Così Moggi sfruttava per sé la sua amicizia col ministro

Nuove intercettazioni con Pisanu: facendo il suo nome l’ex dg juventino otteneva per fini personali da funzionari del Viminale uomini e mezzi della Digos

Massimo Malpica

nostri inviati a Napoli

Le polemiche sulle intercettazioni dei ministri Pisanu e Siniscalco inserite nel fascicolo della procura di Napoli su Luciano Moggi e la Gea continuano a divampare, ma già trapelano nuove indiscrezioni su altre conversazioni fra il responsabile del Viminale e il direttore generale della Juventus. Fra i colloqui captati dai pm partenopei sul telefonino dell’indagato eccellente di Calciopoli, ce n’è uno che punta a evidenziare come Moggi abbia sfruttato al massimo l’antica e personale conoscenza del ministro Pisanu per perseguire - così scrivono i carabinieri - le arbitrarie finalità della sua associazione per delinquere.
Come? Facendosi mettere a disposizione da funzionari del Viminale, per ragioni personali, uomini e mezzi dalla Digos di Torino e Roma; riuscendo a risolvere, praticamente in tempo reale, ogni questione riferibile alla sicurezza della squadra juventina e di suoi conoscenti; chiedendo, d’accordo con Carraro, un aiuto al ministro in occasione delle elezioni federali. In una precedente informativa, non riferibile a Pisanu, si parla di un elenco di squadre di serie C sulle quali far pressione per guadagnare i voti dei rispettivi presidenti e riconfermare Carraro al vertice del calcio italiano. Nell’ipotesi investigativa Lucianone potrebbe aver sfruttato con i patron dei club di terza divisione la «luce riflessa» di quell’amicizia importante, per dare una mano al numero uno della Figc.
Altre conversazioni intercettate dai pm di Napoli metterebbero in risalto un interessamento del ministro a pubblicizzare al massimo le severe norme contro la violenza negli stadi volute dal Viminale, anche al di fuori della comunicazione istituzionale. Moggi si prodiga per «promuovere» le dichiarazioni dello stesso Pisanu durante Il processo di Biscardi su La 7. Un interesse legittimo del ministro, che il direttore generale bianconero recepisce al volo sfruttando - così scrivono i carabinieri - le conoscenze giuste che Moggi vantava all’interno del circuito mediatico. In una puntata il dirigente della Juve chiede al giornalista Lamberto Sposini, ospite fisso di Biscardi, di «fare casino» e di appoggiare le posizioni del ministro sul cosiddetto «decreto Ultras». Contestualmente Lucianone fa di più: si attiva con altri partecipanti alla trasmissione, tra i quali Franco Melli, invitandoli a sostenere la squalifica dei campi di gioco della Lazio e del Livorno. «Un interesse nell’interesse», affermano i magistrati: perché Moggi sa bene che la prossima partita della Juventus è in casa della Lazio. Un modo double face di risolvere i problemi eccedendo nello zelo.
La telefonata fra il Dg bianconero e il ministro dell’Interno aveva riguardato in precedenza gli strascichi di un’intervista che il responsabile del Viminale aveva rilasciato in seguito all’aggressione di alcuni poliziotti da parte di frange violente di tifosi. Dichiarazioni forti che - a detta degli inquirenti - Pisanu pensava di rilanciare in varie sedi, compresa la trasmissione televisiva più cara agli appassionati del football nostrano. Per fare ciò - si legge ancora nel rapporto giudiziario - Pisanu chiede a Moggi di fare lui delle dichiarazioni, e di farle fare ad altre personalità ed opinion maker del calcio. Al di là della ribadita assoluta mancanza di qualsivoglia risvolto penale nell’operato del ministro, lo scambio di idee fra Moggi e Pisanu viene sottolineato dagli investigatori per dimostrare quanto vasta sia la rete di Lucky Luciano e su quali appoggi il componente della Triade abbia contato.
Proprio alla violenza negli stadi e all’azione di Pisanu fa riferimento una curiosa dichiarazione di Paolo Cento dei Verdi che nell’esprimere solidarietà al ministro per la divulgazione delle intercettazioni, pone l’accento su uno degli elementi cardine dei riscontri investigativi ancora in atto: «L’errore più grande di Pisanu è stato quello di amplificare l’emergenza della violenza negli stadi con decreti speciali e repressivi, come se il male del calcio fossero i tifosi e le curve». Il tanto discusso capitolo «telefonate Moggi-Pisanu» rientra nel filone d’indagine dedicato - per dirla con i magistrati - al «condizionamento di talune trasmissioni televisive (come il Processo di Biscardi) o di singoli giornalisti o commentatori del servizio pubblico radiotelevisivo o di altre emittenti private» che avrebbero favorito «gli interessi del sodalizio o comunque di coloro che operano per esso, danneggiando chi invece ne ostacola la realizzazione».