Così Montanelli dipingeva i terroristi rossi

Anche oggi sono allegate gratuitamente, come inserto centrale, 4 copertine storiche (maggio - giugno 1975) del <em>Giornale</em> diretto da Indro Montanelli

Anche oggi sono allegate gratuitamente, come inserto centrale, 4 copertine storiche (maggio - giugno 1975) del Giornale diretto da Indro Montanelli.

Le azioni delle Brigate rosse proseguivano, in quell'agitato 1975, ma durava una censura opportunistica in forza della quale gli aggressori "rossi" non dovevano essere indicati come comunisti, e la matrice delle loro gesta doveva essere attribuita non a fanatismo ideologico ma a disegni complottardi di forze oscure della reazione in agguato.

L'Unità, che era l'organo ufficiale del Pci, così commentava: «Nel succedersi di atti delinquenziali e nell'impunità di cui continuano a godere organizzatori, finanziatori, esecutori e complici vediamo innanzitutto la conferma del punto di profondo marasma in cui l'organizzazione dello Stato è stata trascinata in trent'anni di potere democristiano ». Donde l'insinuazione: vuoi vedere che proprio la Dc, per il principio del cui prodest, sia all'origine di tutto questo?

Ai sospetti Montanelli risponde da par suo. «La strategia della tensione che oggi si attribuisce alla Dc come ieri si attribuiva alla destra ci fa semplicemente ridere. Sappiamo benissimo che la Dc, anche se della tensione può beneficiare, è incapace di provocarla. Smetta quindi la classe politica di fabbricare romanzi». Non ha smesso. E una sua cospicua parte campa ancor oggi, quando si occupa di storia della prima Repubblica, sulla leggenda di quelle trame.