinistra accusa: con riferimento alle misure di protezione sociale e solidarietà: «Un provvedimento cinico, intollerante, razzista, indegno di un Paese civile qual è il nostro» (Gavino Angius, 11 luglio 2002).
Accanto alla lotta contro l’immigrazione clandestina si collocano l’impegno per l’integrazione degli immigrati regolari e la solidarietà verso le fasce più deboli della popolazione migrante, come donne e bambini, e per contrastare fenomeni come la tratta per sfruttamento sessuale e la riduzione in schiavitù delle donne immigrate. Nel solo 2004 sono stati concessi 811 permessi a titolo di protezione sociale. Sono stati quindi privilegiati gli interventi volti a sottrarre le vittime dallo sfruttamento. Molte donne sono state inserite in vari progetti, avviate a corsi di formazione, accompagnate ai servizi socio-sanitari legali, mentre di recente sono stati avviati dei progetti per il reinserimento in patria.
P Contro le mutilazioni genitali femminili.
Il governo Berlusconi ha affrontato per la prima volta il gravissimo fenomeno delle pratiche di mutilazione genitale femminile. Con la legge 9 gennaio 2006 n° 7 si punisce con la reclusione da quattro a dodici anni chiunque, in assenza di esigenze terapeutiche, cagiona una mutilazione degli organi genitali femminili. Il governo ha poi autorizzato una spesa di 2 milioni di euro annui dal 2005 per predisporre campagne informative rivolte agli immigrati dai Paesi in cui sono effettuate le pratiche messe fuori legge, al momento della concessione del visto.
P Assegno di maternità alle donne rifugiate.
Il ministero dell’Interno ha dato ai Comuni la possibilità di riconoscere, valutando caso per caso, l'assegno di maternità alle cittadine extracomunitarie che abbiano ottenuto il riconoscimento dello status di rifugiate politiche.
P Il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati.
L’Italia si sta dotando di un sistema nazionale di accoglienza e protezione per richiedenti asilo e rifugiati. L’emendamento legislativo n. 28.260.5 al ddl Bossi-Fini, prevede l'istituzione di un Fondo Nazionale per le politiche e i servizi dell’asilo, assegnando ai Comuni un ruolo centrale che si avvale anche del sostegno di alcune delle organizzazioni non governative più rappresentative nel settore e di alcune organizzazioni internazionali. Attualmente, il Sistema di protezione comprende 80 progetti territoriali, con più di 2.200 posti complessivi ai quali vanno sommati i posti resi disponibili a Roma e Milano. Nell’accoglienza rientrano anche attività di formazione linguistica, iscrizione dei minori in età dell’obbligo scolastico, attività di informazione legale sulle procedure d'asilo e sui diritti e doveri dei beneficiari in relazione al loro status, sostegno all’integrazione lavorativa e alloggiativa. Dal 1° luglio 2001 al 31 maggio 2005 le strutture della rete hanno accolto complessivamente 8.722 persone.
P Tutela dei minori immigrati
La legge Bossi-Fini inasprisce le pene per chi violi le disposizioni sull’immigrazione clandestina per favorire l’ingresso di minori da impiegare in attività illecite al fine di favorirne lo sfruttamento. Stabilisce il divieto di espulsione dei minore di anni 18; sancisce, nel titolo IV, il diritto all’unità familiare e tutela dei minori, stabilendo che in tutti i procedimenti amministrativi e giurisdizionali finalizzati a dare attuazione al diritto all'unità familiare e riguardanti i minori, debba essere preso in considerazione con carattere di priorità il superiore interesse del fanciullo.
P Utilizzo dell’informatica per la gestione delle procedure di ingresso dei lavoratori non Comunitari
La legge 189/02 prevede che lo Sportello Unico si basi su procedure informatizzate per l’ingresso e il soggiorno dei cittadini extracomunitari. Al riguardo, il regolamento attuativo della legge 189/02, prevede nuove procedure che saranno gestite telematicamente dallo Sportello Unico per l’immigrazione per garantire la gestione completamente informatizzata delle procedure di ingresso e del monitoraggio dell’andamento dei flussi d'ingresso dei lavoratori extracomunitari.
P A grandi passi verso l’integrazione
Conseguenza dell’integrazione nel mercato del lavoro è il desiderio di «metter su casa», tanto più che, come si è detto, 9 immigrati su 10 vengono in Italia per rimanervi: una recente indagine di Scenari immobiliari, rivela che negli ultimi 5 anni è quadruplicato il numero degli immigrati proprietari di casa. Nel 2005 i contratti di compravendita conclusi da cittadini stranieri sono stati 116.000, ossia il 14,4% del totale. L’investimento nel mattone da parte degli immigrati, in particolare provenienti dall'Europa dell’Est, si rivolge soprattutto a bilocali in periferia. L'indagine evidenzia altresì i progressi compiuti nell’integrazione e una maggiore apertura al credito degli istituti bancari (Sole 24 Ore, 12 dicembre 2005). Abi e CeSPI hanno contato 1 milione 450mila cittadini stranieri titolari di un conto corrente in Italia. È cliente di un istituto di credito il 57,3% dei 2.100.000 immigrati in età adulta residenti in Italia, esclusi i cittadini dei Paesi ad alto reddito. Il trend, come segnalano tutte le banche interpellate, è in forte crescita nell’ultimo quinquennio. Forse è però più interessante il dato sui servizi utilizzati dai clienti immigrati, non più solo quelli, trainanti, legati alle rimesse, ma anche i servizi di conto corrente di base e una forte anche richiesta di carte pre-pagate o ricaricabili e di credito al consumo (mutui casa, prestiti finalizzati e prestiti personali).
P I costi sostenuti
Oltre alla promozione delle misure volte a contrastare i clandestini, il nostro Paese sta implementando diverse manovre finalizzate a sostenere l’inserimento e l’attività professionale degli immigrati regolari. In particolare, sono stati disposti dei fondi specifici per le politiche migratorie, delle risorse per i rifugiati ed i chiedenti asilo, degli aiuti per l’estensione dell'istruzione e per l’accoglienza alle frontiere nonché delle misure volte alla regolarizzazione lavorativa dei migranti; come approfondito in seguito. Per quanto riguarda il fondo per le politiche migratorie, dopo diversi problemi riscontrati nel biennio 1998-2000 (fra cui l’assegnazione di fondi ad eventi episodici e non programmati in assenza di un sistema di monitoraggio), si è implementato un programma nazionale, diretto a realizzare una collaborazione fra amministrazione centrale e regionale per promuovere l’integrazione dei cittadini extracomunitari. Alle politiche di sostegno sono stati destinati 63.404.004 euro nel 2002; 38.617.768 nel 2003; 29.078.933 nel 2004.
P >Conclusione
Si fa presto a dire «aboliamo la Bossi-Fini». Non si può abolire il movimento migratorio, né per motivi umanitari né per motivi economici, non si può ghettizzare l’immigrato per evidenti ragioni di civiltà, non ci si può rassegnare al fenomeno lasciandolo nelle mani della criminalità organizzata. Si deve affrontarlo nei suoi vari aspetti con le leggi e le risorse. In questi cinque anni di governo del centrodestra, pur in una fase difficile sul piano economico, il fenomeno dell’immigrazione e della integrazione è stato affrontato con numerosi provvedimenti, di cui abbiamo riportato qui sopra i principali.
(2. Continua - Domani il dossier sulla riforma delle pensioni)