Così è nata la bufala del Vaticano "anti-governo"

I media attaccano Berlusconi tirando in ballo <em>L’Osservatore Romano</em>. Che smentisce tutto. Il direttore del giornale
della Santa Sede, Vian: &quot;I rapporti
tra Papa e Palazzo Chigi non
sono mai stati così buoni&quot; <br />

Si presume che se L’Osservatore Romano attacca il governo italiano, il direttore dell’Osservatore Romano almeno lo sappia. Negli ultimi due giorni sono stato in compagnia di Giovanni Maria Vian, da un anno alla guida del giornale vaticano, e vi posso garantire al 100 per cento che non lo sapeva.
L’altro pomeriggio l’incolpevole Vian ha dovuto fare cose turche per cercare di spiegarlo agli zucconi dei miei colleghi, incluso rispondere al telefonino mentre si trovava in chiesa, giuro. Il fatto che parlasse sottovoce e usasse l’auricolare non toglieva un che di sacrilego alla scena. Ma tant’è: doveva rendere servizio alla verità. Il Santissimo, pur assente dal ciborio della pieve romano-barbarica di San Giorgio di Valpolicella, avrà senz’altro chiuso un occhio. Il vescovo di Verona, invece presente, tutt’e due: manco se n’è accorto.
È stata un’esperienza istruttiva. Non che ignorassi come vanno le cose nei giornali. Però non m’era mai capitato di vedere in diretta che cosa accade quando il Papa decide di attaccare Berlusconi. Tranquilli: mica è vero. Ma ieri la stampa ha deciso che «doveva» essere vero. Così vero che il Corriere della Sera ha titolato su tutte le colonne di pagina 25, previo richiamo in prima: «Il Vaticano al governo: no all’intolleranza». A ruota le altre testate, nessuna esclusa. Per dare più consistenza al miracolo mediatico, il predetto Corriere s’è inventato che L’Osservatore è «espressione ufficiale della Santa Sede», facendo intendere che si trattasse di una protesta formale, un affare che guastava le relazioni diplomatiche fra i due Stati. Errore: semmai espressione ufficiosa. Di ufficiale, sull’Osservatore, c’è solo la rubrica Nostre informazioni che riporta udienze e nomine del Pontefice.
Ma è inutile star qui a sottilizzare: alle 16.43 in punto, ora che noi della giuria avevamo prescelto per consegnare il premio Masi Civiltà Veneta al direttore dell’Osservatore, l’Ansa aveva dettato la tabella di marcia con un lancio preceduto dai segni «++», che nella segnaletica redazionale equivalgono a un grido di battaglia, roba importante, urgente, indifferibile, gravissima: «Città del Vaticano, 26 set - L’Osservatore Romano critica oggi con parole severe il “giro di vite” adottato dal governo italiano sui ricongiungimenti degli immigrati e i richiedenti asilo, e allo stesso tempo attacca le politiche europee che prevedono “restrizioni, ostacoli e barriere” all’immigrazione, contenute nel piano che sarà all’esame del prossimo Vertice europeo di ottobre».
E lì il cellulare di Vian ha cominciato a friggere e non ha più smesso fino alle 20. Il direttore del giornale vaticano non riusciva a capire, e non certo perché si trovasse a 500 e rotti chilometri dal suo ufficio. È che si ricordava solo d’aver commissionato a don Vittorio Nozza, responsabile della Caritas italiana, un articolo sulle politiche che l’Europa sta adottando in materia di immigrazione.
Succede talvolta che anche il direttore dell’Osservatore sia fuori sede, la Santa Sede, insomma all’estero: giovedì a Bergamo per parlare di Giovanni XXIII; venerdì in Valpolicella per ritirare il premio; ieri mattina a Verona per un dibattito; ieri sera a Santa Giustina Bellunese per commemorare Giovanni Paolo I. Il contenuto dell’articolo di don Nozza gli era stato riferito per telefono dalla redazione e lui aveva dato l’assenso alla pubblicazione sulla base di questi sommari ragguagli. «Le pare possibile», mi ha sgranato gli occhi, «che se avessi voluto attaccare il governo italiano non mi sarei riletto quell’articolo parola per parola, virgola per virgola?». Tradotto: ma in che mondo vivete voi giornalisti? Vian, si sa, è un docente universitario di filologia patristica chiamato da Benedetto XVI a sacrificarsi in questo mestiere, diciamo pure mestieraccio. Poi l’affondo: «Il giorno che L’Osservatore deciderà di attaccare il governo italiano lo farà per la penna del suo direttore, non certo per interposta persona». Lineare. Ma va’ a spiegarlo ai fuochisti che spalano carbone nelle redazioni italiane.
Il guaio, per gli attizzatori di fuochi fatui, è che il direttore non s’è mai sognato di attaccare Berlusconi e i suoi ministri: «Il giornale che dirigo non ha titolo, né vuole averlo, per intervenire nella politica italiana. I rapporti istituzionali fra Italia e Santa Sede non sono mai stati così buoni, anzi eccellenti. Da Palazzo Chigi vengono continuamente gesti di attenzione molto apprezzati Oltretevere».
Lo sconcerto di Vian ieri mattina è aumentato dopo la lettura dei giornali: «Noto che il nostro articolo sull’immigrazione è stato strumentalizzato proprio da coloro che accusano continuamente la Chiesa di ingerenza nelle vicende politiche italiane, e specialmente quando il Papa e i vescovi difendono la vita dal concepimento alla morte naturale. Mai una volta che questi leader condannino il pugno di ferro con cui la Spagna tratta gli immigrati. Forse perché a Madrid vi è un governo di sinistra? La prossima volta dovrebbero comunque rammentare che, secondo il magistero pontificio, il dramma dell’immigrazione clandestina è intimamente connesso con la tragedia del calo demografico in Europa. Ma capisco che questo discorso è duro da digerire per i promotori di legislazioni che non favoriscono certo la natalità». Che intendesse riferirsi all’aborto?
Un cronista tende al direttore dell’Osservatore l’ultimo trappolone: «Che cosa pensa della decisione del Comune di Verona di vietare l’esposizione della bandiera della pace?». Antefatto: un assessore di An, partito che governa la città scaligera con Pdl e Lega, non ha dato il permesso di coprire il palazzo della Gran Guardia con un mega stendardo arcobaleno, come richiesto da una carovana missionaria della pace. Vian, che di strattoni alla giacca per oggi ne ha avuti abbastanza, detta lapidario: «La pace non ha bisogno di bandiere, perché deve stare in tutte le bandiere. La pace è troppo importante per diventare motivo di divisione. La pace, insegna il Papa, non è semplice pacifismo». Chiaro?
A questo punto il minimo che potessi fare era aspettare che i giornalisti sciamassero prima di presentargli Milo Manara, il più famoso disegnatore erotico italiano. I due non hanno nulla in comune. Però Vian ha osato pubblicare sulla prima pagina dell’Osservatore la copertina a colori uscita per i 60 anni di Tex Willer («peraltro molto apprezzata dal cardinale Raffaele Farina, archivista e bibliotecario di Santa Romana Chiesa») e Manara, fra una donnina e l’altra, ha eseguito i ritratti di San Gaspare Bertoni e di suor Vincenza Maria Poloni, fondatrice delle Sorelle della Misericordia, beatificata pochi giorni fa. Immagino i titoli che sarebbero usciti oggi se un fotografo avesse immortalato la stretta di mano: «Il Vaticano apre all’amore libero».
stefano.lorenzetto@ilgiornale.it