«Così mi hanno insegnato a non aver paura di volare»

Il nostro cronista ha seguito il corso organizzato dalla Lufthansa. Una delle allieve: ora sono tranquilla, tanto mica mi obbligano a salire a bordo...

Claudio De Carli

nostro inviato a Malpensa

Paura di volare? No, assolutamente no... Anzi sì, e anche tanta. E se il comandante decide di suicidarsi? O le ali si staccano, che poi è peggio ancora? Eccoci al seminario Volare Rilassati, ideato dalla Lufthansa, organizzazione molto Deutsch, orari che spaccano il secondo, break per un salto al ristorante Malpensa e un altro per la visita alla toilette, per il resto è una full immersion dalle 9 del mattino alle 20 di sera, scortati dalla psicologa dottoressa Laura Del Fabro-Guntsch, nome ruvido, carattere dolcissimo che tradisce le sue origini sudamericane. Corso di due giorni, cinque partecipanti con un solo maschio, rigorosamente accompagnato dalla moglie: «In effetti io sono venuta per lui, non ho affatto paura di volare. Ma credo di capirlo, tutto è iniziato il giorno che un fulmine ha colpito il suo aereo e a bordo è scoppiato il finimondo. A quel punto farlo salire nuovamente su un aereo è diventata un’impresa. Mi suda freddo e gli viene la tachicardia, poverino». Gli obiettivi sono dichiarati, vincere la paura di volare passando da quattro punti fondamentali: evitare l’insorgere dell’ansia, prendere coscienza agendo subito, combattere attivamente e trasferire il successo finale ad altre situazioni pericolose. Il tutto partendo da un enunciato che non fa una grinza: gli aerei sono fatti per volare. Se ci si aspetta dai tedeschi la fantasia si rischia di fare notte: «Respiriamo profondamente - chiede la dottoressa Del Fabro-Guntsch -, in modo tranquillo e regolare. Inspiriamo dal naso ed espiriamo il doppio del tempo attraverso la bocca». La tecnica di rilassamento è fondamentale perché fra i partecipanti l’ansia è subentrata il giorno stesso che si sono iscritti al seminario e la sola vista dell’aeroporto li ha stesi.
Intanto le motivazioni: perché siete qui? D’accordo, la paura di staccarsi da terra è restare in quota qualche ora a circa 10mila metri, ma cosa c’è nascosto dietro? Laura sbarella subito tutta la sua ansia, anche quando l’atterraggio è praticamente concluso, lei rimane rigida come un lampione: «E se l’aereo mentre è in frenata si ribalta?». Ammette di averlo visto solo nei cartoon, ma non fa differenza, lei lo ha visto. Ci è voluta tutta la pazienza di Tobias Brock, comandante di volo, per darle una spiegazione plausibile, e non è stato facile. Il comandante Tobias, fra le mani un modellino Lufthansa, faceva perfino broom broom con la bocca mentre simulava l’aereo in volo. E pensare che Laura è qui perché è il marito che ha paura. Fra scariche di adrenalina, il sangue che pulsa e il cuore che batte forte forte, il seminario scivola via che è una bellezza. Per la totalità dei presenti è la mancanza di controllo della situazione la causa scatenante della loro paura: «Non mi va sapere che niente dipende da me - confessa Giovanna -, succede qualunque cosa e io non posso farci niente».
Il comandante spiega tutto, i rumori, i flaps che vanno su e giù come tapparelle, la turbolenza, l’oceano che nelle trasvolate ghiaccia il sangue, i braccioli di seggiolini fatti a pezzi durante decolli e atterraggi. «Qui tutto è moltiplicato per due - rivela il comandante -, qualunque sistema ha un suo gemello, impossibile che entrambi vadano contemporaneamente in avaria. A bordo tutto è doppio».
Tranne la vita, aggiunge Stefania. Alle 19 visita alla cabina di pilotaggio: tutto questo vi acquieta? «Perlomeno sappiamo di che morte si deve morire - confessa Monica -. Ma sì, mi sento più presente, comunque meglio». Oggi comunque si vola, Malpensa-Monaco-Malpensa, il test finale: «Sono tranquilla perché tanto sull’aereo non ci salgo, e chi mi obbliga?». Quattro su cinque giurano che non metteranno piede sulla scaletta. Non è facile, comunque oggi si dovrebbe volare.