«Così Padre Fedele mi seviziava»

Nino Materi

Da uomo di Chiesa e di Lettere è abituato a padroneggiare il latino e sa bene, quindi, che tertium non datur. Sono solo due, infatti, le ipotesi possibili: o padre Fedele è un diavolo o è davvero - come dice lui - «vittima di un complotto». La Procura di Cosenza mostra però di non avere dubbi, come confermano i «boatos» provenienti ieri dai corridoi di Questura e Palazzo di giusizia. Stralci di interrogatori anticipati dall’agenzia Adnkronos che - se confermati - lascerebbero alla difesa di padre Fedele Bisceglia pochi margini di manovra. «Violenze, ricatti, filmini usati per ridurre al silenzio la vittima, pillole per stordirla, lacci emostatici per legarla, foto». È davvero una sceneggiatura da film pulp quello che emerge dall'ordinanza di custodia cautelare che ha portato in carcere il francescano Fedele Bisceglia, finito in manette insieme al suo più stretto assistente. L'atto d'accusa è stato sottoscritto da una religiosa che per anni ha frequentato l’istituto fondato da padre Fedele. «Una pazza che si è inventata tutto», l'ha definita il monaco-tifoso ultrà, nonché «redentore» della pornostar Luana Borgia. Ritratti bozzettistici spazzati via dalla drammaticità del quadro accusatorio, avvalorato da due importanti esami disposti dagli inquirenti: una perizia psicologica (da cui è risultato che «la suora che ha denunciato le sevizie non soffre di turbe mentali») e una consulenza ginecologica (che ha accertato sulla donna «evidenti tracce di violenza carnale»). Ma a spingere i magistrati a ordinare l'arresto di padre Fedele e del suo factotum sono stati i riscontri ai numerosi elementi delle indagini: una lunga serie di intercettazioni, l'analisi dei tabulati telefonici e il materiale trovato nel corso della perquisizione all’«Oasi francescana», diretta da padre Fedele. Il 19 gennaio, gli investigatori avevano sollecitato la Procura ad accelerare i tempi, dal momento che il religioso era venuto a conoscenza dell’inchiesta che era stata aperta su di lui. Tant'è, che era pronto a fare i bagagli, a lasciare Cosenza, probabilmente a trasferirsi all'estero. Non ne ha avuto il tempo. E ora dovrà rispondere a moltissime domande. A padre Fedele si attribuiscono comportamenti borderline. Dopo la violenza, il ricatto: «Silenzio, altrimenti mi rivolgerò a un boss che sistemerà te e i tuoi familiari». «La suora viene trascinata nella stanza del frate, che la picchia. Sul palcoscenico entra in scena per la prima volta il suo assistente, insieme ad una terza persona». La suora viene «drogata con una pillola che la stordisce e la scena immortalata da una videocamera e una macchina fotografata». In un’altra occasione la religiosa è trascinata nella stanza di padre Fedele: «Bendata e legata per i polsi al letto»; poi entra uno sconosciuto che «la violenta sotto gli occhi del francescano»: l’uomo esce e stavolta è padre Fedele «ad abusare della donna»; una volta finito, il frate le confessa che per quella prestazione il «misterioso sconosciuto ha pagato 160mila euro».
«Non ho mai violentato nessuno e questa storia dei 160mila euro è la dimostrazione che l’intera storia non sta in piedi», si difende padre Fedele. A credergli ci sono solo gli ultrà del Cosenza che, fuori dal carcere, sventolano uno strisciore: «Padre Fedele, sei tutti noi!».