Così la medaglia d’oro Ferraro ora vive nel paradiso del ricordo

C'è un'immagine, nella mia mente, che si sovrappone al brutto spettacolo scaturito dalla negata sepoltura di Luigi Ferraro nel Pantheon del cimitero di Staglieno, da parte dell'Amministrazione comunale di Genova. Un'immagine che allevia lo stupore e l'incredulità stessa per una scelta tanto bislacca assunta da un'istituzione che rappresenta tutti i cittadini genovesi: il volto di Luigi che, da lassù, sorride; buono, ironico, comprensivo come sempre.
Medaglia d'oro al valor militare, «inventore» della subacquea e dei sommozzatori dei pompieri, dei carabinieri, della guardia di finanza, del genio militare; ha creato la prima scuola sportiva subacquea e la prima società sportiva subacquea italiane; ha progettato attrezzature militari e tecnico sportive subacquee di fama internazionale; ha creato un'impresa leader mondiale, sempre nel settore subacqueo; a rischio della propria vita, salvò molti uomini e gli stessi stabilimenti Marzotto di Valdagno quando i tedeschi in fuga volevano distruggerli; tra i padri fondatori, come è stato scritto, della strategia e della logistica per la conquista del sesto continente, Luigi ottenne solo il 2 dicembre 2000 i gradi di capitano di fregata: un riconoscimento che… «intoppi» burocratici gli avevano prima negato; nominato cittadino onorario dal sindaco Adriano Sansa.
Un uomo buono, una persona per bene che ha sempre amato il suo Paese, la sua città, il suo lavoro: un galantuomo di cui andar fieri. Questo e molto altro è stato Luigi Ferraro le cui spoglie sono state accolte dal cimitero di Trieste, accanto a quelle della moglie.
Ecco perché la decisione di negare la sua sepoltura nel Pantheon del cimitero di Staglieno sorprende ed amareggia.
Sono nati comitati spontanei, molti cittadini genovesi, politici e media hanno stigmatizzato l'ineffabile scelta: ma, almeno sino ad ora, non ci sono stati segnali di ravvedimento. E, dunque, neanche una via o una piazza gli verranno dedicate: il silenzio e la cancellazione della storia e della memoria di un uomo, questo deve avvenire. Ed è avvilente che ciò succeda in un Paese che ha cercato, voluto la riconciliazione e sta tentando di superare le barriere ideologiche del passato, di guardare al futuro con lo spirito saldo e forte di una nazione che vuole andare avanti e progredire, vivendo con solidarietà il presente ed investendo con solidarietà sul proprio futuro.
Ma in questi giorni è avvenuta persino una cosa più spiacevole: quando sono state contrapposte la sorte e la storia di Carlo Giuliani alla storia ed alla sorte di Luigi Ferraro. Perché non è umano, non è morale, non è giusto fare macelleria ideologica sulla vita e sulla morte di due uomini.
Ognuno, in realtà, viene al mondo con la sua originalità e la sua unicità: e nel mondo in cui vive deve rappresentare e far vivere la propria natura.
Quando Edgar Lee Masters scrisse l'Antologia di Spoon River, dette la possibilità ad ogni defunto di parlare con sincerità della sua vita proprio perché i morti non hanno nulla da temere nell'esprimere le proprie verità. Ecco, ci vorrebbe una nuova Antologia di Spoon River attualizzata per consentire a questi due uomini, da morti, di poter parlare sinceramente della propria vita e delle proprie idee. Solo allora tutti noi abbasseremmo il capo, capiremmo, sapremmo interpretare la loro e la nostra sfida del vivere.
Ho conosciuto bene Luigi Ferraro. Gli sono stato amico e l'ho stimato immensamente. E desidero che la sua memoria viva: lui ne ha il diritto e noi ne abbiamo il dovere.
Non credo che sia bene cancellare una memoria.
Per fortuna, come ha scritto Jean Paul: «Il ricordo è l'unico paradiso dal quale non possiamo venir cacciati».