Così nonno Ferguson tormenta Mourinho

Chissà se Mourinho, dopo i fasti senesi, si è alzato di buon mattino e si è messo davanti al televisore per vedere il vecchio (ma anche futuro) nemico Alex Ferguson battere gli ecuadoriani dell’Ldu Quito e appendersi al petto la spilletta di campioni del mondo. Chissà se anche ieri mattina per carpirne i segreti ha inondato di appunti i suoi leggendari taccuini. Ma al di là di moduli, schemi e quant’altro il buon Mou abbia potuto annotare, la forza del «nonno» del calcio britannico - compirà 67 anni il prossimo 31 dicembre - va ricercata nella stanza dei bottoni del Manchester United, che poi è lo spogliatoio dell’Old Trafford.
È proprio lì - tra vestiti firmati, gel e contratti a 6 zeri - che dal lontano 1986 «Sir Ferguson» si trasforma in «nonno Alex». Prima secondo padre, poi allenatore. L’anno scorso, in occasione del Natale, il vulcanico Rio Ferdinand si fece dare 6mila euro da ogni compagno di squadra per organizzare una festicciola riservata ai soli calciatori e a 100 bellissime ragazze rastrellate per tutta l’Inghilterra. Nonno Alex fece finta di niente e si rintanò in un semplice «mi raccomando». Ci scappò persino un’accusa di stupro per il giovane difensore Jonny Neves, che all’epoca aveva solo 19 anni. Qualcun altro, forse, gli avrebbe chiuso la porta in faccia. Nonno Alex, invece, ha saputo raddrizzare il giovane, gli ha regalato 40 minuti durante la finale di ieri e presto gli sottoporrà un contratto fino al 2013 da 1,5 milioni di euro all’anno.
Perchè Ferguson è più di un allenatore. È un fenomeno incomprensibile in Italia, dove la figura del tecnico-manager sarebbe fatalmente fagocitata dalla tendenza a divorare allenatori su allenatori. La mattina Alex si alza, si guarda allo specchio e si chiede «chi vuoi per il tuo Manchester?». Ecco allora spiegati i quasi 20 milioni di euro spesi per Carlitos Tevez nell’estate del 2006 e i 37 milioni sborsati per il bulgaro Berbatov lo scorso agosto. E nessuno storca il naso se a bloccare il trasferimento di Cristiano Ronaldo a Madrid sia stato proprio lui.
Ma nonno Ferguson è anche quello delle tante scommesse vinte puntando sui giovani: i brasiliani Anderson e Rafael sono gli ultimi due esempi. Il primo classe 1988, è dalla scorsa stagione titolare inamovibile del centrocampo dello United: in Italia, tra le tre grandi Inter, Juve e Milan, il titolare più giovane è il bianconero Sissoko, classe ’85. Il secondo, soltanto 18enne, sta pian piano rosicchiando il posto sulla fascia destra a Wesley Brown. Tevez, Rooney e Ronaldo, poi, insieme fanno 70 anni: capitale garantito per le prossime 5 stagioni a dir poco. Sotto sotto, il segreto del baronetto di Glasgow è proprio questo: uno spogliatoio cementato sotto la sua protettiva ma mai ingombrante ala.
Quest’anno, ha anche inventato il «Secret Santa». In pratica, ogni calciatore estrae il nome di un compagno di squadra e si impegna a fargli un regalo, spendendo al massimo cinque sterline, senza che quest’ultimo sappia da chi arriva il pacchetto. È questo la maniera che ha scelto per far crescere i suoi diavoli rossi. Ci riesce da 22 stagioni. E forse è proprio da lui che Mourinho deve partire se a febbraio vuole evitare brutte sorprese.