Così Maroni vuol zittire Saviano

Domani sera interverrà a "Vieni via con me". Contatti preventivi anti-imboscata: il timore che la partecipazione in tv possa essere strumentalizzata. Il ministro dell'Interno ha già diversi spazi in Rai ma tiene alla vetrina di Fazio che registra ascolti record al Nord

Roma Dopo quel che è successo, con l’antefatto che si è consumato e risolto lasciando però aperta una ferita nell’orgoglio degli autori, la questione dell’elenco che leggerà Maroni non è un dettaglio indifferente. Elenco di che genere? Preceduto e seguito da cosa? Con Saviano spettatore o attore? E Fazio che dirà introducendo Maroni? E Maroni potrà rispondere o solo leggere il suo foglio? Ci sono state diverse telefonate «ispettive» da entrambe le parti nelle scorse ore. «La struttura di Maroni sta chiedendo a che ora è previsto l’intervento del ministro e altre informazioni sulla scaletta» rivela una fonte ministeriale.
Nessuna intromissione, solo una legittima richiesta di delucidazioni per capire in quale cornice verrà collocata l’apparizione del colonnello leghista. Nel clima da amici ritrovati che si è creato dopo l’ok alla presenza di Maroni non si può commettere l’imprudenza di fidarsi ciecamente, e infatti la task force è già all’opera. Non si nasconde infatti, nella Lega, il timore di un qualche trucchetto per controbilanciare l’elenco maroniano, «magari con l’uso delle foto, perché ricordiamoci che stiamo parlando di maestri di comunicazione televisiva» dice un leghista di un certo peso. Ovviamente non si parla né si teme una imboscata, perché sarebbe un altro autogol dopo quelli già marcati da Fazio, Saviano e Mazzetti nella propria porta, con la gestione maldestra della polemica Lega-mafia.
Ma è chiaro che, con l’attesa che si è creata, i tre minuti di rito spettanti al politico invitato (o saranno di più? Altra incognita...) saranno la fase finale, e determinante, della partita per ora vinta in modo clamoroso da Maroni. L’elenco? La vulgata che circola è che Maroni leggerà i nomi dei boss più pericolosi arrestati nei due anni e mezzo di cura leghista al Viminale. Ma basta un elenco del genere per controbattere all’accostamento, infamante per i leghisti (Bossi è il primo ad essere infuriato), tra Lega nord e affari sporchi al Nord? Evidentemente no. E questa è un’evidenza che Maroni ha ben presente davanti a sé, e su cui sta lavorando in vista di domani sera.
Ecco allora spuntare l’altra ipotesi, anche questa accreditata. E cioè che Maroni non parlerà solo da ministro degli Interni ma anche, essendo stata accusata la Lega, da fondatore leghista. Quindi prende corpo l’idea che l’elenco non potrà essere una fredda enumerazione di successi nella lotta al crimine, ma anche un racconto dei «valori» che hanno ispirato la linea intransigente di Maroni (le cui quotazioni istituzionali sono alte come mai in questi giorni). Valori «padani»? Valori tout court, non direttamente ascrivibili alla Lega nord (perché in fondo Maroni va da Fazio come ministro, non come esponente leghista) ma certo riconducibili al «pragmatismo e all’onestà padana», al principio dei «fatti e non chiacchiere» che al Viminale si è tradotto nei risultati che sappiamo. Il Sole 24Ore ieri ha ipotizzato un elenco di valori della Padania leghista («decentramento dei ministeri, federalismo, autonomia impositiva dei Comuni etc...») ma un intervento del genere sarebbe visto come uno spot di partito, e alimenterebbe polemiche negative sulla Lega. Meglio di no, dunque. Se nella lista maroniana comparirà il federalismo, sarà per controbattere alla nuova accusa di Saviano, secondo cui le cosche guardano alla riforma voluta dalla Lega come una opportunità. Un’altra infamità intollerabile per Maroni e Bossi.
Nel frattempo il ministro dell’Interno ha massimizzato il caso Raitre, ottenendo spazi in diversi programmi Rai (oggi sarà dalla Annunziata e poi probabilmente a Domenica in, mentre martedì a Ballarò), ma la fermezza sulla presenza a Vieni via con me ha un’altra ragione oltre al diritto di replica. Come si evince dai dati Auditel elaborati da Studio Frasi, il programma anti-leghista di Saviano e Fazio è seguito soprattutto al Nord, in Padania insomma. Il distacco rispetto al competitor di Mediaset, il Grande fratello, va da un minimo del 10% fino al 34% di share tra Veneto, Piemonte, Lombardia e Liguria, mentre il reality di Canale 5 vince di molto in Campania, Calabria, Sicilia e Puglia. La Lega non può permettersi di essere accusata, senza replica, davanti a milioni di padani...