«Così metterò a posto la sanità distrutta da Marrazzo»

RomaDopo 40 anni di esperienza universitaria e ospedaliera, Severino Antinori, ginecologo e pioniere della fecondazione assistita che ha consentito a centinaia di migliaia di genitori di procreare, lancia una nuova sfida per il diritto alla salute. «Ora sono coordinatore del Movimento civico per la salute (www.listasanitalazio.moogo.com) - dice - e presenteremo il 19 dicembre all’Hilton di Roma il programma di una sanità che rimuova lo sfacelo prodotto da Marrazzo».
Professor Antinori, dopo l’aggressione al premier qual è la sua opinione sulla situazione italiana?
«È il risultato del clima che Repubblica ha creato additandolo come immorale e mafioso. Concetti ribaditi da Italia dei Valori e da Rosy Bindi. Bersani e Franceschini, che sono corresponsabili, hanno versato lacrime di coccodrillo».
Perché vuole riprovare nel Lazio dopo l’esperienza del 2000?
«Il 50% del deficit sanitario italiano è del Lazio, Marrazzo ha sfasciato tutto. Nella Regione solo il 45% dei 3.800 infartuati è assistito con le cure necessarie entro i primi 90 minuti. Il restante 55% è a rischio grave di non poter seguire le procedure di angioplastica d’urgenza».
Che soluzioni ha in mente?
«Direttori e amministratori devono avere comprovata esperienza sanitaria. Uno dei pregi di Berlusconi è di non aver mai voluto mettere dito nella sanità che per la sinistra, invece, è un pascolo vergognoso. Come è accaduto in Puglia».
Gli scandali baresi che hanno riguardato la giunta Vendola però vengono usati come una clava contro il premier.
«Ipocrisia. Per i benpensanti di sinistra il comportamento degli amministratori pugliesi è normale pur essendo basato sulla prostituzione che ha tolto fondi ai malati, come ha dimostrato la magistratura. Il premier non ha commesso reati e ha espresso una normale virilità. Anch’io ho delle critiche da muovergli, una di queste è l’aver approvato, con Rutelli, la legge 40».
Cosa non funziona quando il centrosinistra gestisce la sanità?
«La prima colpa è da addebitare alla riforma Bindi: le aziende sono rimborsate non in base alla qualità delle prestazioni ma in relazione al numero. Nelle Regioni amministrate dalla sinistra, in particolare, c’è un esercito di cavallette che guardano alla sanità come riserva di caccia».
Come si strutturerà il vostro movimento?
«Candideremo alla presidenza l’ex medico sociale della Roma, Ernesto Alicicco. Sarò coordinatore e non candidato. Vogliamo migliorare i servizi: dal potenziamento della rete ambulatoriale al ripiano del deficit passando per l’allontanamento del personale coinvolto in ruberie».
È un altro movimento...
«Non siamo né grillini da avanspettacolo né l’Italia dei Valori che ha candidato e candida persone impresentabili. Siamo un movimento spontaneo fatto di persone che non accettano liste di attesa lunghe un anno e mezzo e degenti buttati nei corridoi».
Quali obiettivi avete?
«Vogliamo tagliare le unghie a chi vuol mangiare sulla sanità. Ad esempio al S. Camillo di Roma non si aumentano le strutture per l’emergenza cardiovascolare, dove già c’è un centro di eccellenza, ma si spendono milioni per un reparto finalizzato al cambiamento di sesso. Mi viene da pensare che questo fosse l’obiettivo di Marrazzo...».
Sono possibili apparentamenti con il Pdl?
«Non sottovalutiamo nessuno purché ci garantisca che la sanità venga amministrata da competenti».
Cosa pensa della pillola abortiva RU486?
«È devastante: mette la paziente a rischio di morte solo perché le case farmaceutiche spingono per l’approvazione. Spero che il ministro intervenga. La sinistra loda l’indipendenza dell’Aifa che l’ha reintrodotta. Si ricordi che un tempo si chiamava Cuf ed era presieduta da Duilio Poggiolini».
Cosa fa in questi giorni?
«Scrivo un libro, L’Italia e l’ipocrisia. Mi ispiro a Christiaan Barnard: “Noi medici possiamo fare molto con i bisturi ma possiamo far qualcosa di più interessandoci ai problemi socio sanitari”. E invece questo è il Paese dei finti giustizialisti che creano un partito-azienda e degli oncologi che diventano star mediatiche».