«Così nascerà la nuova Forza Italia»

Adalberto Signore

da Roma

Vale la pena fare un passo indietro. A quando, poco prima dell’estate, Denis Verdini completò un tomo di oltre 150 pagine in cui metteva nero su bianco pregi e difetti di Forza Italia. Una radiografia - a tratti molto critica - che il Coordinamento nazionale azzurro consegnò nelle mani di Silvio Berlusconi prima dell’estate. A quasi sei mesi di distanza, sul dossier elaborato dal capo segreteria del Coordinamento nazionale e vistato da Sandro Bondi e Fabrizio Cicchitto si è iniziata a progettare la riorganizzazione del movimento. Con l’obiettivo principale di «conquistare» la periferia e chiudere una volta per tutte l’annosa querelle sul partito di plastica dando vita a una vasta ramificazione territoriale. Proposito ribadito da Bondi qualche settimana fa nelle sue «Proposte per la revisione dello Statuto» e di cui si parlerà a lungo tra venerdì e sabato in due convegni organizzati a Firenze dal Coordinamento azzurro della Toscana (presieduto da Verdini) e dalla fondazione Magna Carta. Poi la palla passerà alla Commissione Statuto, alla Commissione regolamento e, infine, al Comitato nazionale di Forza Italia.
Onorevole Verdini, viene quasi da pensare che vi vogliate riorganizzare seguendo le orme del vecchio Pci...
«Ci mancherebbe. Non è un caso che a Firenze si sia scelto di parlare prima del “Partito carismatico” - e interverranno anche esponenti del centrosinistra - e poi, il giorno successivo, di Forza Italia e del “nuovo modello di partito”. Lo dico perché abbiamo ben chiaro che il nostro è un partito leaderistico, al punto di volerne fare argomento di dibattito. È dal 1994 che ascoltiamo solo demagogia sul cesarismo in Forza Italia e poi, a guardare bene, scopriamo che quasi tutti i partiti hanno seguito le nostre tracce. Penso, per esempio, ad An, alla Lega o all’Udc. O, volendo guardare all’estero, a Tony Blair. La verità è che il nostro è un partito moderno, perché la società e cambiata».
E allora perché, proprio ora, tornare sul territorio?
«Perché anche se la gente non si dedica più come un tempo alla sezione o alla parrocchia, l’organizzazione sul territorio ha comunque una sua importanza. Ripeto, non è determinante, visto che ormai la maggior parte degli elettori ragiona in maniera schematica. Detto questo, una ramificazione seria serve in primo luogo a creare una classe dirigente valida. E Forza Italia ne avrebbe bisogno per diverse ragioni».
Per esempio?
«Basta pensare alle ultime elezioni. Non entro nel merito della questione brogli, ma chiedo: se avessimo avuto 60mila cani da guardia nelle 60mila sezioni di tutta Italia avremmo perso le elezioni di soli 24mila voti? Vuole che non si siano persi per strada per sbadataggine o superficialità 24mila voti su 60mila sezioni? Ecco, se avessimo avuto una struttura forte avremmo potuto equipaggiarci a dovere».
L’intenzione, dunque, è mantenere il carattere di partito leaderistico ma con una massiccia presenza sul territorio?
«Esattamente, dobbiamo coniugare i due fattori. Ma non possiamo prescindere da riferimenti stabili in periferia. Oggi Forza Italia non ha sezioni comunali in quasi cinquemila degli ottomila Comuni italiani. La sfida che ha lanciato Bondi con il tesseramento è quella di coprirli tutti. E si sta anche ragionando sull’eventualità di nominare dei funzionari di Forza Italia in ogni provincia, così da fare da cinghia di trasmissione tra la realtà locale e il partito. Il tutto, però, è in divenire perché ne dovremmo parlare e ci dovremmo confrontare».
In Forza Italia, però, si è registrato qualche malumore verso questa ipotesi di riorganizzazione...
«Credo che l’importante sia il confronto. Non a caso a Firenze sono stati invitati a intervenire tutti i coordinatori regionali e i componenti della Commissione che studia la revisione dello Statuto. Poi nelle Commissioni del partito e al Comitato nazionale si prenderanno le decisioni».
Quale sarà la tempistica di questa riorganizzazione?
«Entro gennaio la revisione dello Statuto e la chiusura del tesseramento. A marzo-aprile i congressi comunali che eleggeranno il coordinatore locale e i delegati per i congressi provinciali».
Nessuna sovrapposizione con i Circoli della libertà?
«Assolutamente. Il partito è sacrificio, continuità e dedizione; i Circoli sono figli della grande voglia di partecipazione anche di chi non è a suo agio nel partito. Sono qualcosa di più ampio, potenzialmente la fase propulsiva del partito unitario».