«Così Mautone truccava gli appalti»

Gian Marco Chiocci

Massimo Malpica

L’uomo che l’allora ministro Antonio Di Pietro portò al dicastero delle Infrastrutture appena seppe (non si è ancora capito da chi) delle «prime avvisaglie» dell’inchiesta, occupa gran parte dell’ordinanza su «Magna Napoli». Anche perché, Mario Mautone, ex provveditore alle opere pubbliche di Campania e Molise, promosso dirigente a Roma da Tonino che gli affidò, tra le polemiche, anche una commissione sugli appalti stradali, è lui stesso destinatario di misura restrittiva.
Al provveditore la Procura partenopea contesta infatti di essersi completamente appiattito, al punto di stravolgere persino sue precedenti decisioni, ai desiderata dell’imprenditore Alfredo Romeo, il deus ex machina del sistema criminale costruito per accaparrare più appalti possibili, «sistema» che coinvolgeva parlamentari, assessori, consiglieri, dirigenti, funzionari, magistrati, esponenti delle forze dell’ordine e appunto il Provveditorato.
In un’indagine parallela a quella su Romeo, avviata dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere, gli inquirenti si imbattono presto in Mautone, continuamente compulsato dallo scaltro costruttore e dal fidato assessore Nugnes, entrambi decisi a influire sulla «problematica dell’elenco dei prezzi da predisporre per le diverse voci riportate nel capitolato di gara». Mautone diventa dunque l’uomo giusto per l’adeguamento, secondo la volontà di Romeo, delle tariffe da applicare sull’appalto Global Service. Tutto ciò peraltro accade – osserva il gip – quando il Mautone non è più a Napoli, bensì a Roma, al ministero di Antonio Di Pietro. Mautone si attiva «nonostante in quel periodo già avesse dimesso la sua funzione in quello specifico settore e nonostante fosse già stato nominato il successore che, ovviamente, sarà totalmente bypassato mediante la sottoscrizione di un parere che ormai Mautone non aveva più titolo per sottoscrivere e che sarà posto alla base delle decisioni del Rup per il global service delle strade cittadine». Per questa «opera meritoria», a tempo debito Romeo ringrazierà esplicitamente Mautone «senza lesinare, nella solita ottica di scambio, per la prestazione ricevuta, un bell’incarico all’architetto amico, longa manus del Mautone».
Romeo punta molto su quest’uomo perché – osserva la Dia - «l’idea di applicare le tariffe del ’90, ribassate del 5%, lo fa infervorare» in quanto scarsamente remunerative per l’aggiudicatario, ovvero lui stesso. Qualcuno pensa ad aggirare l’ostacolo facendo ricorso a un documento alternativo, nel quale si accantonavano le basse tariffe del ’90 per seguire quelle di un «proprio» elenco-prezzi elaborato autonomamente dal Comune. A un certo punto la «Banda Romeo» pressa Mautone affinché individui una via d’uscita ad un «parere» sottoscritto dallo stesso Mautone nel luglio del 2007. Inizialmente il provveditore cade dalle nuvole. Non capisce: «Ma scusa – dice a Nugnes - nella lettera sono stato chiaro. Ho scritto che ti applico la tariffa ’90 eccetera eccetera». Quando capisce che l’interlocutore vuole perseguire obiettivi diametralmente opposti, Mautone si adegua, senza troppe esitazioni: «Ah... allora mi chiami e me lo dici, io non sto più a Napoli, non sono più provveditore a Napoli ma tengo la direzione generale». Nugnes: «Io te la mando come direttore ai lavori pubblici». M: «Mi avverti che mi mandi questa cosa in modo che io eh... ti rispondo. Ma dimmi in che termini ti devo rispondere. Fammi prima il quesito, che può darsi che dal quesito esca prima qualcosa, poi ci sentiamo e poi ti rispondo». Tutto a tavolino. I sodali si danno da fare. Partono pareri e contropareri, la burocrazia si mette in moto e contestualmente fioccano le telefonate nelle quali Mautone sollecita assunzioni e favori vari a Romeo. Anche il geometra-collaboratore di Mautone, inizialmente perplesso, si adegua presto «provvedendo a individuare una soluzione che consenta di mantenere inalterato il valore dell’appalto (330 milioni di euro) giustificando, al contempo, le maggiorazioni dei prezzi (sollecitate da Romeo, ndr) in ragione della durata novennale dell’appalto».
Anziché rallegrarsi del fatto che i prezzi debbono essere ridotti, l’assessore Nugnes manifesta con Mautone un certo disappunto, «concordando così strategie operative finalizzate a far sì che possa redigersi un parere quanto più vicino alle indicazioni contenute in quel documento, seppur esse, in alcune voci, siano superiori addirittura al 200% rispetto alle tariffe regionali del 2007». Dopodiché è tutto un togliere di qua, prendere di là, limare sui cubetti di porfido, sui cordoni, sulla pavimentazione alla romana, eccetera. Si cercano giustificazioni per determinati prezzi che, secondo la legge, dovrebbero tendere al ribasso e invece schizzano alle stelle. Alla fine, Mautone e i suoi collaboratori predispongono una bozza che sottopongono all’assessore Nugnes («allora, io ho parlato là... va bene come abbiamo fatto. Va buò gli diamo l’importo... poi chiamo l’architetto Russo e gli faccio firmare tutto»). Il 16 novembre 2007, chiosa la Procura, il Provveditorato alle opere pubbliche di Campania e Molise «licenzia il tanto agognato parere che non può che essere rispondente alle indicazioni fornite dall’assessore Nugnes e dal Romeo». Dalla viva voce dei protagonisti arrivano i sentiti ringraziamenti dell’imprenditore e dell’assessore. Ergo, «non è un caso che il Mautone, con un proprio autorevole parere abbia sostanzialmente “ratificato” i prezzi calcolati, che saranno utilizzati come criterio-guida nella valutazione delle offerte per l’aggiudicazione dell’appalto, nonostante si tratti di prezzi del tutto “fuori mercato”, se non addirittura ripetitivi e superiori financo al tariffario più oneroso del 2007». Per questo «rapporto corruttivo continuativo» con Romeo, l’ex provveditore – secondo la procura - verrà ricompensato con l’assunzione di manodopera segnalata dallo stesso Mautone e nelle agevolazioni concesse ad amici o comunque persone direttamente riconducibili al suo bacino clientelare interessati all’acquisto di appartamenti gestiti dalla Romeo Immobiliare. Un favore tira l’altro, tanto poi c’è chi paga il conto.