Così Mario Soldati elogiava il Grifone

Nelle conversazioni che occupavano tanti pomeriggi, con Mario Soldati oltre che parlare di episodi e di avvenimenti della mia attività professionale, trovavano spazio anche i commenti sportivi, in particolare il calcio. Lui era tifoso della Juve, io del Genoa. Mi chiedeva quando avevo cominciato a tifare rossoblu. Forse per affinità con il Cagliari?
Rispondevo che tutto aveva avuto inizio nel 1964, quando trasferito a Genova facevo servizio nel Nucleo Radiomobile che aveva la sua sede in via Moresco, poco distante dallo stadio di Marassi.
Così, compatibilmente con le esigenze di servizio, la domenica pomeriggio non lasciavo mai di assistere ad una partita del Genoa ed a seguirlo sempre nella sua attività.
Rimanevo colpito in particolare dalla passione del suo pubblico, un pubblico che trascinava la squadra con il suo entusiasmo, con il suo calore, standogli vicino qualunque rosse il risultato che si aveva sul campo.
Rimanevo affascinato dalle coreografie che gli stessi preparavano ad ogni incontro importante, ma forse anche meno. Per il pubblico del Genoa non vi erano partite buone o cattive, erano sempre vicino alla squadra, incitandola dall’inizio alla fine. Erano pomeriggi indimenticabili, quelli che trascorrevo assistendo ad ogni incontro del Genoa. Mario Soldati mi rispondeva che anche il pubblico della Juve è caloroso, al che io ribattevo mai come quello del Genoa. Un pubblico che ero solito dire merita delle grandi sofddisfazioni dalla sua squadra, ed in quei momenti si analizzava il comportamento degli stessi, che in alcune occasioni non rispondevano a quanto avrebbe potuto dare, anche se loro asserivano di avere dato tutto ciò che era necessario per conseguire la vittoria.
In tante circostanze a cui io ho assistito, il pubblico genoano non è stato ripagato per quanto meritava, ma pazienza. Anch’io avevo una scusante per gli stessi, e così le persone che assistevano erano solite dire «andrà meglio la prossima domenica». Senza dimostrare acredine o rancore perché non avevano ottenuto la vittoria, asserendo che la stessa sarebbe arrivata nel futuro prossimo.
Presentandosi sempre con le bandiere rossoblu, con gli striscioni di incorraggiamento e con i «cori» che dall’inizio alla fine accompagnano la prestazione della squadra. È stato sempre bello, vivere questa passione del tifoso del «Genoa».
Ho fatto presente in quei pomeriggi, a Mario, che anch’io tante volte mi sono unito al pubblico nelle trasferte in particolare quelle degli spareggi, con l’aiutare a stendere gli striscioni del club cui facevo parte, e seguire la partita con apprensione con timore: sensazioni che svanivano al fischio di chiusura quando si lasciava lo stadio con la vittoria del Genoa. Era ed è molto bello fare parte del pubblico del «Genoa». Mario era solito dire che tutto ciò faceva parte del carattere del ligure, carattere che vive in maniera intensa i sentimenti e quelli per la propria squadra non sono da meno.
È una coreografia anche quella dei commenti espressi in dialetto con l’accento prettamente ligure, dove si da spazio in maniera semplice naturale senza che gli stessi si atteggino a «tecnici» a quello che è stato in campo il gioco espresso dalla squadra e dai calciatori che la compongono. Non ho sentito mai parole di cattiveria nei confronti dei giocatori, sì a volte qualche commento salace, ma niente più.
Certo è un pubblico che meriterebbe tante e tante soddisfazioni, a volte magari chiede alla squadra di avere più impegno e più attenzioni alle fasi di gioco, per non trovarsi in difficoltà, ed a volte non ottenere il risultato positivo, però se questo non avviene il tifoso ligure ha sempre una parola di attenuante nei confronti degli stessi.
Con Soldati conversando di queste caratteristiche dei tifosi diceva che quella della Juve sono stati sempre abituati bene, per suo dire devono i giocatori essere sempre i primi. Naturalmente rispondevo che questo non potevo dirlo per il Genova, cui bisognava stare vicino anche nei momenti di difficoltà ed aiutarlo sempre a riprendersi.
A riprendersi per dare al suo pubblico quello che lo stesso merita.
Merita di essere segnalato alla fine di ogni incontro come il «migliore in campo», senza nulla togliere ai giocatori che hanno fatto la partita, perché la stessa tante e tante volte in tutti questi anni che ho assistito alle stesse è stato il pubblico a vincere, ad abbattere l’avversario. Non voglio ricordare episodi, nomi e fatti perché sarebbe troppo lungo elencare questi, ho voluto soltanto ricordare e dare merito al pubblico del Genoa quanto gli compete, e definirlo «il migliore in campo».
*maresciallo dei carabinieri