Cos’è il Natale? Una gara all’addobbo più scintillante

di Kurt Vonnegut

Se Fred Hackleman e il Natale avessero potuto evitarsi a vicenda, l’avrebbero fatto. Lui era scapolo, redattore in un giornale cittadino, un genio del mestiere, e io lavorai per lui come reporter per tre insopportabili anni. Per quanto potevo capirne, lui e lo Spirito del Natale erano compatibili quanto un gatto selvatico e la Audobon Society, l’associazione per la tutela degli uccelli. E lui era come un gatto selvatico sotto molti punti di vista. Era un uomo solitario, solo in apparenza compiaciuto, pigro ma svelto con le zampette acuminate della sua autorità e del suo humour.
Aveva passato la quarantina quando lavoravo per lui, e sembrava aver perso il rispetto non solo per il Natale ma per il governo, il lavoro, il patriottismo, e quasi ogni altra istituzione importante che vi possa venire in mente. I soli ideali che gli sentii mai nominare erano idee chiare, buona dizione, e rapidità nel riferire su carta la stupidità del genere umano.
Ricordo solamente un Natale in cui sprigionò, seppur debolmente, qualcosa di simile alla gioia e alla buona volontà. Ma fu solo un caso. Il 25 dicembre era avvenuta un’evasione dal carcere.
Ricordo un altro Natale in cui tormentò una giovane redattrice perché in un pezzo aveva scritto che un uomo era «passato oltre» dopo essere stato colpito da un treno merci.
«Si è forse alzato, si è tolto la polvere di dosso ed è passato oltre, a fare quello che doveva fare prima del piccolo malinteso con la locomotiva?», Hackleman voleva sapere.
«No». La ragazza si morse il labbro. «È morto, e...».
«Perché non l’hai detto subito? È morto. Dopo che la locomotiva, i 58 piccoli vagoni carichi di merci e il vagone di coda l’hanno travolto, è morto. Questo lo possiamo dire ai nostri lettori senza timore di contraddirci. Giornalismo di prima classe: è morto. È andato in cielo? È passato oltre fin là?».
«N-non lo so».
«Be’, la tua storia dice che lo sappiamo. Il reporter ha forse detto che avevamo informazioni precise sul fatto che il morto è ora in cielo o è diretto in cielo? Hai verificato presso il pastore del defunto per vedere se l’uomo aveva qualche chance di entrare?».
La ragazza scoppiò in lacrime. «Spero di sì!», disse furiosa. «Ho provato a dire che speravo di sì, e non me ne pento!». Se ne andò soffiandosi il naso, e si fermò sulla porta per lanciare a Hackleman un’occhiataccia. «Perché è Natale!» urlò, per poi lasciare per sempre il mondo dei giornali.
«Natale?» disse Hackleman. Sembrava perplesso, e si guardò intorno, nella stanza, come sperando che qualcuno gli traducesse la strana parola. «Natale». Andò a guardare il calendario sulla parete, e scorse un dito lungo i giorni finché non arrivò al 25. «Oh... è quello con i numeri in rosso. Ah!».
Ma il periodo natalizio che ricordo meglio è l’ultimo che passai con Hackleman: quello in cui venne commesso il grande reato, il furto che Hackleman definì con godimento il crimine più infame nella storia della città.
Sarà stato intorno al primo dicembre quando gli sentii dire, mentre scorreva la posta del mattino: «Oddio, ma quanta gloria può avere un uomo nel breve spazio di una vita?».
Mi chiamò alla sua scrivania. «Non è giusto che tutti gli onori che inondano quotidianamente questi uffici siano spartiti dalla sola dirigenza» disse. «È a voi, zombie redazionali, che appartengono gli onori».
«È molto gentile a dirlo» dissi a disagio.
«Perciò, al posto dell’anticipo che ti sei abbondantemente meritato, ti nomino mio assistente».
«Assistente caporedattore della cronaca locale?».
«Di più. Ragazzo mio, ti nomino assistente al direttore della comunicazione della Gara Natalizia Annuale di Illuminazione in Esterni. Scommetto che pensavi che ignorassi la qualità e l’abnegazione del tuo lavoro al giornale, vero?». Mi strinse la mano. «Be’, ecco la risposta. Congratulazioni».
«Grazie. Cosa devo fare?».
«Il motivo per cui i direttori muoiono giovani è che non sanno delegare l’autorità» disse Hackleman. «Questa mossa mi allungherà la vita di vent’anni perché ti delego, con queste parole, la mia completa autorità come direttore della comunicazione, appena concessami dalla Camera di Commercio. Hai la tua occasione, la porta è spalancata. Se la tua comunicazione farà sì che questa diventi la più grande e migliore Gara Natalizia Annuale di Illuminazione in Esterni di sempre, non ci saranno limiti alle vette che potrai raggiungere nel mondo del giornalismo. Chi ti dice che non sarai il prossimo direttore della comunicazione della Settimana Nazionale dell’Uvetta?».
«Temo di non avere molta dimestichezza con questa forma d’arte» dissi.
«C’è poco da dire» disse Hackleman. «I concorrenti appendono luci elettriche colorate alla facciata delle loro case, e l’uomo che ha la bolletta della luce più alta vince. Insomma, il Natale».