Così nel mondo vengono puniti i clandestini

I governi di Parigi, Berlino e Atene sanzionano anche con la detenzione. Spagna e Stati Uniti hanno eretto delle barriere con dissuasori e uomini armati

In Germania chi è senza permesso di soggiorno rischia da uno a tre anni di carcere, con il massimo della pena che scatta in caso di recidiva. In Francia per i sans papiers è prevista l’espulsione immediata o successiva al carcere, perché anche lì chi ha violato le leggi di ingresso ha davanti la prospettiva della prigione fino a un anno. E anche in quei Paesi dove l’immigrazione clandestina non è formalmente un reato, le misure introdotte per frenare i flussi di ingressi illegali sono diventate sempre più rigide. Spagna e Stati Uniti, per esempio, sono stati costretti a erigere dei veri e propri muri per fermare questa marea umana in entrata attraverso le frontiere nazionali. Al confine col Messico, tra Tijuana e San Diego, una lamiera metallica alta dai due ai quattro metri fa da barriera agli immigrati. Luci sparate, sensori elettronici, veicoli ed elicotteri armati a presidiare l’area. Stesso copione per la Spagna: reticolati fino a sei metri di altezza e dissuasori anti-persona per frenare i flussi dal Nordafrica.

È soprattutto per questo che le parole pronunciate ieri a Ginevra dalla canadese Louis Arbour, nel suo ultimo discorso in veste di Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, hanno provocato il risentimento del governo italiano e della Farnesina. Perché l’attacco frontale all’Italia, in un’occasione istituzionale di quel tipo, quel riferimento diretto al nostro Paese come esempio negativo, sono sembrati all’esecutivo sopra le righe. La Arbour ha puntato il dito contro «le politiche repressive e gli atteggiamenti xenofobi e intolleranti contro l’immigrazione irregolare e minoranze indesiderate», ma invece che citare i due Paesi che ad oggi adottano le misure più rigide, contemplando la detenzione in caso di clandestinità, la rappresentante Onu ha pensato di scegliere a miglior esempio «la recente decisione del governo italiano di rendere reato l’immigrazione», tra l’altro mentre il provvedimento non è ancora stato varato dal Parlamento e senza considerare che la questione - solo a guardare i numeri del 2007 - è per il nostro Paese un’emergenza più che per altri: solo dal Nordafrica lo scorso anno sono arrivati in Italia, via mare, ventimila immigrati. Gli stessi che oggi, se arrivano dalle «carrette» diretti verso la Spagna, trovano mezzi e uomini di Madrid pronti a fare di tutto per impedire il loro sbarco. Perché oggi per entrare in Spagna servono documenti validi, prova di mezzi di sostentamento per la durata del soggiorno e prova dello scopo e delle condizioni del soggiorno. Pena l’espulsione immediata. Una mano così dura, quella di Zapatero, da aver prodotto una riduzione del 70 per cento dei flussi verso le Canarie.
Gli esempi di inasprimento delle misure anti-clandestini e di politiche per affrontare «la questione rom» in Europa e oltreoceano si sprecano. Solo lo scorso anno in Germania la regolamentazione dell’immigrazione si è indurita: chi intende fare domanda per ottenere il passaporto tedesco deve seguire speciali «corsi di cittadinanza». Gli immigrati dovranno poi sottoporsi a test di lingua tedesca per effettuare infine un regolare esame con relativo attestato. Sulla stessa scia anche la politica del premier britannico Gordon Brown, che scoraggia i lavoratori non qualificati, con un sistema a punti basato su età, livello di istruzione, situazione finanziaria e conoscenza della lingua inglese. Anche la Francia di Nicolas Sarkozy ha optato per l’immigrazione «scelta»: entra solo chi ha competenze specifiche, i ricongiungimenti avvengono solo se si ha un lavoro e scompare la regolarizzazione automatica dopo dieci anni. Chi non dispone di documenti in regola viene allontanato con le buone o con le cattive. Eppure, nonostante il Paese abbia inasprito le già dure norme sulla clandestinità, nessuna voce si è alzata dai rappresentanti del Palazzo di Vetro.

D’altra parte la «linea dura» sta per passare anche in sede di Parlamento europeo, con la concreta possibilità che i periodi di detenzione nei centri di permanenza si allunghino fino a 18 mesi. E gli espulsi non potranno rientrare prima di cinque anni. Intanto nella dimenticata Cina è stato innalzato un altro muro, al confine con la Corea del Nord. Perché anche l’immigrazione clandestina è un fenomeno globale. E ogni governo lo tratta con le proprie armi.