Così la Malibran rivive nella voce della Bartoli

Chi ambisca conoscere le ragioni che hanno fatto di Cecilia Bartoli, secondo la vox populi, una delle ultime dive, le cerchi nella sua voce, e meglio ancora nella sua tecnica, fatta di agilissime «volate» talora anche chilometriche - come nessun’altra riesce a fare - di sorprendenti «legati», di morbide «mezze voci» assolutamente inimitabili, «crescendi» e «diminuendi» studiatissimi. Aggiungiamoci anche la carica di simpatia che la rende irresistibile e con la quale, dal palcoscenico, in un baleno riesce a conquistare qualunque pubblico, e il quadro è completo. Preceduta da tale fama è ovvio che il suo concerto romano, dopo anni di assenza si annuncia esaurito, nonostante Santa Cecilia abbia scelto per lei la sala grande dell’Auditorium (domani alle 20.30). L’accompagna un ensemble cameristico di dimensioni ridotte, l’orchestra «La scintilla dell’Opera di Zurigo», che lavora da tempo con lei; e lei il repertorio in programma lo canta ormai ad occhi chiusi, perché si tratta del repertorio che ha inciso nel bel cd dedicato alle musiche che cantava Maria Malibran (la prima grande diva del «Belcanto», vissuta solo 28 anni dal 1826 al 1836). Inframezzate da brani strumentali, canterà arie di Gioacchino Rossini, Giovanni Pacini, Gaetano Donizetti, a Manuel Garcia (suo padre), e della stessa Malibran; le ha cantate in giro per il mondo per promuovere il cd, e soltanto ora a Roma, sua città natale. La sua voce la Bartoli la custodisce gelosamente: canta poco, per non affaticarla; si ritaglia il repertorio a misura delle sue possibilità, per non sforzarla; per dirla tutta, la sua è una carriera prevalentemente discografica. Per questo ha scelto di vivere a Zurigo; canta quasi esclusivamente nel piccolo teatro cittadino dove conta tanti fedeli ammiratori, si tiene lontana da impegni di palcoscenico, ai quali preferisce il più comodo e più accomodabile recital. E fin qui tutto bene. Ciò che della Bartoli, invece, non ci è mai piaciuto è quella sua vena anti italiana che emerge in molte interviste, ma che serve, forse, a mascherare una delle principali ragioni della sua assenza dall’Italia: l'esosità dei suoi cachet.